Educare crescendo...nella ricerca della verità

IN COLLABORAZIONE CON L’UNESU - CEI (UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ) EDUCARE CRESCENDO…. NELLA RICERCA DELLA VERITÀ amando. Un atteggiamento empatico che è descritto ancora dal papa con semplicità, ma allo stesso tempo con una singolare significanza pastorale nell’esortazione Cristus Vivit. «Ancora «più̀ numerosi nel mondo sono i giovani che patiscono forme di emarginazione ed esclusione sociale, per ragioni religiose, etniche o economiche. Non possiamo essere una Chiesa che non piange di fronte a questi drammi dei suoi figli giovani. Non dobbiamo mai farci l’abitudine, perché́ chi non sa piangere non è madre. Noi vogliamo piangere perché anche la società̀ sia più̀ madre, perché́ invece di uccidere impari a partorire, perché́ sia promessa di vita. Piangiamo quando ricordiamo quei giovani che sono morti a causa della miseria e della violenza e chiediamo alla società̀ di imparare ad essere una madre solidale. Quel dolore non se ne va, ci accompagna ad ogni passo, perché la realtà̀ non può̀ essere nascosta. La cosa peggiore che possiamo fare è applicare la ricetta dello spirito mondano che consiste nell’anestetizzare i giovani con altre notizie, con altre distrazioni, con banalità̀. Forse «quelli che facciamo una vita più̀ o meno senza necessità non sappiamo piangere. Certe realtà̀ della vita si vedono soltanto con gli occhi puliti dalle lacrime. Invito ciascuno di voi a domandarsi: io ho imparato a piangere? Quando vedo un bambino affamato, un bambino drogato per la strada, un bambino senza casa, un bambino abbandonato, un bambino abusato, un bambino usato come schiavo per la società̀? O il mio è il pianto capriccioso di chi piange perché́ vorrebbe avere qualcosa di più̀?». Cerca di imparare a piangere per i giovani che stanno peggio di te. La misericordia e la compassione si esprimono anche piangendo. Se non ti viene, chiedi al Signore di concederti di versare lacrime per la sofferenza degli altri. Quando saprai piangere, soltanto allora sarai capace di fare qualcosa per gli altri con il cuore». Dunque, le indicazioni della Chiesa per un’efficace pastorale nell’era del digitale sono chiare e semplici, prima di tutto evitare di anestetizzare i giovani, l’uomo di oggi, con gli stessi strumenti mondani ispirati al paradigma pancomputazionale; in secondo luogo purificare e sterilizzare i non luoghi e i luoghi dell’alienazione, del non senso e del virtuale con le lacrime della compassione di un compagno di viaggio che sa essere amico, fratello, educatore, padre. La compassione di una comunità che si fa carico di tutte le sofferenze per partorire gli uomini nuovi della speranza, della gioia e della carità. Solo così la vita umana continuerà a vivere anche all’interno della digitalizzazione computazionale, perché l’umano non è stato consegnato al non umano ma al Signore della vita, il Risorto. Concludo con le parole di Papa Francesco a chiusura dell’esortazione Cristus Vivit: « E per concludere... un desiderio . Cari giovani, sarò̀ felice nel vedervi correre più̀ velocemente di chi è lento e timoroso. Correte «attratti da quel Volto tanto amato, che adoriamo nella santa Eucaristia e riconosciamo nella carne del fratello sofferente. Lo Spirito Santo vi spinga in questa corsa in avanti. La Chiesa ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede. Ne abbiamo bisogno! E quando arriverete dove noi non siamo ancora giunti, abbiate la pazienza di aspettarci». 147

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