Educare crescendo...nella ricerca della verità
IN COLLABORAZIONE CON L’UNESU - CEI (UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ) EDUCARE CRESCENDO…. NELLA RICERCA DELLA VERITÀ Il rapporto tra docenti e alunni è importante: senza coinvolgimento e senza stima reciproca l’acquisizione di «saperi caldi» e competenze relazionali diventa problematica. L’apprendimento scolastico si caratterizza per la natura formale, la relazione personale, il contesto di socializzazione. A differenza di altre forme di apprendimento si propone degli obiettivi e delle scadenze temporali, avviene in un rapporto faccia a faccia con il gruppo degli insegnanti e dei compagni. In un certo senso la classe, non solo il singolo allievo, è il soggetto che apprende: in classe si apprendono anche competenze sociali e di cittadinanza. Qualora siano ostruiti i canali di comunicazione, la scuola fallisce l’obiettivo di dimostrare che è possibile realizzare comunità di persone legate tra loro da vincoli di solidarietà e di amicizia civile, oltre che personale. Quando questo ruolo non viene riconosciuto e valorizzato, la figura dell’insegnante è resa marginale: marginale diventa anche la scuola, considerata come un’azienda in passivo sulla quale non conviene investire. Se tali sono finalità e ruoli della comunità scolastica, ( Segreteria Generale della CEI, La Chiesa per la scuola, EDB, Bologna 2013, pp. 33-34) Secondo questa prospettiva, nel processo educativo la preparazione specifica nelle singole discipline deve diventare, grazie alla cooperazione di tutti i soggetti, alimento vitale per la crescita della persona. In questo senso, piuttosto che rimanere astratto possesso di nozioni, essa deve costituire da un lato « offerta di strumenti che permettono ai giovani di interpretare e ordinare criticamente i molteplici messaggi ricevuti in vario modo », dall’altro « paziente e continuativa introduzione dei significati umani (...) custoditi nella letteratura e nell’arte, nella ricerca scientifica e filosofica, nell’esperienza spirituale e religiosa » (Per la scuola, n.8). Per questo, al di là della preparazione nelle materie di rispettiva competenza, i docenti e gli studenti cristiani dovrebbero anche maturare una riflessione di fondo ispirata alle prospettive valoriali del Vangelo. Di questa ispirazione profonda dovrebbe essere impregnato, del resto, tutto il lavoro didattico, che - in quanto vuol essere educazione piuttosto che mera istruzione - non è mai riducibile ai suoi aspetti puramente tecnici e, sia pure in forme e in misura diverse a seconda delle varie discipline, può e deve risentire beneficamente di un orizzonte complessivo di verità. Infatti « la cultura, anche quella scolastica, presuppone e coinvolge inevitabilmente una determinata concezione dell’uomo, della realtà e della storia (...) Essa dunque non è mai neutra o asettica » (Fare pastorale della scuola oggi in Italia, n.25). In un momento della vita del nostro Paese in cui modelli efficientisti e tecnocratici sembrano imporsi nella mentalità diffusa e rischiano di influire sul modo di vedere e di vivere la scuola, il richiamo alle concezioni di fondo che sempre - dichiaratamente o implicitamente - orientano il processo educativo è particolarmente urgente. Altrimenti la fine delle ideologie si traduce nella fine delle idee, determinando un vuoto che è esso stesso un modo - il peggiore - di affrontare la realtà e la vita. In particolare per il 107
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