7-8 - Luglio-Agosto 2025

Unione Cattolica Italiana Insegnanti, Dirigenti, Educatori, Formatori Periodico fondato da Gesualdo Nosengo Anno LXXXII- Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2025

SOMMARIO 6 Spiritualità - P. Giuseppe Oddone SANT’AGOSTINO, MAESTRO DI SCUOLA, DI FEDE E ORATORE CRISTIANO Periodico fondato da Gesualdo Nosengo Via Crescenzio, 25 - 00193 Roma Anno LXXXII- Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2025 Autorizzazione del tribunale di Roma n. 452 in data 11 febbraio 1949 DIRETTORE Rosalba Candela DIRETTORE RESPONSABILE Pasquale MARRO COMITATO REDAZIONALE Giuseppe CHIAROMONTE Maria Luisa LAGANI Caterina SPEZZANO Fabrizio ZAGO COORDINATORE DI REDAZIONE Elena FAZI PROGETTO GRAFICO Luigi GAGLIARDI Tel. 06 6875584 Presidenza: presidenza@uciim.it Segreteria: segreteria@uciim.it Tesseramento: tesseramento@uciim.it Redazione: redazione@uciim.it Amministrazione: amministrazione@uciim.it Webmaster: webmaster@uciim.it Sito internet: www.uciim.it Banca Intesa San Paolo IBAN IT56 A030 6909 6061 0000 0071 210 Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi Via Crescenzio, 25 - 00193 Roma In omaggio ai soci dell’UCIIM Questo numero è stato chiuso il 28 agosto 2025 ISSN 0036-987X LA SCUOLA E L’UOMO Anno LXXXII- Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2025 I INSERTO MODULISTICA PER LE OPERAZIONI PRECONGRESSUALI 12 Giuliano Vivanet EVIDENCE BASED EDUCATION: UN QUADRO STORICO 3a EUROPA CONTRO LA DISCRIMINAZIONE RELIGIOSA Editoriale - Fabrizio Zago SOTTO IL SEGNO DELLA SPERANZA 1 10 Gian Carlo Sacchi LA FEBBRE E IL TERMOMETRO (IN MARGINE AI DATI PISA) 18 EUROPA IL DIRITTO DI ESSERE SÉ STESSI

1 Editoriale LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2025 Si chiude un anno intenso, segnato ancora una volta dall’incrocio di sfide globali (dalle guerre alle crisi ambientali) e di piccoli, quotidiani miracoli educativi che abbiamo potuto toccare con mano nelle nostre scuole: giovani che riscoprono la gioia di stare insieme, docenti che si formano su metodologie nuove, famiglie che ritrovano nella comunità scolastica un porto sicuro; certo è questa la direzione della nostra UCIIM, che crede nella rinascita e nella Speranza, che non muore mai. «Voi siete la luce del mondo» (Mt 5,14): le parole del Vangelo illuminano anche questo momento di bilancio e rilancio. Papa Francesco il 4 gennaio ha incontrato la nostra associazione insieme all’AGeSC e l’AIMC in Aula Paolo VI. In quella occasione, in cui alcuni di noi erano presenti, ha sottolineato l’importanza della Scuola come luogo di pace e ha condannato il bullismo, esortando a porre le basi per un Mondo più equo e fraterno. Il compianto Papa Francesco ha evidenziato l’importanza dell’educazione come missione della Chiesa e la necessità di un approccio basato su vicinanza, compassione e tenerezza. Ha invitato gli insegnanti ad amare particolarmente gli studenti «difficili», in condizioni di disagio, disabili e stranieri, sottolineando il ruolo della scuola come promotrice di pace e dialogo. In particolare, ha trattato temi come: • Educazione come missione eminente della Chiesa: Francesco ha spesso ribadito che l’educazione è un compito fondamentale della Chiesa, da svolgere con amore e dedizione. • Il metodo cristiano di insegnamento: Vicinanza, compassione e tenerezza sono gli strumenti che Dio utilizza per insegnare, e gli educatori dovrebbero ispirarsi a questo metodo. • L’importanza degli studenti in difficoltà: Il Papa ha sollecitato gli insegnanti a prestare particolare attenzione agli studenti che presentano fragilità, disagi o sono stranieri, considerandoli una sfida e un’opportunità per la scuola. • La scuola come luogo di pace e non di guerra: Francesco ha condannato il bullismo e qualsiasi forma di violenza a scuola, esortando a creare un ambiente di pace e rispetto reciproco per tutta la comunità educante, preparando alla pace e alla solidarietà. • La scuola come apertura alla realtà e alla speranza: Amare la scuola significa amarla perché è sinonimo di apertura alla realtà, alla ricchezza dei suoi aspetti e delle sue dimensioni. Il Papa invita gli insegnanti a «spalancare le porte» affinché gli studenti abbiano speranza. • La testimonianza degli insegnanti: L’insegnamento non è solo un lavoro, ma una relazione in cui l’insegnante è chiamato a essere un testimone credibile di una umanità matura e completa, rinnovando la passione per l’Uomo. Spunti vari per ragionare e dibattere insieme Le Nuove Indicazioni Nazionali 2025: un testo da conoscere e da battezzare L’11 marzo scorso il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato la bozza delle Nuove Indicazioni Nazionali per il Curricolo 2025, poi aggiornata l’11 giugno e trasmessa al CSPI per il parere consultivo, sicché il CSPI ha sollevato perplessità significative sulla disciplina della Storia, per esempio, definendo l’incipit del capitolo potenzialmente polarizzante e criticando un approccio che accentua la dimensione della disciplina come strumento per la costruzione di una identità nazionale più che come approccio SOTTO IL SEGNO DELLA SPERANZA Fabrizio Zago, Vicepresidente nazionale

2 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2025 Editoriale dinanza globale, risulta non sufficientemente sviluppato e addirittura si parla di cittadinanza collegata all’identità nazionale tralasciando il contesto nel quale locale e globale non hanno confini, per cui essere cittadini italiani è connesso all’essere cittadini d’Europa e del Mondo (da La Tecnica della Scuola, 30/06/2025 di Salvatore Pappalardo). Nel testo definitivo si introducono, quindi, due nuovi paragrafi: uno dedicato all’internazionalizzazione come dimensione trasversale del curricolo (con riferimenti a gemellaggi, CLIL, uso delle tecnologie per l’apprendimento collaborativo), e uno sull’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale come parte integrante dell’educazione civica e delle discipline STEM. Questi temi non compaiono nel primo documento. (da Orizzonte Scuola, del 7/7/2025). Il documento sostituirà, a partire dalle classi prime dell’a.s. 2026/27, le Indicazioni del 2012 e introduce correttivi sostanziali: ritorno esplicito alle conoscenze accanto alle competenze, riorganizzazione dei traguardi disciplina per disciplina, apertura ai temi di inclusione, cittadinanza digitale e sostenibilità. Un’antropologia personalista che interpella la scuola Le Nuove Indicazioni 2025 riprendono la categoria di Persona – realtà che si costituisce attraverso la possibilità di dire io – riducendola, però, alla tradizione occidentale fra Atene, Roma e Gerusalemme. Al di là di considerazioni e polemiche che ha sollevato questo passaggio da più parti, l’invito ad abitare l’aula come luogo di nuovo umanesimo, dove l’educazione integra ragione, sentimento e cultura in cui la dimensione spirituale dell’alunno non è un accessorio, ma parte integrante dello sviluppo integrale della Persona. Proprio come punto di partenza delle riflessioni UCIIM vi è la centralità della Persona; quindi, è importante per chi opera nell’UCIIM, e direi nella Scuola più in generale, riconoscersi nei valori cristiani ed etici, che ci appartengono. La nostra volontà, le nostre attività si dirigono alla valorizzazione della Persona, che per noi educatori e insegnanti tipicamente disciplinare. Eliminato completamente l’ambito della lettura e interpretazione delle fonti, elemento fondamentale dello studio storico, mentre vengono inseriti contenuti specifici come Piccola vedetta lombarda, i martiri del Belfiore, le 5 Giornate di Milano, Anita Garibaldi, Salvo d’Acquisto che il Consiglio considera contenuti e non conoscenze fondanti, inoltre da molte parti sono state indirizzate critiche a queste nuove Indicazioni, come, per esempio: il documento viene criticato per descrivere una «scuola ideale» che non tiene conto della complessità quotidiana, delle risorse limitate e delle sfide che i docenti affrontano. Le Nuove Indicazioni sono accusate di appiattire la complessità del reale, in particolare nelle discipline scientifiche, e di utilizzare un linguaggio troppo semplicistico. Si lamenta un eccessivo ritorno a percorsi chiusi e lineari, con una visione identitaria e «occidentalocentrica» della Storia, giudicata pericolosa per la formazione delle nuove generazioni. Diverse voci critiche hanno segnalato una tendenza a marginalizzare le differenze e a limitare la libertà di insegnamento, con un «modello» di maestro a cui uniformarsi piuttosto che un pluralismo di approcci. La coordinatrice della Commissione tecnica di riforma delle Nuove Indicazioni Nazionali, Loredana Perla ha precisato, quindi, con una lettera inviata a Orizzonte Scuola, che il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione non ha richiesto modifiche radicali alle Nuove Indicazioni Nazionali, bensì integrazioni per rendere il testo più funzionale al contesto scolastico. Tuttavia, il CSPI, nel richiamare il concetto di «comunità», afferma che l’educazione non è esclusiva prerogativa della scuola e quindi non è «confinata alle aule scolastiche», così come si evince dal testo delle Indicazioni, ma è un processo che direttamente e indirettamente «coinvolge una vasta rete di attori e contesti» che contribuiscono al processo di crescita e formazione degli individui. Ancora il CSPI in merito al concetto di essere cittadini italiani, nell’esprimere il proprio parere, afferma che nel testo, sebbene sia esaltata la centralità della persona, il concetto di citta-

3 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2025 Editoriale alle risorse digitali e il rischio di dipendenza da strumenti tecnologici. Nelle scuole italiane, spesso caratterizzate da un divario tecnologico tra istituti, il rischio è che l’IA amplifichi le disuguaglianze già esistenti. Questioni etiche: quali rischi? Le questioni etiche legate all’IA nella scuola includono: 1. 1. Privacy e protezione dei dati: Le piattaforme educative alimentate dall’IA raccolgono enormi quantità di dati sugli studenti. È essenziale garantire che questi dati siano gestiti in modo trasparente e sicuro, rispettando il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) dell’Unione Europea. 2. 2. Bias e discriminazioni algoritmiche: Gli algoritmi di IA possono perpetuare o amplificare pregiudizi se non sono progettati correttamente. Ad esempio, un sistema di valutazione automatizzato potrebbe penalizzare inconsapevolmente studenti provenienti da contesti socioeconomici svantaggiati. 3. 3. Dipendenza dalla tecnologia: L’uso massiccio di strumenti digitali può ridurre la capacità critica e creativa degli studenti, se non accompagnato da un’educazione equilibrata che valorizzi anche il pensiero umano. 4. 4. Ruolo degli insegnanti: L’IA non deve essere vista come una sostituta degli insegnanti, ma come uno strumento complementare. È essenziale evitare una «de-umanizzazione» dell’educazione e promuovere un modello che metta al centro il rapporto umano. La Scuola ha un ruolo cruciale nell’educare le nuove generazioni non solo all’uso delle tecnologie, ma anche alla comprensione critica e consapevole dei loro impatti etici e sociali. Inserire l’etica dell’IA nei programmi scolastici potrebbe favorire lo sviluppo di cittadini consapevoli e responsabili, capaci di affrontare le sfide di una società sempre più digitale. Tra le proposte concrete, si potrebbero introdurre: sono, in particolare, le nostre studentesse e i nostri studenti; ma, al contempo, siamo anche noi, docenti ed educatori, che abbiamo il desiderio di formarci e aggiornarci per rendere solida una proposta educativa che sia coerente con i nostri ideali, coi nostri valori, che possa, quindi, favorire una generazione di persone educate ai valori della condivisione, dell’ascolto e della comunità e al suo bene. Competenze digitali e Intelligenza Artificiale: tra entusiasmo e prudenza Il tema più dibattuto è l’inclusione, nel curricolo di base, di pensiero computazionale, educazione ai dati e IA. Il CSPI, nel parere del 30 giugno, elogia le finalità ma chiede «chiarezza terminologica e una strategia organica» che eviti improvvisazioni, salvaguardi la centralità del docente e garantisca formazione continua. Qui la tradizione educativa cattolica può offrire un prezioso discernimento etico: tecnologia sì, ma al servizio della persona, della giustizia e del bene comune. L’introduzione e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale (IA) stanno rapidamente trasformando molti ambiti della società, così nella Scuola. Questo cambiamento porta con sé opportunità straordinarie, ma anche importanti domande etiche. Comprendere il rapporto tra IA, etica e scuola è fondamentale per promuovere un’educazione inclusiva, consapevole e al passo con i tempi. IA nella Scuola italiana: opportunità e domande In Italia, l’intelligenza artificiale sta entrando nel sistema educativo attraverso strumenti di apprendimento personalizzato, applicazioni per l’analisi dei dati scolastici e piattaforme di gestione didattica. L’IA offre la possibilità di adattare l’insegnamento ai bisogni individuali degli studenti, migliorando l’accesso all’educazione e l’inclusione. Ad esempio, gli algoritmi possono supportare studenti con difficoltà di apprendimento o disabilità attraverso software di assistenza e programmi personalizzati. Tuttavia, l’introduzione di queste tecnologie solleva domande etiche rilevanti, come la protezione dei dati personali, l’equità di accesso

4 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2025 Editoriale l’ordinanza ministeriale insiste a proposito di una valutazione delle competenze dichiarate e acquisite. La forma ancora ambigua, come dicevo, è riferita non già alla legge e alle linee guida, tutto sommato buone, ma a un’attività che da molti colleghi è stata vissuta come aggiuntiva e calata dall’alto rispetto ai compiti già presenti. La situazione attuale mostra una mancanza di continuità: il sistema scuola dovrebbe trovare una sintesi intorno a diversi stili di insegnamento, un’attenzione alla realtà scolastica, perché non si creino distanze tra norme e prassi didattica, tali da determinare una dissociazione dei docenti dai quadri di riferimenti normativi. Infine, in una prospettiva di miglioramento, la produzione e la pubblicazione dei documenti della Scuola, dal RAV al PDM, dal Patto di Corresponsabilità al PTOF, devono rispondere alla reale attività prodotta dalle scuole ed essere oggetto di una frequente e attenta revisione e rispondere al continuo cambiamento delle effettive situazioni scolastiche. In caso contrario potrebbe succedere, e l’Educazione civica finirebbe per farne le spese, una eccessiva produzione documentaria nelle scuole non sempre aderente alle pratiche, dando origine al ritornello troppo noto: c’è troppa burocrazia nella scuola! La burocrazia a cui si fa riferimento, spesso in senso negativo, consiste nella compilazione meccanica e vuota di carte sconnesse dalla realtà, mentre il mondo della scuola ha bisogno di strumenti e di impegno per migliorare la realtà con la partecipazione di tutti in vista del bene comune. Tre riflessioni finali… e provvisorie 1. Ecco, io faccio nuove tutte le cose (Ap 21,5) Le riforme non sono mai neutrali: possono alimentare paura o generare speranza. Come educatori cristiani scegliamo la seconda via. Accogliamo con spirito critico e costruttivo le Indicazioni 2025, certi che «la carità educa» e che l’innovazione, abitata dallo Spirito, può diventare strumento di liberazione e di crescita • Corsi dedicati al pensiero critico e all’etica digitale • Formazione specifica per gli insegnanti sull’uso responsabile delle tecnologie • Collaborazioni tra scuole, università, aziende tecnologiche e associazioni per sviluppare competenze avanzate sull’IA Le nuove Linee Guida di Educazione Civica (D.M. 183/2024) Già da quest’anno le nostre programmazioni dovranno integrare i tre nuclei indicati dal decreto Valditara: Costituzione, Sviluppo economico e sostenibilità e Cittadinanza digitale, per un totale di 33 ore annuali. È un’impostazione che dialoga bene con la dottrina sociale della Chiesa: cura della casa comune, cultura del lavoro dignitoso, educazione alla legalità e alla pace, tuttavia non esente da problemi nel senso che diventa importante chiedersi in che modo le diverse scuole hanno valutato la competenza dell’Educazione civica durante l’anno e come sarà possibile, in sede di esame attraverso un colloquio, valutare le competenze maturate, definite dal curriculo d’istituto, laddove fosse presente. La mia sensazione, niente di più, è che si potrà valutare l’Educazione civica, ma la stessa sarà una valutazione, nella maggioranza dei casi, sulle conoscenze; in questa direzione agirò anch’io, data la forma ancora ambigua dell’insegnamento dell’Educazione civica, che si sedimenta in una tradizione scolastica lontana dalla didattica per competenze; eppure,

5 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2025 Editoriale da programmi vastissimi, scadenze strette, e un’ansia diffusa di «finire tutto». Ma ci chiediamo abbastanza spesso cosa davvero resta negli studenti, una volta che il voto è assegnato e l’anno è finito? Non molte cose, ma profondamente ci invita a riscoprire la qualità dell’apprendimento. A privilegiare l’essenziale, a coltivare comprensione vera e duratura, piuttosto che accumulare nozioni frammentate. A fermarci dove serve, ad approfondire, a tornare indietro quando è necessario, senza paura di «rallentare». In un mondo dove tutto scorre veloce, educare profondamente significa anche offrire agli studenti un tempo diverso, un tempo per riflettere, per comprendere, per fare domande. Significa fare in modo che ciò che imparano diventi parte di loro, che si sedimenti e li trasformi. E per farlo, servono anche docenti che si autorizzano a scegliere, a selezionare, a dare peso e valore a ciò che conta. Non inseguire tutto, ma curare bene ciò che si sceglie di trasmettere. Questa è forse la vera sfida di oggi: non aggiungere, ma alleggerire per andare più a fondo. Perché la profondità è ciò che dà senso a ciò che facciamo. Rimettere al centro questa idea di educazione significa anche dare senso al nostro ruolo, come docenti: non semplici esecutori, ma costruttori di orizzonti, capaci di incidere e risuonare. per tutti i nostri ragazzi. Viviamo in un’epoca di incertezze: crisi ambientali, cambiamenti tecnologici rapidissimi, conflitti, nuove sfide educative e sociali. In questo contesto, la scuola rischia spesso di restare ancorata a vecchie logiche: programmi frammentati, nozioni scollegate dalla realtà, valutazioni più attente al «quanto» che al «come» e «perché». Educazione come perfezionamento della persona. Per Tommaso d’Aquino l’educazione è un processo di perfezionamento dell’uomo secondo la sua natura razionale. L’essere umano è dotato di intelligenza e volontà: educare significa aiutare l’uomo a sviluppare la sua ragione e a orientare la volontà al bene. L’educazione ha quindi una dimensione etica e spirituale, non solo intellettuale. 2. L’educazione deve insegnare a vivere (Edgar Morin) Non si tratta solo di imparare date, formule o definizioni: si tratta di formare menti che sappiano pensare la complessità, che accettino il dubbio come parte del sapere, che sappiano collegare ciò che è separato. È per questo che Morin ci invita a «navigare in un oceano d’incertezze attraverso arcipelaghi di certezze»: perché non viviamo in un mondo semplice, e la vera educazione è quella che prepara alla vita vera, non a un esercizio scolastico. Oggi più che mai, la scuola deve diventare un laboratorio di umanità, dove si coltivano conoscenze ma anche empatia, spirito critico, responsabilità e collaborazione. Dove l’errore non è una colpa, ma un’occasione per capire. Dove si insegna a pensare, a scegliere, a vivere insieme. Rimettere al centro questa idea di educazione significa anche dare senso al nostro ruolo, come docenti e come studenti: non semplici esecutori, ma costruttori di futuro. 3. Non multa, sed multu (Quintiliano) In questa breve massima, Quintiliano ci offre un principio pedagogico che, a duemila anni di distanza, suona più attuale che mai. Viviamo in un tempo in cui la scuola è spesso pressata

6 Spiritualità LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2025 Padre Giuseppe Oddone, Consulente ecclesiastico nazionale UCIIM Elezione di Leone XIV: un invito ad avvicinarci a Sant’Agostino È stato eletto Papa l’ 8 maggio 2025 il Card. Robert Francis Prevost, ex generale dell’Ordine degli Agostiniani dal 2001 al 2013, poi vescovo missionario in Perù nella diocesi di Chiclayo dal 2014 al 2023; infine è stato richiamato a Roma da Papa Francesco nel gennaio del 2023 e nominato Prefetto del Dicastero dei Vescovi, Presidente della Pontificia commissione dell’America Latina e creato Cardinale il 20 settembre del 2023. Ha preso il nome di Leone XIV. L’elezione a Sommo Pontefice di un figlio spirituale di Sant’Agostino rappresenta un invito ad approfondire il legame profondo e significativo che egli ha con questo Santo. È un’affinità interiore che si è manifestata subito in vari aspetti: prima di tutto come religioso, perché la sua formazione spirituale si è ispirata e continua ad ispirarsi direttamente alla vita, agli scritti e alla spiritualità del grande Dottore della Chiesa, che ha posto l’accento sulla vita comune, la ricerca di Dio, l’interiorità, l’amore fraterno e il servizio alla Chiesa. Prima di diventare Papa, come superiore generale, P. Robert Francis Prevost è stato moderatore e responsabile dell’Istituto Patristico Augustinianum di Roma. Questo istituto è un centro di studi di altissimo livello specializzato nella patristica, con un’attenzione particolare alle opere e alla spiritualità di Sant’Agostino. Nei primi anni del suo sacerdozio, dopo la sua formazione accademica, dal 1988 al 1999, l’attuale Papa è stato formatore di seminaristi in Perù, nella diocesi di Trujillo, ed insegnante di Diritto canonico, Patristica e Morale, attualizzando la figura di Sant’Agostino come maestro. Lo stemma episcopale e papale di Leone XIV è tipicamente agostiniano: sotto la tiara papale e le due chiavi, una color oro e l’altra color argento, segni del potere papale, lo scudo araldico è diviso trasversalmente in due parti: sopra in campo azzurro un giglio, simbolo tradizionale della Vergine Maria, sotto in campo bianco il rosso libro, che rappresenta sia la parola di Dio sia le opere di Sant’Agostino; il libro è sormontato da un cuore rosso porpora coronato di fiamme e trafitto da una freccia. È un chiaro riferimento alla Sacra Scrittura e alla sua interpretazione allegorica che fa riferimento al cuore umano bersaglio dell’amore di Dio: Lam. 3,1: «Posuisti quasi signum ad sagittam» (Mi hai posto come un bersaglio per la tua saetta) e alle Confessioni IX,2,3 «Sagittaveras tu cor meum charitate tua» (Hai saettato il mio cuore con il tuo amore). Anche il motto episcopale e papale di Papa Leone è tratto da Sant’Agostino ed allude al mistero della Chiesa come Christus totus, corpo mistico di Cristo: In Illo Uno Unum (Esposizione sul Salmo 127,3) ossia «in quell’Uno (Cristo) siamo una cosa sola». Con queste parole, Agostino sottolinea l’unità dei cristiani in Cristo, nonostante la loro molteplicità. Questo motto è un chiaro segno dell’influenza agostiniana sul suo pontificato e sulla sua visione della Chiesa. Anche quando si è presentato alla loggia di San Pietro ha citato un’altra celebre frase agostiniana, che ha fatto da sfondo a tutto il suo discorso: Per voi sono vescovo, con voi sono cristiano. È tratta da un discorso di Agostino, SANT’AGOSTINO, MAESTRO DI SCUOLA, DI FEDE E ORATORE CRISTIANO

7 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2025 Spiritualità che nella Chiesa hanno compiti di insegnamento e di predicazione. Dopo i primi studi ampliò la sua formazione a Tagaste e Madaura e la completò a Cartagine. Poi Agostino intraprese la carriera di maestro di retorica e iniziò la sua attività di insegnante: essa durò 13 anni dal 373 al 386 prima a Tagaste, poi a Cartagine, all’epoca una delle città più importanti dell’Impero Romano, dove operò per diversi anni. Qui la sua reputazione crebbe rapidamente, attirando numerosi studenti. Tuttavia, insoddisfatto della condotta morale dei suoi allievi e della superficialità dei suoi colleghi, decise di trasferirsi. La tappa successiva fu Roma, dove sperava di trovare studenti più disciplinati e un ambiente più stimolante. Sebbene la sua esperienza romana non fosse del tutto priva di delusioni, essa costituì un periodo di ulteriore crescita professionale. La sua ricerca di un incarico più prestigioso lo portò infine a Milano, che all’epoca era la capitale di fatto dell’Impero d’Occidente. Qui nel 384 d.C. ottenne la cattedra di retorica imperiale, quella più prestigiosa fra tutte. Il suo periodo come insegnante in questa città non solo affinò le sue doti oratorie, ma gli permise anche di approfondire le dinamiche della comunicazione e dell’apprendimento. Milano si rivelò un punto di svolta decisivo nella sua vita. Entrò in contatto con il vescovo Ambrogio; fu profondamente influenzato dalle sue prediche e dalla sua profondità intellettuale e nel 387 Agostino si convertì al cristianesimo e ricevette il battesimo. Agostino maestro di fede e oratore cristiano Divenuto cristiano e successivamente sacerdote e vescovo, Agostino ripensò al suo insegnamento. Confessò di aver venduto nel passato una vittoriosa loquacità e di aver servito alla vanità. Sentì l’esigenza di ridimensionare gli ideali di quella scuola di cui era stato discepolo e maestro, di mettersi al servizio non della vanità e del successo mondano, ma della verità; propose un nuovo modello di maestro e di oratore con un bagaglio culturale desunto che riassume il suo metodo pastorale e che è opportuno citare nella sua completezza: «Nel momento in cui mi dà timore l’essere per voi, mi consola il fatto di essere con voi. Per voi infatti sono vescovo, con voi sono cristiano. Quel nome è segno dell’incarico ricevuto, questo della grazia, quello è occasione di pericolo, questo di salvezza». (Sermo 340,1). Agostino maestro di scuola Agostino nacque a Tagaste, nell’attuale Algeria, nel 354 d.C. La sua formazione iniziale fu di tipo grammaticale e retorica, discipline fondamentali nell’istruzione romana dell’epoca che orientava all’attività politica e forense. Fin da giovane, mostrò una spiccata intelligenza e un’innata attitudine per la lingua latina, distinguendosi per la sua capacità di comprendere e manipolare il linguaggio con giochi di parole, con parallelismi ed antitesi, con rime ed assonanze, con le clausole musicali e ritmiche per concludere un periodo, con la padronanza dei vari stili oratori, con l’attenzione al pubblico a cui si rivolgeva. Studiò i manuali dei grandi retori latini, in particolare di Cicerone e di Quintiliano, amò in particolare il poeta Virgilio, assorbendone lo stile e la profondità di pensiero. Questa base classica, sebbene inizialmente rivolta a una carriera laica, si rivelò fondamentale per la sua futura attività di insegnante prima e poi di predicatore e scrittore, fornendogli gli strumenti per esprimere concetti complessi con chiarezza ed efficacia. Scrisse lui stesso da vescovo un completo trattato di retorica, il De doctrina christiana, rivolto in particolare a tutti coloro

8 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2025 Spiritualità dolle dell’anima e come un aratro affonda nel campo del cuore. Tuttavia egli non rinnega la retorica, ma la cristianizza. Per lui, la bellezza e l’efficacia del linguaggio non sono fini, ma strumenti al servizio della verità divina. Egli riprende pertanto la distinzione tradizionale della retorica classica: lo stile semplice se devi insegnare, lo stile medio o temperato se vuoi dilettare e piacere all’uditorio, lo stile sublime se devi persuadere. Tuttavia un predicatore efficace deve essere in grado di passare agilmente da uno stile all’altro a seconda dell’argomento e dell’effetto desiderato sull’uditorio. Tutti i sermoni di Agostino manifestano questa flessibilità, e dimostrano come la retorica, lungi dall’essere una tecnica vuota, può essere un veicolo potente per la verità e la salvezza. Un predicatore o uno scrittore cristiano deve essere in grado di variare il suo stile a seconda dell’obiettivo. Le sue proposte possono valere anche per l’insegnante che si trova davanti a classi diverse o in particolari situazioni emotive. Lo stile umile o semplice L’oratore cristiano utilizza prevalentemente lo stile semplice quando insegna e presenta ai credenti i misteri della fede o spiega la Sacra Scrittura. Esso esige un tono familiare e discorsivo che annulli le distanze e sia attento alle reazioni emotive. Agostino cerca anche di instaurare un dialogo con l’uditorio, di renderlo attore e non solo ascoltatore, talvolta addirittura dialoga con i personaggi del Nuovo Testamento di cui si sta parlando, come Pietro, Paolo, Marta, Zaccheo. Vi è poi l’aspetto dialettico e argomentativo, che risveglia l’attività dell’intelligenza, presentando con chiarezza di linguaggio e semplicità la verità di fede e risolvendo le difficoltà, prevalentemente per i credenti nella linea del crede ut intelligas: un invito ad accendere la propria fede per poter comprendere. Per Agostino la fede potenzia l’intelligenza. non solo dalle discipline retoriche, ma soprattutto dalla fede e dalla Sacra Scrittura. In questa prospettiva il maestro cristiano ha come compito principale di illuminare la mente, di penetrare il cuore dell’allievo o dell’ascoltatore, di suscitare la fede. Per tale motivo egli deve fare prima l’esperienza di ascesa a Dio: un viaggio interiore, una navigazione, una corsa, una salita sulla scala degli esseri fino a toccare personalmente Dio in Gesù Cristo, Verbo di Dio. Ma il Verbo è disceso a noi nel mistero della creazione, dell’incarnazione, della sacra scrittura, della Chiesa, dei poveri, continua a scendere nell’insegnamento cristiano e nella predicazione. Il maestro o l’oratore cristiano, talora con una personale sofferenza ma sempre nella carità, deve farsi piccolo con i piccoli, adattarsi al loro linguaggio e alla loro comprensione. Tra il maestro ed il discepolo, tra il predicatore e l’oratore deve crearsi una forma di inabitazione reciproca che sviluppa un intimo scambio di sentimenti e di concetti (1). È l’amore di Cristo che si è umiliato fino alla morte in croce l’anima e lo stimolo di ogni insegnamento e di ogni predicazione: tutti, maestro ed alunni, predicatori ed uditori, siamo suoi condiscepoli. Cristo ha rivoluzionato anche il linguaggio, che deve essere essenzialmente umile, perché è un messaggio di salvezza rivolto a tutti gli uomini, specialmente agli ultimi e agli emarginati, descritti solitamente nella retorica tradizionale pagana con un linguaggio sprezzante e caricaturale. L’oratore cristiano e la distinzione dei tre stili Agostino riconosce l’importanza e la necessità del sermo humilis per la predicazione cristiana. L’idea principale è che il discorso umano deve riflettere la parola del Dio vivente, che scende e penetra come una spada fino alle mi- (1) Presenza intima e costante: quella di Dio nell’uomo, secondo la teologia cattolica, è la prerogativa principale dello stato di grazia.

9 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2025 Spiritualità le l’ardore dell’animo: gli ornamenti retorici non sono direttamente ricercati, ma nascono dall’impeto emotivo. In genere si ricorre quasi senza accorgersene a figure di pensiero come a interrogative incalzanti e spezzate, ad apostrofi agli ascoltatori, a illuminanti metafore, ad esempi del passato, ad accumulazione di termini con enumerazioni e paradossi, in alcuni casi ad ironia sferzante, ma anche ad anafore ed epifore, cioè a periodi che incominciano e finiscono con la stessa parola; importante è ricostruire e demolire i meccanismi psicologici di difesa che l’uditore inconsciamente vive. Agostino ricorre allo stile sublime in alcuni suoi sermoni, in particolare quando cerca senza acidità moralistica ma con fraternità di distogliere i cristiani dall’avarizia, dall’adulterio, dai disordini sessuali, dalla piaga della prostituzione e degli spettacoli immorali, proponendo e demolendo le motivazioni degli ascoltatori che ritenevano questo un segno di civiltà e di libertà. Egualmente con intensa carica emotiva, con un ritmo spezzato come in un singhiozzo, Agostino si rivolge ai suoi fedeli e a coloro che avevano cercato riparo nella provincia d’Africa, parlando della distruzione di Roma del 410 per opera di Alarico, e mostrando la falsità delle obiezioni di coloro che davano la colpa ai cristiani di questa enorme sventura, segno della decadenza dell’impero. Occorre tuttavia aggiungere che un buon oratore cristiano sa variare gli stili all’interno del suo discorso e passare da uno stile ornato ed empatico, prevalentemente nell’esordio, allo stile semplice nel presentare la verità cristiana, per arrivare allo stile sublime nel persuadere gli ascoltatori a vivere concretamente la loro fede. Un’ultima osservazione agostiniana: per essere un buon oratore cristiano, prima devi essere un orante, perché nelle mani di Dio siamo noi e i nostri discorsi. È lo Spirito di Dio che «in quell’ora», l’ora del nostro discorso ai fratelli, interviene nelle parole dell’oratore e le rende efficaci. Lo stile semplice si avvale in particolare della sentenza, ossia di una frase inaspettata, acuta e penetrante, sostenuta da un’intensa emozione, che avvicina i due poli opposti, il tempo e l’eternità, la miseria e la misericordia, la sofferenza terrena e la beatitudine celeste, il peccato e la grazia, l’uomo e Dio. Lo stile medio o temperato Agostino apprezza anche lo stile medio, che era molto ricercato dai suoi ascoltatori. Esso ha la finalità di piacere agli ascoltatori e di dilettare e viene proposto particolarmente nel celebrare le feste cristiane: il mistero della Trinità, l’Incarnazione con il rapporto tra la natura umana e divina in Cristo, la nascita di Gesù, la sua vita terrena, la passione, la resurrezione, la bellezza del creato. Questo stile non ha una sua funzione autonoma, come per gli oratori pagani e i sofisti, ma è sempre al servizio dello stile semplice che insegna, o dello stile sublime che persuade. Nel creare bellezza e diletto lo stile medio si avvale di alcune tecniche di cui Agostino è insuperabile maestro e modello: il parallelismo di struttura e di pensiero, le figure di ritmo e di suono con allitterazioni e assonanze, le antitesi che sono nella struttura stessa della fede cristiana, le gradazioni, in genere con periodi semplici e brevissimi che martellano con insistenza un’idea, si richiamano a vicenda e si imprimono nella memoria per le clausole ritmiche e per la rima e portano l’uditore a passare dal diletto esteriore alla verità espressa nel mistero cristiano. Lo stile sublime Quando l’oratore cristiano deve convertire o stimolare all’amore di Dio e dei fratelli o al dolore per gli scandali nella Chiesa adotta una nuova forma di stile, lo stile sublime. Esso presuppone un’intensa carica emotiva, una sofferenza interiore davanti agli errori di cristiani coinvolti nell’avarizia, nella lussuria, nello scandalo. Nello stile sublime è essenzia-

10 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2025 Le ricerche sugli apprendimenti hanno da tempo suscitato grandi discussioni, in primis sulla loro utilità, cioè se sono attendibili dati originati da test standardizzati a fronte della variabilità di persone in crescita, ognuno in base ad un proprio stile di apprendimento, secondariamente se sono confrontabili data la diversità dei sistemi scolastici cui sono sottoposti, per storia e caratteristiche territoriali. In terzo luogo se il valore attribuito agli alunni consente di risalire alla valutazione degli insegnanti, oppure se sono di aiuto alle politiche scolastiche per direzionare i finanziamenti e le riforme. Inoltre la discussione è ancora aperta sulla opportunità di indagare solo discipline di carattere cognitivo oppure estendere il controllo anche alle così dette competenze trasversali ed alla partecipazione civile.(1) Si tratta di procedure collegate con lo sviluppo economico, per cui migliori performance scolastiche aiutano i Paesi a progredire, oppure sono le esigenze del medesimo sviluppo che hanno bisogno di competenze sempre più elevate. Molti accusano i sistemi scolastici di essere succubi dell’economia, la quale a sua volta è all’interno della globalizzazione e quindi viene richiesto agli apprendimenti di essere confrontabili perché competitivi, soprattutto in quelle competenze che più hanno a che fare con il progresso tecnologico e la cultura aziendale. Per altri gli studenti devono far uso della tradizione culturale e della capacità che essa ha di formare lo spirito critico e promuovere la capacità creativa, pensando ad una valutazione che valorizzi la persona che apprende e le chieda di padroneggiare i contenuti e le modalità di costruzione della conoscenza per potersi meglio predisporre a proseguire nell’indagine (1) https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-direttorio/int-dir-2024/Scotti-invalsi-27.06.2024.pdf della realtà sociale e culturale. I due versanti sembrano molto lontani tra di loro, ma si stanno riavvicinando, in quanto l’economia ha sempre più bisogno della cultura umanistica e la produzione deve soddisfare bisogni integrati, che guardano non soltanto al profitto, ma anche al benessere individuale e sociale e oggi diremmo anche ambientale, così come chi è immerso nello studio non solo trae profitto dai supporti delle tecnologie, ma richiede che le conoscenze non vengano tratte solo dai libri, ma anche dall’esperienza, compresa quella del lavoro. Entriamo in una fase in cui la valutazione non può più soltanto identificarsi con le performance, ed anche le ricerche internazionali, pur mantenendo il loro rigore, stanno orientandosi a considerare altre realtà oltre alle tradizionali discipline scolastiche, così come per altro verso anche la valutazione svolta nell’intimità dell’aula ha bisogno di aprirsi e confrontarsi, in modo da rendere più partecipati i risultati per un loro controllo sociale. Sarebbe interessante riconsiderare sia le competenze cognitive, sia quelle non cognitive, che stanno entrando pesantemente tra le preoccupazioni educative dei sistemi formativi in diversi Paesi in balìa di manifestazioni di disagio da parte dei giovani e richiedono un grosso recupero della dimensione relazionale. L’Italia ha cercato fin qui di tenere in equilibrio i due versanti, quello delle prove standardizzate, intensificato con il lavoro dell’INVALSI e quello della valutazione formativa, anche se più volte si sono avuti degli sbilanciamenti, riportando i dati dell’Istituto Nazionale all’interno del profilo degli studenti, oppure limitandoli ad osservazioni sul sistema, spesso in conflitto con i voti degli esami di maturità, per segnalare i divari tra le varie parti del territorio. I risultati PISA hanno rivelato uno scadiLA FEBBRE E IL TERMOMETRO (IN MARGINE AI DATI PISA) (1) Gian Carlo Sacchi, esperto di politiche scolastiche

I LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2025 XXVII CONGRESSO NAZIONALE STRAORDINARIO Roma, 7-9 NOVEMBRE 2025 PROGETTARE IL NOSTRO FUTURO INSIEME: IN CAMMINO PER UN PATTO EDUCATIVO COMUNE MODULISTICA PER LE OPERAZIONI PRECONGRESSUALI

II LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2025 INDIZIONE XXVII CONGRESSO NAZIONALE STRAORDINARIO Viste le dimissioni della sottoscritta quale Presidente Nazionale, rassegnate il 24 marzo 2025. Visto l’articolo 7 dello Statuto UCIIM. Visto l’articolo 5 del Regolamento Organico Nazionale UCIIM. Viste le delibere del Consiglio Nazionale e del Consiglio delle Regioni del 3 aprile 2025. È INDETTO il XXVII Congresso nazionale straordinario UCIIM, che sarà celebrato in Roma nei giorni 7-8-9, del mese di novembre 2025, con il seguente Ordine del Giorno: 1. Tema congressuale: “PROGETTARE IL NOSTRO FUTURO INSIEME: IN CAMMINO PER UN PATTO EDUCATIVO COMUNE”. 2. Elezione della Presidenza del Congresso. 3. Approvazione del Regolamento Congressuale. 4. Designazione della Segreteria congressuale. 5. Designazione della Commissione verifica poteri. 6. Designazione della Commissione elettorale. 7. Designazione dei Componenti dei seggi elettorali. 8. Relazione del Presidente nazionale. 9. Relazione del Segretario nazionale. 10. Relazione dell’Amministratore. 11. Relazione del Presidente dei Revisori dei Conti. 12. Discussione e votazione delle mozioni. 13. Modifiche allo statuto. 14. Approvazione delle linee progettuali per il prossimo quadriennio. 15. Operazioni elettorali inerenti: Presidente Nazionale e Consiglio di Presidenza, Consiglio Nazionale, Collegio dei Revisori dei Conti, Comitato dei Probiviri. Sono parte integrante della presente INDIZIONE • REGOLAMENTO DELLE OPERAZIONI PRECONGRESSUALI • MODULISTICA PER SEZIONI: Ò Allegato A: Modello verbale delle elezioni sezionali. Ò Allegato B: Modello delega sezionale. Ò Allegato C: Modello subdelega sezionale. • MODULISTICA PER REGIONI: Ò Allegato D: Modello verbale delle elezioni regionali. Ò Allegato E: Modello delega regionale. Ò Allegato F: Modello subdelega regionale 5 aprile 2025 Rosalba Candela Presidente Nazionale dimissionaria

III LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2025 PARTE I DIRITTO DI PARTECIPAZIONE AL CONGRESSO Art. 1 1. Il XXVI Congresso nazionale sarà celebrato a Roma dal 7 AL 9 Novembre 2025. Art. 2 1. Hanno diritto a partecipare alle varie fasi congressuali i Soci regolarmente iscritti per l’anno sociale 2024. Art. 3 1. Al Congresso nazionale prendono parte, con diritto di parola e di voto, i Delegati eletti dai Congressi regionali. 2. Vi partecipano con il solo diritto di parola, a meno che non siano Delegati, i Componenti del Consiglio delle Regioni. 3. Sono ammessi a partecipare, come Uditori, i Soci iscritti all’Associazione, secondo quanto previsto dell’art. 2 del presente Regolamento. PARTE II CALENDARIO DELLE ELEZIONI DEI DELEGATI Art. 4 1. Le elezioni dei Delegati (Assemblee sezionali e Congressi Regionali) si svolgono dal 10 settembre al 20 ottobre 2025, previa intesa tra Consigli sezionali e regionali. 2. L’Assemblea sezionale e il Congresso regionale sono validamente costituiti in 1a convocazione se sono presenti o rappresentati per delega la metà più uno degli aventi diritto al voto, in 2a convocazione (almeno 24 ore dopo) qualunque sia il numero degli aventi diritto intervenuti. 3. La documentazione dell’Assemblea sezionale viene inviata, entro 5 giorni, per e-mail, alle Presidenze regionale e nazionale ed è presentata in originale, in sede di Congresso regionale, da un Delegato (art. 8/5 del presente Regolamento). 4. Entro il 25 ottobre 2025 vengono trasmessi, alla seguente e-mail uciim@pec.it, i Verbali dei Congressi regionali con gli esiti delle operazioni elettorali, unitamente ai certificati di delega e ad eventuali mozioni congressuali. PARTE III ASSEMBLEE SEZIONALI Art. 5 1. L’Assemblea sezionale per l’elezione dei Delegati al Congresso regionale è indetta dal Presidente sezionale almeno 15 giorni prima della sua celebrazione. 2. L’o.d.g. dell’Assemblea sezionale deve contenere: 2.1 la trattazione del tema congressuale 2.2 l’elezione del Presidente dell’Assemblea e la designazione degli altri Organi assembleari 2.3 la presentazione, la discussione e l’approvazione del Regolamento assembleare e delle mozioni 2.4 l’elezione dei Delegati al Congresso regionale REGOLAMENTO DELLE OPERAZIONI PRECONGRESSUALI

IV LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2025 3. All’Assemblea sezionale partecipano tutti i Soci regolarmente iscritti, in base all’art. 2 del presente Regolamento. Art. 6 1. L’Assemblea sezionale: 1.1 elegge il Presidente dell’Assemblea 1.2 designa l’Ufficio di Segreteria 1.3 designa la Commissione elettorale 1.4 designa il Seggio elettorale 2. I Componenti della Commissione elettorale e del Seggio elettorale possono coincidere. 3. L’Assemblea sezionale elegge, con voto diretto e segreto, i Delegati al Congresso regionale. 4. Il numero dei Delegati da eleggere è rapportato al numero dei Soci della Sezione. Considerando che ciascuno è portatore di n. 5 voti al Congresso regionale, il totale dei Soci diviso 5 darà il numero dei Delegati da eleggere (Vedi art. 24/1 del Regolamento organico nazionale). Al primo degli eletti vengono assegnati, oltre ai 5 voti base, anche eventuali voti restanti non attribuiti. Art. 7 1. La lista o le liste dei Candidati delegati sezionali deve/devono essere presentata/e alla Commissione elettorale sezionale. 2. Ogni lista di Candidati deve essere presentata da almeno tre Soci e deve essere firmata per accettazione dai Candidati. 3. Gli elettori possono esprimere un numero massimo di preferenze pari alla metà dei Delegati da eleggere. Eventualmente arrotondato per difetto. In ogni caso il numero minimo di preferenze non può essere inferiore a due. 4. È consentito il voto per delega ad un altro Socio della Sezione. Ogni Socio può avere una sola delega. 5. In caso di più liste, l’attribuzione dei Delegati eletti avviene col metodo proporzionale puro. Art. 8 1. Il Presidente dell’Assemblea sezionale, la Commissione elettorale e il Seggio elettorale sezionali sono responsabili del buon andamento delle operazioni elettorali. 2. Il Presidente sezionale trasmette alla Commissione elettorale sezionale il numero dei Soci della Sezione e l’elenco degli aventi diritto al voto. 3. La Commissione elettorale sezionale, in base all’art. 6 / comma 4 del presente Regolamento e alla documentazione trasmessa dal Presidente sezionale, determina il numero dei Delegati da eleggere e predispone l’elenco degli aventi diritto al voto, sul quale i votanti appongono la loro firma. 4. Il Seggio elettorale, ricevuta la documentazione dalla Commissione elettorale, esplica gli ulteriori adempimenti elettorali. 5. Dei lavori assembleari e delle operazioni elettorali vengono redatti verbali da depositare agli atti della Sezione e da inviare alle Presidenze nazionale e regionale. Art. 9 1. Il Presidente sezionale rilascia ad ogni Delegato al Congresso regionale il certificato di delega con il numero di voti di cui è portatore. 2. Se da una Sezione non dovessero partecipare al Congresso regionale tanti Delegati quanti sono quelli ai quali ha diritto, i voti della Sezione vengono suddivisi tra i Delegati partecipanti, a multipli di cinque, in ordine di elezione. Se dovesse intervenire al Congresso regionale un

V LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2025 solo Delegato, questi è portatore di tutti i voti della Sezione. 3. Il Delegato sezionale impossibilitato a partecipare al Congresso regionale può delegare un altro Delegato della stessa Sezione. Ogni delegato non può avere più di una sub-delega. 4. Se da una Sezione non partecipa alcun Delegato al Congresso regionale i voti vanno persi. PARTE IV CONGRESSI REGIONALI Art. 10 1. Il Congresso regionale per le elezioni dei Delegati al Congresso nazionale è indetto dal Presidente regionale almeno 50 giorni prima della sua celebrazione. 2. L’o.d.g. del Congresso regionale deve contenere: 2.1 la trattazione del tema congressuale 2.2 l’elezione del Presidente del Congresso e la designazione degli altri Organi congressuali 2.3 la presentazione, la discussione e l’approvazione del Regolamento congressuale e delle mozioni congressuali 2.4 l’elezione dei Delegati al Congresso nazionale 3. Votano i Delegati delle Sezioni della Regione, con diritto a tanti voti quanti sono i Soci che rappresentano. 4. I voti dei Delegati sezionali assenti al Congresso regionale, che non hanno prodotto delega, vengono distribuiti tra i Delegati della stessa Sezione, in ordine di elezione. Art. 11 1. Il Congresso regionale: 1.1 elegge il Presidente del Congresso 1.2 designa l’Ufficio di segreteria 1.3 designa la Commissione elettorale 1.4 designa il Seggio elettorale 2. La Commissione elettorale e il Seggio elettorale possono coincidere. 3. Il Congresso regionale elegge, con voto diretto e segreto, i Delegati della Regione al Congresso nazionale. 4. Il numero dei Delegati da eleggere è rapportato al numero dei Soci della Regione; considerando che ciascun Delegato regionale è portatore di n. 30 voti al Congresso nazionale, il totale dei Soci della Regione diviso 30 darà il numero dei Delegati da eleggere. Al primo degli eletti vengono assegnati, oltre ai 30 voti base, anche eventuali voti restanti non attribuiti. (Vedi art. 25/1 del Regolamento organico nazionale). 5. Qualora il numero dei Soci della Regione sia inferiore a 60, un solo Delegato sarà portatore di tutti voti. 6. Qualora in una Regione esista una sola Sezione, le operazioni elettorali si svolgono in un unico grado. Art. 12 1. La lista o le liste dei Candidati delegati regionali deve/devono essere presentata/e alla Commissione elettorale regionale. 2. Hanno diritto a candidarsi tutti i Soci della Regione regolarmente iscritti, in base all’art.2 del presente Regolamento. 3. Ogni lista di Candidati deve essere presentata da almeno 6 Delegati e deve essere firmata per accettazione dai Candidati. 4. Gli elettori possono esprimere un numero massimo di preferenze pari alla metà dei Delegati

VI LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2025 da eleggere, eventualmente arrotondato per difetto. In caso di più liste, l’attribuzione dei Delegati eletti avviene col metodo proporzionale puro. 5. È consentito il voto per delega ad un altro Delegato della Sezione. Ogni Delegato può avere una sola sub-delega. Art. 13 1. Il Presidente del Congresso regionale, la Commissione elettorale e il Seggio elettorale regionali sono responsabili del buon andamento delle operazioni elettorali. 2. Il Presidente regionale trasmette alla Commissione elettorale il numero complessivo dei Soci della Regione, il numero dei Soci di ogni Sezione e i verbali delle elezioni sezionali. 3. La Commissione elettorale regionale determina, in base all’art. 11/ comma 4 del presente Regolamento e alla documentazione trasmessa dalla Presidenza regionale, il numero dei Delegati da eleggere e predispone, in base ai verbali delle elezioni sezionali e ai certificati di delega dei Delegati sezionali, l’elenco degli aventi diritto al voto, sul quale i Votanti appongono la loro firma. 4. Il Seggio elettorale, ricevuta la documentazione dalla Commissione elettorale, esplica gli ulteriori adempimenti elettorali. 5. Sulle schede elettorali va indicato il valore in numero di voti (ad es.: 1 voto, 2 voti, 5 voti,10 voti), al fine di utilizzare tagli diversi di schede, che non permettano, tra l’altro, l’individuazione degli Elettori. 6. Dei lavori congressuali e delle operazioni elettorali vengono redatti verbali da depositare agli atti della regione, da inviare alla Presidenza nazionale entro e non oltre il 25 ottobre 2025 e da far pervenire alla Commissione verifica poteri del Congresso nazionale, tramite un Delegato al Congresso medesimo. Art. 14 1. Il Presidente regionale rilascia ad ogni Delegato al Congresso nazionale il certificato di delega con il numero di voti di cui è portatore. 2. Se da una Regione non dovessero partecipare al Congresso nazionale tanti Delegati quanti sono quelli ai quali ha diritto, i voti della Regione vengono suddivisi tra i Delegati partecipanti, a multipli di trenta, in ordine di elezione; se dovesse intervenire al Congresso nazionale un solo Delegato, questi è portatore di tutti i voti della Regione. 3. Il Delegato regionale impossibilitato a partecipare al Congresso nazionale può farsi rappresentare, con delega scritta, da un altro Delegato della stessa Regione. Ogni delegato non può avere più di una sub-delega. 4. Se da una Regione non partecipa alcun Delegato al Congresso nazionale, i voti della Regione vanno persi. PARTE V RINVIO ALLO STATUTO E AL REGOLAMENTO ORGANICO NAZIONALE Art. 15 1. Per quanto non specificato nel presente Regolamento, si rimanda allo Statuto e al Regolamento organico dell’Associazione.

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