Amici e collaboratori delle sue opere
di P. Giuseppe Oddone
San Girolamo Emiliani (o Miani) è un santo laico nato a Venezia nel 1486 e morto a Somasca (Lecco) l’8 febbraio del 1537. Convertitosi profondamente a Cristo, ha iniziato pubblicamente nel 1528 la sua attività caritativa per aiutare gli orfani ed i poveri ed ha fondato la Compagnia dei Servi dei Poveri, divenuta poi dopo il Concilio di Trento l’Ordine dei Chierici regolari di Somasca. Legato direttamente o indirettamente a San Gaetano Thiene, a Sant’Antonio Maria Zaccaria, a Sant’Angela Merici, a Sant’Ignazio di Loyola e a San Francesco Saverio, ha avuto come ideale la riforma di se stessi e della Chiesa attraverso alle opere di carità. E’ perciò un Santo laico del rinascimento e della riforma cattolica. Nel 1928 fu proclamato dal Papa Pio XI, Patrono universale degli orfani e della gioventù abbandonata.
Quello che colpisce nello scorrere le biografie di San Girolamo è il suo ardore di carità, il suo fervore, la sua capacità di coinvolgere nei suoi progetti di aiuto agli orfani, alle orfane, alle prostitute convertite tante persone, sia sacerdoti, sia laici appartenenti alla classe nobiliare e mercantile, sia al ceto popolare. Girolamo possedeva una carica spirituale fortissima, sapeva motivare con l’esempio della sua vita e della sua parola.
Qual era il segreto di tanto fascino, come poteva essere in grado di suscitare e risvegliare nelle persone tanta energia spirituale da coinvolgerle nel suo progetto di carità? La prima biografia del Santo, attribuita recentemente al nobile veneziano Marco Contarini, coetaneo di Girolamo, può offrirci qualche indicazione, affermando che questa qualità faceva parte le suo carattere: “Non gli mancavano molte amicizie, sia perché era in conservarle molto grazioso (ossia simpatico, ben disposto, generoso), sia anche per natia inclinazione nel conciliarle era affettuoso e pieno di benevolenza; era di natura sua allegro, cortese, d’animo forte, d’ingegno poteva tra i pari suoi conversare, benché l’amore superasse l’ingegno”.
Nel 1528 Girolamo fa esplodere la sua carica umana e spirituale, maturata in anni di preghiera, di ascesi, di impegno, fino allora prevalentemente personale, nelle opere di bene: “di niente più si doleva, che quando passava un’ora senza ch’egli operasse cosa alcuna di bene”. Ora incomincia ad imitare con tutte le sue forze, “il suo capitano Cristo Gesù”. “E’ punto da un ardente carità”, fa tutto il possibile per aiutare i poveri di ogni categoria dapprima spendendo i suoi denari e vendendo le cose preziose che aveva; poi raccogliendoli nei capannoni di legno dell’ospedale del Bersaglio da lui stesso fondato con l’aiuto della Repubblica veneta. Si dedica in particolare ai putti derelitti, orfani di entrambi i genitori, che educa alla fede e al lavoro. Esorta a vivere con sé l’amico biografo, il quale riconosce che le parole di Girolamo erano per lui fiamme del divino amore e di desiderio del cielo.
Ovunque passa a Venezia, nelle città del Veneto e della Lombardia è un incendiario di carità: tutti possono testimoniare “quanto fuoco portasse dell’amor divino, della dilezione del prossimo e desiderio della salute delle anime”.
Dalle lettere che ci sono rimaste traspare anche qual era il modo di comunicazione di Girolamo: comunicare è per lui parlare viva voce parole di vita dopo aver pregato, è confermare i fratelli nella fede e nell’amore di Cristo, è far intendere da parte di Cristo, è mostrare con i fatti e le parole, è grazia di operare, di incidere nella vita di chi lo ascolta, è grazia che viene in Girolamo dal Padre, per Cristo, nello Spirito.
Amici e collaboratori di Girolamo in Venezia
Quante persone da lui coinvolte nel bene a Venezia! All’ospedale del Bersaglio, poi divenuto l’ospedale di San Giovanni e Paolo, Girolamo Cavalli si associa a Girolamo nel promuovere l’opera per gli infermi e per i derelitti; con lui vi è anche il sacerdote Pellegrino Asti, e dei maestri “lavoranti di broche” come Ambrogio Milanese di Mariano e Giovanni Negri e Giovan Antonio da Milano, che poi lo seguirà nel suo passaggio in Lombardia; Arcangelo Romitan, un genio poliedrico molto stimato a Venezia, aiuterà Girolamo e i suoi putti derelitti che lavoravano con lui, in particolare con l’invenzione di una macchina idraulica per cardare la lana; a San Nicolò ai Tolentini il 6 gennaio 1530 Girolamo oltre a incontrare tre vescovi, Gian Pietro Carafa, Gerolamo Aleandro e Matteo Giberti, condivide i suoi progetti di carità con “Vincenzo Grimani, figlio del doge defunto, Agostino da Mula, Antonio Venier, Girolamo Cavalli, patrizi veneti, e Giacomo di Giovanni, cittadino, tutti uomini virtuosi e tesi con tutte le loro forze a sante opere per accrescere la religione e la pietà”.
Nelle Aggiunte alla vita di San Girolamo Miani che scrisse il Padre Don Stanislao Santinelli c.r.s. a cura di P. Paltrinieri vengono nominate, facendo riferimento ad un “Taccuino” anteriore al 1538, purtroppo andato perduto, quasi trecento collaboratori di San Girolamo: prelati, sacerdoti, nobili, cittadini, mercanti, distinti nelle varie città ove era passato San Girolamo.
Il P. Paltrinieri evidenzia in Venezia l’amicizia e la riconoscenza per Agostino Mula, il comandante della flotta veneta che aveva trasportato a Venezia con l’ambasciatore della Repubblica il vescovo Gian Pietro Carafacon San Gaetano e altri dieci teatini, fuggiti dal terribile sacco di Roma del 1527.
Altrettanto si può dire per Antonio Venier che è poi uno dei procuratori degli Incurabili, tutti ammiratori di Girolamo, che lo chiamano al governo di questo Ospedale. “Oggi (14 aprile 1531) è stato deliberato di fare il possibile per avere il Magnifico Messer Girolamo Miani qui nell’Ospedale, per il governo tanto degli orfani, come dei nostri infermi, a motivo di quella carità che lui dimostra a tutti noi in questo campo. Noi, governatori di questo Ospedale, abbiamo questo grandissimo desiderio di aggregarlo al numero ed al governo di questo pio luogo. Così è stato deliberato dagli otto governatori presenti: il Signor Dio metta loro in cuore di perseverare fino alla fine a onore del Signore!” Documento sottoscritto da Pietro Badoer, Sebastiano Contarini, Giovanni Antonio Dandolo, Domenico Onorati, Francesco Locatelli, Antonio Venier, Pietro Contarini, Maffeo Cagnolo.
A poca distanza dall’ospedale degli Incurabili vi era il monastero Alla Trinità ove risiedeva un altro amico e ammiratore di Girolamo, Andrea Lippomano che ne era il priore, così definito da Mons. Gian Pietro Carafa: “religioso e fervente nel servizio di Dio et nella carità del prossimo, elemosinario e ospitale”.
Il Carafa, nella lettera a San Gaetano Thiene del 18 gennaio del 1534, dopo aver parlato della missione di Girolamo Miani a Milano, ricorda la cerchia dei comuni amici veneziani tra i quali annovera Antonio Venier, Elisabetta Cappello, Agostino da Mula, Andrea Lippomano, Pietro e Marco Contarini.
Amici e collaboratori di Girolamo in Padova
A Padova Girolamo era già stato come soldato durante la guerra nel 1513 alle dipendenze di Cristoforo Moro per provvedere alla difesa della città, sempre minacciata dalle truppe imperiali. Nel 1532 nel suo viaggio verso la Lombardia Girolamo “dimorò alquanti giorni di passaggio in Padova”. Così il P. A. Stella nella sua biografia del Padre Girolamo stampata nel 1600.
Il Padre Paltrinieri, accennando ad un’altra notizia attinta da Francesco de’ Conti, fratello di Primo, seguace poi di San Girolamo, afferma che Girolamo “piantò un luogo in Padova” per gli orfani e le convertite. Non può essere solo un’ipotesi, perché l’elenco di ben 55 persone, impegnate a promuovere e accrescere il seme di carità da lui gettato, lascia intuire che Girolamo sia pure di passaggio, indicò, segnalò a sacerdoti e nobili della città la necessità di impegnarsi particolarmente nelle opere nell’aiuto ai poveri e si interessò di gettare le basi per un luogo per gli orfani ed un luogo per le convertite.
Nelle Aggiunte, per citare solo alcuni nomi, viene dato particolar rilievo a padre Messere Francesco dalla Piazza, il quale rivolse il suo zelo allo stabilimento delle convertite, che stava così a cuore del Miani ed era il frutto sorprendente dell’apostolica sua carità; ad Aurelio Scapino, che in quegli anni concorse alla costruzione dell’eremo dei Camaldolesi sul Monte Rua, al poeta locale Ludovico Novello, di cui oggi si è persa memoria, ad alcuni nobili protagonisti allora della storia della città di Padova come Domenico de Lazara, Alessandro Capodivacca, Battista Bartepaia.
Amici e collaboratori di Girolamo in Brescia
A Brescia Girolamo Miani trovò un ambiente particolarmente favorevole per le sue iniziative a favore degli orfani; prese per loro una piccola casa vicino a Porta San Giovanni, che diverrà la Casa della misericordia. Allargò immediatamente il cerchio delle sue amicizie. Il cronista Pandolfo Nassino annota scrupolosamente tutte le persone, soci della Compagnia del divino amore che assieme a lui incontrarono Messer Girolamo Miani alla S. Messa nella festa dell’Ascensione (9 maggio 1532) nella Chiesa di San Giovanni Battista, ubicata sulla piazza del duomo di Brescia.
Sono con Pandolfo Nassino Giovan Andrea Stella, Bartolomeo Fisogno, Giacomo Antonio Emigli, Girolamo Stamera. Aggiunge che Girolamo era alloggiato nell’Ospedale degli Incurabili e che fu condotto a questo incontro da Giovan Gicomo Bardinelli, modesto artigiano, ma “buon servo del figliolo di Maria”, “devoto e costumato”, molto amato dalla Beata Angela Merici e profondamente a lei affezionato, testimone della vita e della morte della Santa avvenuta nel 1540.
Gli amici di Girolamo sono gli stessi amici che sostengono l’opera di Angela Merici: Iacopo Chizzola, il primo tra i nobili bresciani ad aiutare Girolamo; il dotto agronomo Agostino Gallo (1499-1570), che ammirando la fervente carità di San Girolamo, non dubitò di associarsi a lui e di essere uno dei primi a coadiuvarlo nel sostentamento de’ fanciulli derelitti e degli infermi; Giovan Paolo Averoldo (1477-1542), della famiglia di Altobello Averoldo (1468 – 1531), che fu nunzio pontificio a Venezia, al cui funerale, pochi mesi prima e precisamente il 4 novembre 1531 aveva partecipato in modo edificante Girolamo con i putti degli Incurabili e di San Giovanni e Paolo e che aveva lasciato per testamento sia all’Ospedale degli Incurabili come a quello di San Giovanni Paolo (ex Bersaglio) 600 ducati; Giovan Battista Luzzago di altra nobile ed antica famiglia bresciana, molto impegnata nella vita politica e nella cultura della città; Giovan Andrea Stella (1503 – 1541) che aveva incontrato Girolamo il 9 maggio 1532, registrato nel Taccuino come uno dei promotori delle pie istituzioni del Santo; Tomaso Gavardo, confidente di Sant’Angela Merici, stimolato a seguire l’esempio di Girolamo; Nicolò Solari, zelante della gloria di Dio e della salute delle anime, appassionato di diffondere tra il popolo la dottrina cristiana.
Amici e collaboratori di Girolamo in Bergamo
Una vasta cerchia di amici e di collaboratori per le sue opere (gli orfani, le orfane, le convertite) suscita Girolamo in Bergamo, campo principale del suo apostolato. Il Taccuino ne nomina ben quarantacinque. Il P. Paltrinieri nelle sue Aggiunte mette al primo posto Domenico Tasso (1467 – 1545), definito in una nota delle lettere di Bernardo Tasso, padre del più famoso Torquato e suo cugino, stampate nel 1751 a Padova così: “Questo Messere Domenico, cugino di Bernardo da lato di madre, fu un cavaliere non meno ricco di beni di fortuna che di morali virtù, così che ebbe intrinseca dimestichezza col beato Girolamo Miani, nuovo apostolo del nostro paese, che egli aiutò sempre coll’opera e colle ricchezze a compiere tante malagevoli imprese, e soprattutto nella erezione del luogo delle convertite e degli orfanelli”. Fu sepolto con la moglie Elisabetta Rota nella Chiesa di Santo Spirito di Bergamo.
Al secondo posto è ricordato Luigi Lippomano (1496-1559), vescovo coadiutore del suo parente Pietro Lippomano (1504-1548), che chiamò Girolamo a Bergamo. Luigi o Alvise Lippomano fu soprattutto dopo la morte di Girolamo sostenitore dell’opera delle convertite, di quelle donne che il Santo aveva tratte dalla via della perdizione. Nel 1544 fu trasferito alla diocesi di Verona e successe a Mons. Matteo Giberti.
Particolare rilievo viene dato a Giovan Francesco Albani, membro di una delle più potenti e rappresentative famiglie di Bergamo, che nel castello di Urgnano ospitò il giovane inquisitore Michele Gisleri, il futuro San Pio V, quando nel 1536 dovette fuggire da Bergamo minacciato di morte durante il processo per eresia del notaio Giorgio Vavassori Medolago. Nel Taccuino è nominato come il primo degli amici delle opere del Miani, perché valido promotore delle opere del Santo e affascinato dal suo ardore di carità. San Pio V divenuto papa si ricordò dell’aiuto che la famiglia Albani gli aveva offerto, nominò Gian Girolamo Albani, che era fratello di Giovanni Francesco ardente ammiratore di Girolamo,cardinale nel 1570 all’età di 66 anni, benchè vedovo dal 1540 e padre di sette figli. Dopo la morte della moglie si era dedicato in particolare ad una vita di studi religiosi e di pietà.
Questo cardinale è definito avo del nostro Padre Bonifacio Albani, arcivescovo di Spalato dal 30 gennaio 1668, al 18 febbraio 1678. Fu il primo dei quattro arcivescovi somaschi di Spalato, che governeranno ininterrottamente questa diocesi fino al 1730. Lo seguiranno Il P. Stefano Cosmi (+1707), il P. Stefano Cupilli (+ 1719) ed il Padre Giovanni Laghi (+1730).
Altri bergamaschi segnalati sono il nobile Giovanni Maria Rota, dottore di legge e sacri canoni, legato da profonda amicizia con il vescovo Luigi Lippomano, altri uomini di molta pietà e dottrina quali i giureconsulti Girolamo Passi, Lodovico Bosone, Girolamo Agosti. Infine sono ricordati tra i benefattori Giovanni Cattaneo, che entrò nella Congregazione, imitò lo stile e il metodo educativo di Girolamo, spinto da uno straordinario amore per gli orfani; dopo la morte del Miani fu ordinato sacerdote e nell’anno 1558 fondò in Ferrara il luogo degli orfanelli di Santa Maria Bianca col favore ed aiuto di quel Duca Ercole II e qui anni dopo morì ripieno di meriti nella servizio dei poveri orfani derelitti. Infine è ricordato Girolamo Sabbatini, che lasciò agli orfani una sua casa con molti altri beni.
Questi sono i benefattori segnalati al P. Paltrinieri, dedotti dal Taccuino che egli consultò. Recenti studi condotti su documenti di archivio hanno dimostrato che una fitta rete di uomini devoti della città di Bergamo si sentì coinvolta nelle opere di carità suscitate in Bergamo da Girolamo, tra i quali emergono Ludovico Viscardi ed il P. Agostino Barili, del quale il P. Paltrinieri si propone di scrivere un breve profilo, che purtroppo non ci è giunto.
Amici e collaboratori di Girolamo in Como
La maggioranza dei biografi ritiene che Girolamo abbia compiuto una sua prima missione in Como già nella primavera del 1533. Nella 3.a lettera di San Girolamo, che da indizi interni appare scritta nel 1534 e non nel 1536, la prima in ordine cronologico, si parla di Zuan te(r)zo, e al capitolo di Brescia del 1536 si precisa che è Zovan Terzo da Como. Il Santo vi ritornò nei primi mesi del 1535. Del resto egli era visto, per quanto aveva già fatto nelle città ove era passato, come un organizzatore di prim’ordine nelle opere di pietà, in particolare a favore degli orfani, era temprato al fuoco del divino amore. Girolamo era capace di missioni-lampo: una volta stabilita una fondazione sicura riprendeva il suo cammino e la sua attività in altre città.
Il P. Paltrinieri ricorda, come principale sostenitore di Girolamo, Primo de Conti, soggetto qualificatissimo per nascita, per fortuna e per sapere, presso il quale prese alloggio in Como; il fratello Francesco de Conti, valente nella professione medica, che lasciò varie memorie del nostro Santo, riprese dal P. Dorati; il nobile Bernardo o Bernardino Odescalchi, impegnato anche nella vita politica della sua città, tra i più zelanti cooperatori del santo assieme a Iacopo Bagliacca e Paolo Rovelli; promotore con Gianantonio Borsieri, uno dei cooperatori del Miani in Como, dell’ingresso dei Cappuccini in città, benefattore anche dei Gesuiti, difensore di P. Michele Ghisleri (poi papa Pio V), quand’era inquisitore in Como, incaricato dal Papa Paolo IV (Gian Pietro Carafa) di distribuire una somma di denaro ai predicatori cattolici nella Valtellina, membro di una famiglia che darà alla Chiesa anche un papa, Innocenzo XI (1676-1689).
Legato da profonda amicizia con Primo de’ Conti fu il nobile Leone Carpani. Proprio a lui Primo indirizzò Girolamo con i suoi orfanelli nel loro viaggio di ritorno. Furono accolti e ospitati nella sua casa di Merone; Leone Carpani fu letteralmente conquistato dal comportamento, dalla carità, dall’entusiasmo di Girolamo e decise di imitarne l’esempio e di mettere a disposizione degli orfani le sue ricchezze e la sua vita.
Primo de’ Conti e Leone Carpani, divenuti poi sacerdoti furono protagonisti degli inizî della nostra Congregazione, dell’inserimento della compagnia dei Servi dei Poveri fra gli Ordini religiosi, apprezzati per la loro cultura e per il servizio che rendevano a tutta la Chiesa.
Altri numerosi sostenitori del Miani in Como sono emersi dalle recenti ricerche. Non si esclude che tra le persone presenti all’incontro di Brescia del 4 giugno 1536 gli ultimi due nomi dell’elenco, Jacomo e Bernardino secondo, siano proprio i due sostenitori delle opere per orfani a Como, ossia Giacomo Bagliacca e Bernardino Odescalchi; ma senza altri riferimenti rimane solo un’ipotesi.
Amici e collaboratori di Girolamo in Milano
Tra i collaboratori di Girolamo a Milano il P. Paltrinieri sottolinea l’importanza del sacerdote Alessandro Besozzi, che Girolamo mise alla direzione degli orfani di San Martino ed è ricordato nella lettera di Girolamo scritta da Venezia il 5 luglio del 1535: “Soprattutto che messer prete Alessandro faccia questa volta ogni suo sforzo di confermare quell’opera con quella modestia che Cristo gl’ispira, soprattutto di mortificare alquanto quei procuratori di Milano”. Egli rinunciò alle sue ricchezze, seguì nella sua gran povertà Girolamo Miani, passò tutta la sua vita al servizio degli orfani. Nel 1538 è a Vicenza nell’Ospedale della misericordia; nel documento del 1° agosto 1538 è il primo dei Servi dei poveri che rivolgono la loro richiesta al vescovo di Bergamo Mons. Pietro Lippomano per continuare la missione di San Girolamo: documento importante con il quale si autorizza l’attività caritativa nella diocesi di Bergamo. Si descrive anche la sua morte avvenuta dopo il 1550: “Essendo infermo, si levò dal letto al segno (suono) dell’Ave Maria, che secondo il solito recitò in ginocchio, e terminata questa se ne passò al Signore.”
I biografi tuttavia accennano a numerosi altri sostenitori di Girolamo, tra i quali il sacerdote Federico Panigarola, protonotario apostolico, imitatore di San Girolamo nel distacco dai beni e nel servizio degli orfani; quindi Marco Strada, Bartolomeo Pansanelli, segretario del duca Francesco, che poi entrarono tra i Servi dei poveri e divennero sacerdoti, Novati Francesco Croce, Girolamo Calchi, Ambrogio Schieppato, Francesco Visconti della Guascona, Giovan Battista Lattuada.
Amici e collaboratori di Girolamo in Pavia
Nel manoscritto Aggiunte il Paltrinieri accenna al suo progetto di scrivere un breve profilo di altri collaboratori di Girolamo. Mantenne la promessa solo per alcuni, tra cui il P. Angiolmarco Gambarana (Pavia 1498 – Milano 1573), che fu conquistato dalla santità e dall’ardore apostolico di Girolamo. In modo abbastanza dettagliato descrive quanto fece per la Compagnia dei Servi dei poveri, per poter ottenere il suo inserimento fra gli ordini religiosi. Si sofferma in particolare sul suo impegno nel diffondere l’insegnamento della dottrina cristiana tra gli orfani ed il popolo, in collaborazione con il sacerdote Castellino da Castello. Nell’orfanotrofio di San Martino di Milano, del quale P. Angiolmarco era il rettore, il 28 settembre 1539 nacque la “Compagnia della Reformazione Christiana in Charità”, e di essa fu nominato priore generale, sempre per suggerimento del P. Angiolmarco, Castellino da Castello. Essendo successivamente sorti dei sospetti di eresia per la parola “reformazione”, che richiamava l’idea della riforma luterana, nel 1546 il P. Angiolmarco suggerì di modificare il nome modellandolo su quello della Compagnia dei Servi dei poveri e la confraternita prese la denominazione di “Compagnia delli servi delli puttini in Charità”.
Quando il P. Angiolmarco fu inviato a Roma per ottenere dal Papa Paolo III l’approvazione della Compagnia dei Servi dei Poveri (1540) fu sostituito dal Padre Marco Strata, che aveva comune col Gambarana la patria, la nobiltà della famiglia e le virtù. A lui nel Capitolo di Santa Maria del Sabbioncello il 28 agosto 1538 era stato dato “l’incarico di trascrivere tutte le usanze della Compagnia in un solo libro per ordine”.
A Roma il P. Angiolmarco come procuratore della Confraternita del Corpo di Cristo (presente a Pavia e a quasi sicuramente a Somasca) ottenne indulgenze e privilegi per coloro che adoravano l’Eucaristia.
Il 29 aprile 1569 fu il primo professo dell’Ordine dei Chierici Regolari Somaschi ed il primo Padre Generale. Per infermità rinunciò alla sua carica dopo due anni nel 1571; tuttavia non abbandonò mai di seguire la Compagnia delle nostre scuole della dottrina cristiana, che diresse fino alla morte. Fu trovato privo di vita dai suoi assistenti in un piccolo oratorio della casa di San Martino in Milano la mattina dell’11 gennaio 1573, genuflesso e in parte seduto davanti al Crocifisso, col capo chino e le mani giunte in segno di preghiera.
P. Vincenzo Gambarana è cugino di P. Angiolmarco; fu conquistato anche lui dall’ardore di carità di Girolamo, si dedicò con passione al servizio degli orfani. Assisteva quelli della casa di Merone quando fu designato nel novembre del 1540 primo coerede ed esecutore del testamento di Leone Carpani, compito poi da lui rifiutato sia per distacco dai beni sia perché comportava troppe cure; si ritirò poi a Bergamo, sempre tra gli orfani. Per tutti fu un consolatore e un padre. Il suo spirito di mortificazione, di orazione, di carità lo facevano riguardare come un santo che compiva miracoli. Morì il 27 luglio del 1561. Molto stimato dai Padri domenicani fu sepolto nella chiesa di San Domenico in Bergamo. Quando la Chiesa per decreto del Senato veneziano venne demolita per lasciar posto alle fortificazioni della città, fu dapprima sepolto nella Chiesa parrocchiale di Sant’Alessandro e successivamente i suoi resti furono portati nel 1601 a Somasca e collocati nello scurolo dell’altar maggiore accanto alle ossa del Santo nostro fondatore.
I biografi accennano naturalmente ad altri collaboratori di Girolamo in Pavia. Oltre ai tre Padri di Pavia, Angiolmarco e Vincenzo Gambarana e Marco Strada che seguirono Girolamo, egli istituì la Compagnia degli orfani alla quale aderirono il Protonotaio Girolamo Pellizzari, il nobile Bernardo Sacco, Ottone de Parenti, sacerdote legato alla Compagnia dei servi dei poveri, il giureconsulto Giovan Battista Palma, Bernardo Bosco.
Amici e collaboratori di Girolamo a Verona
A Verona Girolamo era passato nel 1532, era stato pregato dal vescovo Giberti di dar ordine agli orfani raccolti nell’Ospedale della misericordia ed a questa data risalgono i capitoli e le regole per la loro buona educazione. Girolamo tornò a Verona probabilmente nel 1534 e vi rimase poche settimane per organizzare un luogo che raccogliesse le donne dedite alla prostituzione. In pochi giorni ne convinse una trentina a cambiar vita e fondò per loro una casa, di cui si prese poi cura il vescovo Giberti che vi propose al governo una donna, Dorotea Quistella della Mirandola.
Particolarmente a rischio era la categoria di queste persone, spesso in miseria, in un certo senso le più povere tra i poveri, perché ritenute non soltanto peccatrici loro, ma responsabili anche dei peccati di chi le frequentava. Talvolta erano oggetto di vere e proprie spedizioni punitive da parte del popolo, come era avvenuto proprio a Verona nel 1515 quando fu linciata da troppo zelanti veronesi una certa Bernardina Ferrarese, prostituta lei stessa e poi organizzatrice presso l’Arena di questo turpe mercato. Arrestata, le fu troncato il naso, fu condotta in ludibrio per la città, malmenata in tutti i modi, e lasciata semiviva all’ospedale della Pietà, ove morì da disperata. Fu sepolta dentro l’Anfiteatro romano, luogo ritenuto pagano, che – pensava la gente – si addiceva a così grande peccatrice.
Nel Taccuino consultato dal Paltrinieri sono nominati trentadue cooperatori di Girolamo a Verona, ma egli si sofferma particolarmente su tre di loro. Il primo è il sacerdote di Udine Girolamo Valentini, che dopo la fondazione delle Convertite creata da San Girolamo, ne seguì l’esempio, aprendo un’altra casa per loro, prima ai Santi Nazario e Celso, poi nella parrocchia di Ogni Santi, ove si trovavano trenta giovani dai 14 ai 24 anni e dove rimasero finché nel 1548 non vennero trasferite nel convento di San Francesco.
Il secondo è il sacerdote Antonio Avanzini che proseguì l’opera di San Girolamo tra gli orfani della Misericordia, dove abitualmente risiedeva.
Il terzo è Girolamo della Verità, nobile, giureconsulto. Fu scelto dal Vescovo Giberti come deputato al controllo dei monasteri femminili. Era anche un dotto umanista ed è elogiato dal poeta Ludovico Ariosto nel canto XLVI dell’Orlando Furioso, ottava 14. Significativo che venga nominato subito dopo il celebre Pietro Aretino.
Ecco Mario d’Olvito, ecco il flagello
de’ principi, il divin Pietro Aretino.
Duo Ieronimi veggo, l’uno è quello
di Veritade, e l’altro il Cittadino.
Girolamo della Verità morì nel 1549.
Sappiamo tuttavia che molti altri sostenevano ed aiutavano come procuratori gli orfani dell’Ospedale della misericordia. Tra essi merita un particolare accenno il conte Proculo Giusti, che nel suo testamento, depositato nel 1543 lasciò 4000 ducati per la casa e per gli orfani della Misericordia. Suo fratello Don Timoteo Giusti era canonico lateranense a Venezia. Si ipotizza anche che fosse il direttore spirituale di Girolamo Miani agli inizi della sua conversione. Sia il Conte Proculo sia Don Timoteo erano nel giro di amicizie di Mons. Gian Pietro Carafa e molto probabilmente dello stesso Girolamo, perché a Venezia frequentavano tutti la loro sede, San Nicolò dei Tolentini.
P. Giuseppe Oddone
Bibliografia essenziale
Fonti per la storia dei Somaschi
- Vita del clarissimo Signor Girolamo Miani Gentil huomo Venetiano.
15. Aggiunte alla vita di San Girolamo Miani che scrisse il Padre Don Stanislao Santinelli c.r.s. a cura di P. Ottavio Paltrinieri crs.
18. Ristretto della vita di sei dei principali compagni del Miani a cura di P. Ottavio Paltrinieri c.r.s.
17. Collaboratori di San Girolamo a Verona a cura di P. Secondo Brunelli c.r.s.
12. Elogia nonnullorum pietate, doctrina, et dignitate illustrium virorum Congregationis De Somasca.
GIOVANNI BONACINA, L’origine della Congregazione dei Padri Somaschi, Roma, 2009.
GIOVANNI BONACINA, Un veneziano a Como, Como, 1989.