Novembre-Dicembre-2014
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2014 10 farSi diSCepoli e diVentare maeStri Luciano Corradini, Presidente emerito UCIIM N ei 70 anni dalla fondazione del- l’UCIIM il presidente emerito Luciano Corradini ci ricorda la costante at- tualità del pensiero di Gesualdo Nosengo, suo fondatore. La situazione attuale è molto lontana da quella degli anni 40 , ma i pericoli che allora si vedevano, relativi ad una società consumistica e disorientata sul piano dei va- lori, sono ancora tutti presenti. Sicché si oscilla ora fra tentazioni di neointegrismo minoritario e tentazioni di rinuncia a svol- gere un ruolo di presenza e di animazione nella scuola e nella società complicata di oggi: un oggi che, per la verità, continua a preoccupare da almeno quarant’anni, dai tempi del Concilio, anche se allora la dose di speranza e d’impegno a governare i gran- di processi del mondo in termini di coopera- zione e di pace era superiore a quella della nostra epoca, ricca di tecnologia e spaven- tata non più dalla guerra fredda fra paesi occidentali e paesi comunisti, ma minacce che provengono da una globalizzazione mal gestita, da rischi di catastrofi ecologiche, biologiche, geopolitiche, terroristiche. «È in pericolo, di fatto, il futuro del mondo, a meno che non vengano suscitati uomini più saggi », scrivevano i padri conci- liari nella Gaudium et spes , famosa costitu- zione pastorale del 1965 (15,d). nel capitolo successivo, il medesimo te- sto precisa il carattere di questa saggezza, dicendo che occorre «suscitare uomini e donne non tanto raffinati intellettualmente ma di forte personalità, come è richiesto fortemente dal nostro tempo» (gS, 31,b). Nosengo aveva anticipato d’istinto que- sta impostazione, scrivendo, nel citato Così come siamo , che «l’umanità ha bisogno più di uomini buoni che di uomini grandi». ma tutta la sua riflessione evangelica sul dialo- go educativo e sulla catechesi in ambito ec- clesiale è una sorta di anticipazione rispet- to ai testi conciliari. in particolare illumi- nante è la sollecitudine «civile» per le sorti dell’umanità e per il modo esclusivamente «educativo» con cui questa può perpetuarsi o disfarsi. Scriveva nosengo, nell’edizione del 1958 : «La civiltà, come l’amore, come l’arte, co- me il Regno di Dio sono interiori all’uomo . Se una generazione scomparisse trascu- rando di suscitare questa ricchezza inte- riore nella generazione successiva, que- sta, pur trovandosi a vivere in mezzo ad istituzioni politiche ottime, a consuetudi- ni morali buone, ai monumenti delle arti, delle lettere e della religione e ai ritro- vati del progresso scientifico, non ne comprenderebbe il valore, li trascurereb- be e magari li distruggerebbe e, in conse- guenza di questo, diventerebbe assai presto incivile e spiritualmente povera». il testo conciliare già citato riprende in questo modo il tema della staffetta fra le generazioni: « Legittimamente si può pensa- re che il futuro dell’umanità sia riposto nelle mani di coloro che sono capaci di tra- smettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di speranza» . in queste proposizio- ni non compare il termine educazione. ep- pure è di questa che si parla. mentre il verbo trasmettere utilizza, per definire l’educazione, una metafora più no- ta e più fisicamente controllabile (si tratta di inviare o trasferire qualcosa da un emit- tente ad un ricevente), il verbo suscitare evoca un processo più interiore e misterio- so, che emmanuel Mounier nel suo «Le Per- sonnalisme» chiariva in questo modo: com- pito dell’educazione è «non fare, ma su- scitare persone: per definizione una per- sona si suscita con un appello, e non si fabbrica con l’addestramento».
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