Educare crescendo...nella ricerca della verità

IN COLLABORAZIONE CON L’UNESU - CEI (UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ) EDUCARE CRESCENDO…. NELLA RICERCA DELLA VERITÀ È importante iniziare la nostra riflessione dal concetto di Umanesimo Il concetto di Umanesimo, storicamente situato nel periodo che intercorre fra la metà del Trecento e la fine del Quattrocento, attraversa tutti i secoli. Anche oggi, si discute di umanesimo, neoumanesimo, transumanismo e di post-umanesimo, ribadendone implicitamente l’importanza, che appare accresciuta dal momento storico che stiamo vivendo (marzo/aprile 2020). Siamo in tempo di pandemia, tempo difficile perché del tutto inatteso, sia per la gravità e la diffusività del nuovo virus Sars-CoV-2, sia per l’impotenza degli scienziati e per gli effetti di lunga durata sulla vita di ciascuno di noi: lontananza sociale, solitudine, dolore per le perdite dei nostri cari. Noi siamo uomini. Chi è l’uomo? Quali tratti di pensiero e di azione lo caratterizzano? Permettetemi un breve excursus storico, per riflettere sui modi di dire “uomo” attraverso i secoli. Fin dai tempi più antichi, infatti, l’uomo ha cercato di esprimersi e definirsi con parole che ancora oggi, grazie alla loro etimologia e alle trasformazioni diacroniche, ci aiutano a svelare che significato assumeva e assume l’essere uomini. Parole e realtà. Le ragioni di un percorso di analisi etimologica “Alla base della dottrina di Eraclito - che è stato chiamato il padre della grammatica e della logica – sta l’identità assoluta fra il ‘ logos’ pensato e parlato ( epos ) e quello reale ( ergon ), per un’analogia esistente fra il processo discorsivo del primo e il processo di divenire del secondo”. (G. Proverbio, Lingue classiche alla prova , Bologna, Pitagora, 1981, p. 57). Per Parmenide invece “che ammette l’unica esistenza dell’Ente, immutabile e immobile, le mutazioni e le diversità sono mere apparenze; le cose, che i mortali credono essere vere […] sono senza consistenza né realtà; […] I nomi, appartenenti ai mortali, sono un’apparenza spoglia di ogni obiettività; una convenzione e una menzogna”. (ibid, p.58). Anche Platone e Aristotele intervennero nel dibattito fra “naturalisti” e “convenzionalisti”: da Platone muove l’indirizzo psicologico, per il quale il pensiero o logos è per natura, mentre la costituzione meccanica delle parole è originata da convenzione. Al di là delle sue stesse implicazioni filosofiche o grammaticali, il dibattito è significativo perché ci fa riflettere sulla pregnanza delle parole e sul fatto che esse non sono mai neutre. Nella loro etimologia infatti nascondono storie complesse, scambi di culture, nozioni e concezioni invisibili a uno sguardo superficiale. Prendiamo, 59

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