Gennaio-Febbraio-2015
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2015 8 te, fanatismi e radicalismi anti-islamici dal momento che gli atti dei criminali non sono mai associabili alle religioni. Le prime vitti- me sono proprio i musulmani che si vedono tirati in ballo da contesti ed eventi tragici in cui la religione islamica è estranea; gli stessi integralisti sono quasi sempre isolati dal resto della ummah , della comunità. I re- ligiosi vivono la religione, i criminali la usa- no per la vanagloria e il potere personale. Gli episodi di Parigi rappresentano un se- gno evidente della decadenza dei tempi presenti, dove secondo un altro insegna- mento del Profeta, la maggior parte del mondo - anche della ummah islamica - sarà nell’ignoranza. Al di là della solidarietà con le vittime dei diversi attentati e della presa di distan- za da ogni abuso della denominazione isla- mica, il punto principale su cui insistere re- sta quello dell’educazione. Vi è una neces- sità educativa per tutti, che siano musulma- ni, laici o di altre religioni: quella di una educazione che permetta di ripartire da quei valori universali invocati anche dal mondo laico; come credenti possiamo rico- noscere tali valori universali nella natura originaria dell’uomo e della donna creati «secondo la forma del Misericordioso». Per recuperare questa natura originaria, il «non ti arrabbiare» del Profeta rappresenta il pri- mo passo: quello che i maestri Zen avrebbe- ro definito il «vuotare la propria tazza» per fare posto alla purezza di un insegnamento veramente spirituale. Abbiamo apprezzato l’espressione di pa- pa Francesco, quando ha ricordato che «ve- rità e bellezza sono insite in ogni autentica espressione religiosa». La speranza che con- dividiamo è che nel parlare dell’Islam si possa ripartire da questa verità e questa bellezza che sono tra i «novantanove più bei Nomi di Allah», per ritrovare uno slancio a «gareggiare nelle opere buone» a cui il Sacro Corano esorta i credenti di tutte le religioni: «Se Dio avesse voluto, avrebbe fatto di voi una sola comunità, ma così non fece, per provarvi con quel che vi ha dona- to. Gareggiate dunque nelle buone opere, voi tutti ritornerete a Lui e allora Egli vi in- formerà sulla ragione delle vostre differen- ze» (Corano, V, 48). Qualcuno ci chiede se il rifiuto per lo sti- le di vita occidentale stia aumentando an- che nelle periferie delle città italiane; di- pende se il rifiuto di uno stile di vita è fatto con intelligenza o per stupidità, con consa- pevolezza o per ignoranza e verso quale di- rezione si sta orientando la vita. In Occi- dente, dobbiamo ricordarci che non c’è nessuna costrizione o omologazione con un particolare stile di vita o mentalità. Ogni persona intelligente ha ancora la facoltà di sviluppare e approfondire ambiti e livelli di ricerca spirituale, intellettuale e sociale di infinite possibilità, senza conformarsi ad un modello di cultura dominante e neppure se- guire l’altra moda dell’anticonformista o dell’emarginato e incompreso. Dalla sana interpretazione di questa libertà e respon- sabilità cresce una società ricca di culture dinamiche e autentiche e trovano ascolto i veri saggi e non i ciarlatani. La ghettizza- zione o il vittimismo o l’eversione non sono mai soluzioni utili e costruttive. L’integralismo fa vittime in ogni settore della società, non risparmia donne, fami- glie, anziani, bambini, saggi, non rispetta le fedi, le menti, le culture. Una delle matrici più perverse è anche il maschilismo che è estraneo alla dottrina islamica e alla dottri- na di qualsiasi altra religione ma storica- mente c’è sempre qualche individuo che pretende sopprimere o subordinare un’altra persona, di un altro genere o di un’altra fe- de o di un’altra idea pretendendo di rap- presentare in modo esclusivo e superiore ciò che appartiene in realtà solo a Dio che è ben superiore ma nella qualità della Miseri- cordia, dell’Amore e della Pace. L’integralismo ha le sue radici nella con- fusione tra ignoranza e arroganza. L’antido- to è la conoscenza e la cooperazione, trami- te il rispetto e il dialogo e tramite la risco- perta di antichi valori universali della natura e della funzione dell’uomo nel mondo. Il ruolo degli educatori in questo momento è estremamente complesso e delicato: si trat- ta infatti di garantire un’educazione interreli- giosa che non sia un’educazione confessionale o catechistica delle diverse religioni, né uno svilimento di queste a semplice fatto sociolo- gico o geopolitico o antropologico. L’educazione interreligiosa ha come sco-
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