11-12 Novembre-Dicembre 2025

31 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2025 un insegnamento efficace e contestualizzato. Dall’altro, crescono le pressioni per standardizzare i processi educativi, misurare i risultati attraverso test nazionali, rendicontare ogni aspetto dell’attività didattica. Il problema non è la valutazione in sé, che è parte essenziale del processo educativo, ma il tipo di valutazione e l’uso che se ne fa. Una valutazione formativa, qualitativa, attenta ai processi oltre che ai risultati, può essere uno strumento prezioso per migliorare l’insegnamento. Una valutazione esclusivamente quantitativa, standardizzata e usata in modo punitivo o classificatorio diventa invece un ostacolo all’apprendimento autentico. Serve trovare un equilibrio tra il riconoscimento della professionalità docente e la legittima esigenza di trasparenza e responsabilità pubblica. Questo equilibrio non può essere imposto dall’alto, ma deve essere negoziato attraverso il coinvolgimento attivo della comunità professionale degli insegnanti nella definizione dei criteri e degli strumenti di valutazione. L’autonomia professionale non significa assenza di responsabilità, ma richiede forme di valutazione che rispettino la complessità del lavoro educativo. Intelligenza artificiale: opportunità e pericoli L’irruzione dell’intelligenza artificiale generativa, in particolare di strumenti come ChatGPT, ha posto la scuola di fronte a una sfida senza precedenti. Questi strumenti offrono potenzialità straordinarie: possono fornire spiegazioni personalizzate, generare esercizi adattivi, assistere nella scrittura, tradurre istantaneamente, creare materiali didattici. Allo stesso tempo, sollevano questioni fondamentali sull’autenticità dell’apprendimento e sull’autonomia intellettuale degli studenti. Il primo problema è pratico: come distinguere un lavoro prodotto autonomamente dallo studente da uno generato o pesantemente assistito dall’IA? Le forme tradizionali di valutazione basate su compiti scritti da svolgere a casa sono diventate improvvisamente problematiche. Questo costringe a ripensare non solo le modalità di valutazione, ma anche gli obiettivi segnamento, la cultura individualista rimane dominante nella pratica quotidiana delle scuole. Molti docenti continuano a lavorare isolati nella propria classe, con scambi limitati con i colleghi e poche occasioni di progettazione condivisa. Questa frammentazione ha conseguenze negative a diversi livelli. Gli studenti vivono esperienze didattiche spesso frammentate e incoerenti, con metodologie e stili comunicativi che variano radicalmente da una disciplina all’altra senza una visione d’insieme. I docenti perdono l’opportunità di condividere buone pratiche, di confrontarsi su problemi comuni, di sostenersi reciprocamente nelle difficoltà. La scuola nel suo insieme fatica a sviluppare una identità pedagogica riconoscibile e a costruire una memoria istituzionale delle esperienze realizzate. Le cause di questa persistente cultura individualista sono molteplici. In parte derivano dalla tradizione storica dell’insegnamento come professione solitaria, dalla cosiddetta «libertà di insegnamento» talvolta interpretata come autoreferenzialità. In parte dipendono da fattori strutturali: la mancanza di tempi istituzionali dedicati alla progettazione condivisa, spazi fisici inadeguati per il lavoro di gruppo, assenza di incentivi per la collaborazione. Servirebbero invece strutture collaborative stabili: team di docenti che lavorano su classi parallele, gruppi di ricerca-azione su tematiche didattiche specifiche, comunità di pratica che si confrontano regolarmente. Il lavoro collaborativo non dovrebbe essere un’attività extra, ma la modalità ordinaria di organizzazione del lavoro scolastico. Questo richiede anche un cambio culturale nella formazione iniziale degli insegnanti, che dovrebbe includere competenze di lavoro in team e di gestione della collaborazione professionale. Autonomia professionale e accountability Il rapporto tra autonomia didattica degli insegnanti e richieste di rendicontazione rappresenta uno dei nodi più delicati e conflittuali del sistema scolastico contemporaneo. Da un lato, l’autonomia professionale dei docenti è riconosciuta come condizione essenziale per

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