11-12 Novembre-Dicembre 2025

11 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2025 Vi ringrazio per l’invito e sono davvero onorato che mi abbiate affidato il compito di introdurre questo importante Congresso. Il mio intervento si colloca in piena sintonia con quello di chi mi ha preceduto. Il mio contributo – ed il ruolo dell’INVALSI, in generale – parte da un’analisi rigorosa dei dati disponibili, che ci consentono di andare al di là dei luoghi comuni. Un primo esempio può essere l’opinione ricorrente per cui il nostro Paese investe poco in istruzione. L’Italia investe una significativa percentuale del proprio PIL in istruzione e scuola, mentre è relativamente bassa la quantità di investimenti da parte delle imprese private: in Italia contribuiscono per lo 0,1% del PIL, mentre la media OCSE è dello 0,4-0,5 %. È vero che altri Paesi hanno un sistema di formazione professionale più significativo del nostro, però resta interessante il dato sullo scarso contributo dei privati all’educazione e istruzione. Un’altra variabile significativa da prendere in considerazione è quella della struttura demografica del nostro Paese: se in una famiglia i figli sono 10 e in un’altra sono 2 ed entrambe spendessero la stessa cifra (in assoluto), in realtà l’investimento pro-capite sarebbe molto differente. Paradossalmente il calo demografico (evento in sé non positivo per la buona salute di una società) ha un effetto indirettamente positivo sulla quota di investimenti in istruzione e scuola. La stessa considerazione sociale della professione dell’insegnante è ben diversa da quanto avveniva trent’anni fa, quando la popolazione con alta istruzione non era la maggioranza, di questo si è occupata la provocatoria relazione di chi mi ha preceduto e probabilmente il tema sarà presente anche nel vostro Congresso. Stando ai dati che abbiamo raccolto la dispersione scolastica è sensibilmente in calo, ma il dato va letto anche considerando il più alto numero di studenti che oggi vengono scolarizzati. Ricordiamo che circa 25 anni fa il tasso di abbandono scolastico era molto alto (attorno al 26%), ma in questo momento gli studenti che hanno difficoltà a seguire sono quelli più dotati e – potenzialmente – più bravi… il che signiLE PRIORITÀ FUTURE DELLA SCUOLA ITALIANA UN’IPOTESI DI LETTURA Roberto Ricci, Presidente INVALSI Dell’intervento del dott. Roberto Ricci, presidente dell’INVALSI, riportiamo una breve sintesi, rimandando alla lettura del suo Power Point per una dettagliata conoscenza e comprensione.

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