11-12 Novembre-Dicembre 2025

30 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2025 cognitivi della scuola, ma ne rappresenta la condizione di possibilità. Tempo per la formazione Uno dei paradossi più evidenti del sistema scolastico attuale è la mancanza di tempo per la formazione continua dei docenti, nonostante il riconoscimento unanime della sua importanza. Il carico di lavoro burocratico è cresciuto esponenzialmente negli ultimi decenni: registri elettronici, piattaforme digitali, documentazione di progetti, rendicontazioni, compilazione di griglie e rubriche, partecipazione a riunioni sempre più frequenti. Questa proliferazione di adempimenti amministrativi sottrae tempo prezioso alla preparazione delle lezioni, all’aggiornamento disciplinare e pedagogico, alla riflessione critica sulla propria pratica didattica. I docenti si trovano spesso a preparare le lezioni di corsa, senza il tempo necessario per studiare approcci innovativi, sperimentare nuove metodologie o semplicemente approfondire i contenuti disciplinari in evoluzione. La formazione continua, quando viene realizzata, rischia di essere vissuta come un ulteriore carico piuttosto che come un’opportunità di crescita professionale. Mancano spesso i tempi e gli spazi per metabolizzare quanto appreso in formazione, per sperimentarlo in classe, per riflettere sui risultati e condividere le esperienze con i colleghi. La formazione efficace non può essere episodica, ma dovrebbe essere integrata in modo strutturale nel tempo di lavoro dei docenti. Serve un ripensamento radicale del carico burocratico, distinguendo tra adempimenti realmente necessari e documentazioni ridondanti. Serve inoltre che una parte significativa del tempo di lavoro contrattuale dei docenti sia dedicata esplicitamente alla formazione, alla ricerca didattica e all’auto-aggiornamento, riconoscendo che un insegnante che non studia non può insegnare agli studenti l’amore per la conoscenza. Lavoro collaborativo Nonostante le dichiarazioni di principio sulla necessità di un approccio collegiale all’inpotrebbero facilitare la gestione dell’eterogeneità. La personalizzazione non può essere delegata alla buona volontà individuale, ma richiede investimenti strutturali in termini di riduzione del numero di studenti per classe, disponibilità di risorse professionali di supporto e tempi adeguati alla progettazione. Competenze relazionali ed emotive Il disagio psicologico tra gli studenti è aumentato in modo preoccupante negli ultimi anni, con manifestazioni che vanno dall’ansia da prestazione ai disturbi alimentari, dall’isolamento sociale all’autolesionismo. La scuola si trova in prima linea nell’intercettare questi segnali, eppure i docenti sono spesso impreparati ad affrontare queste situazioni delicatissime. La formazione iniziale degli insegnanti ha tradizionalmente privilegiato gli aspetti disciplinari e didattici, trascurando le competenze relazionali, psicologiche ed emotive. I docenti si trovano quindi a dover gestire situazioni complesse senza avere gli strumenti adeguati: come riconoscere i segnali di un disagio grave? Come comunicare con uno studente in difficoltà senza invadere sfere che richiederebbero competenze specialistiche? Come costruire un clima di classe inclusivo ed emotivamente sicuro? L’educazione socio-emotiva non può essere considerata un’aggiunta opzionale al curricolo, ma dovrebbe costituire una dimensione trasversale dell’esperienza scolastica. Questo richiede che i docenti stessi sviluppino competenze di intelligenza emotiva, comunicazione empatica e gestione dei conflitti. Servono inoltre reti di supporto efficienti che connettano la scuola con servizi psicologici territoriali, ma in molte realtà questi servizi sono insufficienti o sovraccarichi. Il rischio è duplice: da un lato, docenti oberati che sviluppano forme di burnout compassionale per l’impossibilità di rispondere adeguatamente ai bisogni emotivi degli studenti; dall’altro, studenti che non ricevono il supporto necessario, con conseguenze potenzialmente gravi sul loro percorso di vita. La questione del benessere psicologico non può più essere considerata marginale rispetto agli obiettivi

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