Educare crescendo...nella ricerca della verità
IN COLLABORAZIONE CON L’UNESU - CEI (UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ) EDUCARE CRESCENDO…. NELLA RICERCA DELLA VERITÀ il discorso fin qui sviluppato può essere quella di laicità. La laicizzazione della scuola cattolica negli ultimi decenni l’ha condotta ad essere sempre più una realtà temporale (nella fedeltà al suo carisma educativo originario) e sempre meno una realtà religiosa (nel senso di appartenente a una congregazione). La laicizzazione dell’Irc si è svolta nella duplice direzione dell’ingresso di tanti insegnanti laici e nello sviluppo di una nuova identità disciplinare, sempre più fedele alla sede scolastica in cui si svolge l’insegnamento e sempre più attenta alla formazione integrale della persona che a quella del credente. Sul piano non istituzionale dell’animazione della comunità scolastica, ugualmente emerge il protagonismo laicale, in quanto la scuola si è affermata come realtà secolare in cui soprattutto i laici hanno il compito di testimoniare i valori del Vangelo, secondo la ben nota lezione conciliare. La presenza cristiana nella scuola si esprime allora sempre di più attraverso i singoli fedeli che vivono al suo interno e sempre meno in termini istituzionali di riconoscimento di uno spazio riservato e, proprio per questo, tendenzialmente chiuso. Anche in termini pastorali, ci sembra che la presenza cristiana debba essere vista principalmente come presenza dei cristiani, i quali devono assumere nella scuola, come in qualsiasi altro ambiente, uno spirito di servizio finalizzato al bene comune, senza pretendere di piantare bandiere oggi scarsamente significative. È anche per questo motivo che volutamente non si è parlato qui di alcune possibili “presenze” cristiane che sono talvolta oggetto di odiose e stupide polemiche, come la celebrazione di messe o benedizioni, le visite pastorali del vescovo, la costruzione del presepe a Natale o altre iniziative dalla chiara identità religiosa. A prescindere dal fatto che si tratta in molti casi di polemiche pretestuose, suscitate ad arte per additare all’opinione pubblica una “invasione di campo” che la Chiesa è ben lontana dal compiere, e fermo restando che si tratta di presenze legittime che solo un malinteso senso di laicità può indurre a contestare, non sembra opportuno ridurre la presenza cristiana a momenti particolari, che durano al massimo qualche giorno lasciando poi le cose come stanno. L’animazione cristiana del mondo della scuola dovrebbe essere invece qualcosa di lunga durata, capace di lasciare il segno e indicare la direzione in cui sviluppare il settore in maniera creativa e utile per tutti: la scuola cattolica ha fatto in molti casi da battistrada alla scuola statale promuovendo sperimentazioni o formule organizzative che poi sono state riprese a livello di sistema; l’Irc attuale ha rinnovato il modo di rendere presente in ambiente scolastico il discorso religioso, mettendo oggettivamente in difficoltà i suoi oppositori che possono solo attaccarsi a qualche interpretazione vagamente clericale di insegnanti poco avveduti; forse per gli insegnanti cattolici c’è ancora da fare un po’ di strada per rendersi riconoscibili non tanto con un’etichetta formale quanto con una capacità propositiva efficace e soprattutto con una professionalità esemplare. 54
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