Marzo-Aprile 2019
13 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXVI - Numero 3-4 - Marzo-Aprile 2019 gure siano deviazioni. Se fissiamo questi due nuclei concettuali (internet è qui, non si torna indietro; inter- net contribuisce a configurare diversamente il mondo e il nostro modo di starci) e li pro- iettiamo sul terreno entro cui si teorizzano e praticano le attività educative correnti, istituzionali e no, non c’è difficoltà a rico- noscere quanto siamo ancora distanti dal- l’obiettivo di accoglierli, quei nuclei, e co- struirvi attorno quadri sufficientemente sta- bili e condivisi di analisi, di consapevolezza e, ovviamente, di criticità. tanto più che, di fronte alle più estese e oneste analisi del funzionamento dei new media e di noi stessi con e dentro i new media , là dove, corag- giosamente, vengono sollevate questioni d’ordine filosofico, non risulta agevole prendere posizione tra chi muove da rap- presentazioni che mettono in luce soprat- tutto la componente fenomenica dei com- portamenti di rete (come fa Alessandro ba- ricco con The Game , torino, einaudi, 2018) e chi si spinge più in là interrogandosi sul dato di realtà costituito dalla rete e dunque sul suo stesso statuto ontologico (è il caso di Maurizio Ferraris e germano paini con Scienza nuova. Ontologia della trasforma- zione digitale , torino, Rosenberg & Seller, 2017). comunque si voglia interpretare il di- lemma, resta il fatto che il digitale pone prima di tutto un problema di filosofia: chi siamo, dove siamo, cosa sono gli spazi e le cose entro cui e con cui viviamo. di fatto, al centro delle più diffuse occu- pazioni e preoccupazioni di tanta parte del- la cultura contemporanea campeggia, tutto- ra, l’esigenza classica (e di vecchia data or- mai) di contrastare il pericolo che il con- trollo sulla «realtà tangibile» venga meno: ciò autorizza l’impegno a tenere accesa ed alimentare costantemente una campagna di delegittimazione del digitale costruita sul- l’impropria, in quanto concettualmente in- fondata, separazione tra un «reale» e un «virtuale». Minore sensibilità c’è invece nei confronti di un qualcosa che nuovo effetti- vamente è, vale a dire la presa di coscienza del portato appunto concettuale che si lega all’uso della tecnologia digitale, vale a dire l’attrezzatura mentale che viene messo in campo tramite il suo impiego corrente, oggi così diffuso, anche e al di là della parte vi- sibile dei comportamenti individuali e col- lettivi. Solo oggi, o comunque solo recente- mente, s’è iniziato a considerare il digitale non solo e non tanto in quanto infrastruttu- ra fisica ma come condizione di esistenza e effetto d’uso di una risorsa materiale e mentale su cui convergono e a cui si asso- ciano una parte significativa degli attrezzi materiali e mentali, visibili e invisibili, di cui ci serviamo quotidianamente. la cosid- detta «intelligenza delle cose», quanto cioè ci fa tranquillamente interagire con gli og- getti (basti pensare al ruolo dei navigatori gpS), pur costituendo una zona limitata e particolare di questo universo, è un esem- pio significativo di questo processo: non fos- se altro perché di fatto sta di fatto ridefi- nendo i confini entro i quali pratichiamo le risorse delle nostre intelligenze individuali e dunque contribuisce a riqualificare il co- mune sentire e vivere in fatto di intelligen- za. come non cogliere allora, nelle preoc- cupazioni così vive suscitate dalla tecnolo- gia digitale, il riflesso inconsapevole del di- sagio provocato dalla messa in discussione di un assetto di realtà su cui si è fatto fin qui cieco affidamento, e al quale si è in buona parte riconosciuta la patente stessa di realtà? qui forse, incontriamo il nucleo più forte, e nascosto, delle resistenze. dun- que proprio qui si dovrebbe intervenire, co- raggiosamente, con un grosso impegno di educazione, prima di tutto di autoeducazio- ne, capace di sollevare interrogativi di fon- do sui modi e le forme nuove (che poi, al- meno sul piano strettamente filosofico, nuove non sono) tramite cui dar conto del senso di realtà, del senso di possibilità, del senso di verità, ecc. detto in modo più bru- tale, è giusto chiedersi che senso abbia con- tinuare una battaglia di retroguardia sul- l’uso del cellulare in classe, quando la posta in gioco del digitale ha a che fare con l’es- sere del mondo e con il nostro essere al suo interno. Ad essere onesti, guardando all’ambito pedagogico è inevitabile riconoscere che siamo ancora ben lontani da questa consa- pevolezza. Se tutto questo è vero, o almeno plausi- bile, il problema maggiore per il presente
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