Educare crescendo...nella ricerca della verità
IN COLLABORAZIONE CON L’UNESU - CEI (UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ) EDUCARE CRESCENDO…. NELLA RICERCA DELLA VERITÀ Questa definizione può risultare utile per sgomberare il campo da alcuni equivoci che frequentemente si presentano quando si affronta il tema della "Pastorale scolastica", oggi appositamente rinominata dalla CEI come "Pastorale della Chiesa per la Scuola" . Nella preposizione semplice "per" risiede il carattere di missionarietà dell'opera della Chiesa, che affonda le sue radici nel mistero trinitario: il Padre manda il Figlio, lo dà per la salvezza del mondo e, attraverso il Figlio, lo Spirito. La missione della comunità cristiana è il prolungamento di quella delle Persone divine e ha il compito di renderla presente tra gli uomini: "Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”. Una missione capace di diventare autentica evangelizzazione dell’uomo, capace cioè di svelare l’uomo a se stesso: la sua intelligenza, la sua libertà, la sua vocazione trascendente. È nell’intima correlazione tra missione e evangelizzazione della coscienza personale e comunitaria dell’uomo che si colloca l’istanza cruciale dell’educazione della persona. I singoli che si trovano impegnati nell’attività missionaria all’interno della scuola lo sono, dunque, nella misura in cui vivono autenticamente il respiro della comunità cristiana e sono in intima sintonia con essa. Non si tratta ovviamente di fare catechesi nella scuola, ma di collaborare a una formazione integrale degli studenti considerati anzitutto come persone che stanno costruendo la propria identità e cercando risposte ai grandi interrogativi sul senso della vita. Né l’opera missionaria all’interno della scuola va confusa con un'azione di proselitismo. Non sarebbe pastorale scolastica quella che si volgesse, anche se con successo, a convogliare studenti e professori nei gruppi e nei movimenti o nelle organizzazioni parrocchiali. La logica che presiederebbe a un simile atteggiamento sarebbe, infatti, quella del rafforzamento di soggetti ecclesiali, e non l’evangelizzazione di un ambiente. Piuttosto che il lievito che fermenta la pasta e il sale che dà sapore alla vivanda, l’annuncio del vangelo diventerebbe, allora, un movimento centripeto, autoreferenziale, con cui i soggetti ecclesiali operanti nella scuola - gruppi, parrocchie, diocesi - potenzierebbero se stessi, restando in fondo fuori della scuola stessa anche quando essa venga assunta come oggetto della loro azione. Ma non sarebbe pastorale scolastica nemmeno quella che cercasse di evangelizzare i ragazzi e i professori senza però tener conto della loro identità specifica di membri di una comunità scolastica. A questo proposito dice il documento dell’Ufficio nazionale della CEI per l’educazione, la scuola e l’università che « la chiesa (...) anche quando entra nella scuola direttamente, con l’insegnamento della religione cattolica, intende offrire il proprio impegno per l’educazione in questa logica di servizio, pronta a collaborare con ogni uomo di buona volontà perché la scuola sia ciò che deve essere, attuando pienamente la propria vocazione» (Fare pastorale della scuola oggi in Italia, n.15). «Perché la scuola sia ciò che deve essere» : è questo il punto chiave. Non si tratta di una visione riduttiva, troppo laica, dell’evangelizzazione. Il centro di gravità della pastorale scolastica è la scuola stessa , nella sua ricchezza di significato umano, ma anche nelle potenzialità che spingono questa ricchezza oltre se stessa. La legge delle cose create è quella dell’esodo, dell’apertura a ciò che le supera. 104
Made with FlippingBook
RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=