11-12 Novembre-Dicembre 2025

19 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2025 lità poste in essere dalle nuove tecnologie (comprese quelle digitali), che devono certamente essere abitate e valorizzate, con discernimento e prudenza; • da anni si riscontra la crescente fragilità del legame sociale, tipico di una «società liquida» in cui l’individualismo e l’isolamento delle persone rischia di rendere fragile il senso di comunità, che solo un investimento serio in educazione e cultura può ricomporre. Come ha ricordato il prof. Zamagni, una società giusta non nasce da automatismi economici o tecnologici, ma da processi educativi capaci di rigenerare il pensiero, la responsabilità e la cura del bene comune. 3. Per una «Nuova Paideia»: l’educazione come motore della società Alla domanda «Quale società vogliamo?» il nostro Tavolo ha dato una risposta articolata, che è orientata ad agire per costruire una società umana, solidale, pensante e giusta, nella quale l’educazione sia riconosciuta come il cuore del progetto sociale, come emerge dagli ultimi Rapporti UNESCO sull’educazione, dal Rapporto Delors («Nell’educazione un tesoro») fino al più recente rapporto del 2021 che ci esorta a re-immaginare i nostri futuri insieme, mettendo al centro un patto sociale condiviso sull’educazione. In questa prospettiva, la riflessione sulla Nuova Paideia, che è stata condivisa dai partecipanti al Tavolo, è diventata punto di riferimento essenziale. Essa indica la necessità di superare l’attuale paradigma utilitarista e tecnocratico, che misura tutto in termini di efficienza, e di riscoprire invece una visione integrale della persona, capace di unire sapere e sapienza, competenza e virtù. Importante in tal senso anche l’esortazione di Zamagni a ripensare l’idea di una «scuola delle competenze», intese come skill operative di tipo utilitario, per orientarsi verso una scuola centrata sull’educazione della persona in cui le competenze assumano il volto sempre antico e sempre nuovo delle virtù, come messo in luce dai contributi di Porcarelli, che riprende in tal senso la lezione di Tommaso d’Aquino e si inerisce in un dibattito molto vivace (soprattutto nel mondo suggestioni di tipo teorico elaborate a partire dai contributi dei proff. Zamagni e Porcarelli. 2. Abitare le sfide della società contemporanea La domanda «Quale società vogliamo?» ci ha condotti anzitutto a leggere la realtà, individuando alcune delle principali contraddizioni del nostro tempo, a partire dal punto di osservazione che è proprio di insegnanti e dirigenti scolastici. È emerso un quadro nel quale la crisi di senso e l’eccessiva fiducia nella tecnologia rischiano di ridurre l’uomo a strumento, anziché fine dell’agire sociale ed economico, a cui la scuola può cercare di porre rimedio, ma potrebbe – paradossalmente – giocare il ruolo opposto, enfatizzando a sua volta gli aspetti di tipo utilitaristico dello studio e della cultura. Il lavoro del Tavolo ha messo in evidenza in evidenza alcuni nodi problematici che riassumiamo qui in modo schematico: • la necessità di superare il transumanesimo e di riaffermare una visione pienamente umana e relazionale della persona, recuperando in questo la lezione di Gesualdo Nosengo, che – sulla scorta del pensiero di Tommaso d’Aquino – esorta gli insegnanti a mettere al centro dell’attenzione educativa e didattica la persona umana, intesa nella sua pienezza ontologica e con la straordinaria dignità che la caratterizza; • la tensione tra uguaglianza formale e disuguaglianza reale, richiede un rinnovato impegno per la giustizia sociale, contribuendo a creare una cultura della solidarietà che può mettere le sue prime radici proprio grazie al lavoro degli insegnanti, attraverso le pratiche quotidiane della vita della comunità scolastica (centrate sui valori di solidarietà, inclusione e sostenibilità); • la progressiva perdita di partecipazione democratica e il diffondersi di atteggiamenti di disincanto e sfiducia, che si colgono in alcune tendenze in atto nel mondo adulto, ma che potrebbero trovare le loro origini in una difficoltà che vivono anche i giovani, in un contesto generale di crisi di senso; • la tentazione di una innovazione senza etica, a fronte delle grandissime potenzia-

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