Novembre-Dicembre 2019

R ingrazio per avermi invitato a parte- cipare a questo Convegno. Oggi è una giornata molto sentita da parte di tutti, ma è una giornata alla quale il nostro Paese è arrivato dopo anni e anni di silenzio ed in- sipienza nei confronti di quello che era un fenomeno molto grave. Già nelle pagine dei giornali degli anni ’70 e ’80 si parlava poco del femminicidio in quanto tale, ma si ascriveva soltanto una condotta criminale legata all’omicidio tra- scurando i retro discorsi rispetto al movente del delitto. La cronaca ci ha insegnato che esiste un linguaggio che purtroppo non è quello perti- nente alla realtà, ora è sempre meno, però prima nei titoli dei giornali c’era scritto che una persona presa da un raptus aveva ucci- so. Non esiste il raptus a livello giudiziario, criminologico e psicologico. Ci sono, invece, dei «reati spia» come diceva anche il Magi- strato De Gioia che iniziano a presentarsi già in tenera età, come per esempio la crudele e immotivata uccisione di un gatto può essere una spia della pericolosità sociale di quella persona in età adulta, come è stato per Luca Bianchini, lo stupratore seriale nei garage. In letteratura il problema della violenza inframuraria è stata abbondantemente trat- tato, ma non più di tanto pubblicizzato. C’è un romanzo di Pier Paolo Pasolini che rac- conta la storia di Petrolio, ingegnere visto dall’esterno come una persona di assoluta rispettabilità, invece all’interno delle mura domestiche metteva in atto le forme tre- mende di violenza. In un altro libro « Le parole per dirlo » di una scrittrice francese di Marie Cardinal, la protagonista esprime tutta la propria diffi- coltà nel denunciare i fatti di cui era stata vittima in giovane età e somatizza il tutto con un abbondante emorragia che non rie- sce ad arrestare. In questo romanzo emerge quello che ha detto il giudice De Gioia per quanto riguarda la vittimizzazione seconda- ria, in cui il tribunale peggiore che giudica non è quello penale, ma è quello familiare e sociale. Anche attraverso la comunicazione di massa, nei social a volte viene snaturato il concetto di violenza e di omicidio delle don- ne, questo atteggiamento si manifestava, in altre forme, ad esempio già negli anni ’70, come dimostra uno studio della scuola socio- logica di Chicago sulle cosiddette sacche di arretratezza sociale. Questa parte della so- cietà all’epoca non aveva voce, ma riusciva ad esprimere la parte peggiore del proprio pensiero o pregiudizio solo su murales o con forme di tatuaggi tribali particolari. Per fermare il femminicidio è importante ripartire dalla creazione di una base cultura- le, che oggi manca nel nostro Paese. Come si è arrivati nel nostro Paese e anche negli altri Paesi alla condanna del femminicidio? Attraverso un lungo percorso culturale, ri- cordiamo che l’articolo del codice penale, che punisce l’omicidio, recita testualmente « chiunque cagiona la morte di un uomo », quindi non parla di donne, perché veniamo da una retro cultura in cui la società era ba- sata esclusivamente su figure maschili, poi successivamente è stato chiarito anche que- sto aspetto, per uomo si deve leggere esse- re umano , categoria cui appartengono con eguale diritto donne e uomini. Oggi il percorso che deve portarci ad una rivoluzione di tipo culturale è quello di fare molta attenzione al linguaggio, ripartire da una differente stesura dei libri di testo ma anche degli articoli dei giornali, degli interventi in radio e in televisione ecc… È necessario che si costruiscano e si condivi- dano linee guida anche lessicali alla parità di genere. Vi ringrazio UN LESSICO CORRETTO E CONDIVISO Emilio Orlando, giornalista di cronaca nera e giudiziaria V LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2019

RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=