1-2 Gennaio Febbraio-2026

18 Anno LXXXIII Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2026 settore che attivano survey e gruppi esperienziali e promuovono pubblicazioni divulgative sul tema. Nel disegno di legge (Atto Senato n. 2238) presentato qualche anno fa dalla Senatrice Paola Binetti, allora presidente dell’intergruppo parlamentare per le malattie rare, è stato fatto anche riferimento all’istituzione della giornata nazionale dei Rare Sibling con ricaduta annuale al 31 maggio. Il silenzio, però, avvolge ancora la legislazione scolastica in merito al problema. Eppure quale ruolo importante potrebbe giocare la scuola con i suoi professionisti riflessivi e, soprattutto, quanto «l’ora di lezione» potrebbe incoraggiare e supportare gli alunni invisibili! Essere Sibling può comportare sofferenze che spesso sono sommerse e, quindi, per un minore possono diventare ancora più pesanti da gestire. I docenti, se ben formati, possono avere un ruolo fondamentale per intercettare i sintomi del disagio, per aiutare gli invisibili ad esprimere i propri bisogni attraverso un dialogo autentico e attivo che possa ridurre ansia e angoscia, nonché dare risposte incoraggianti a quelle domande spietate che affollano la loro mente. Gli insegnanti sono maestri nel progettare percorsi teatrali, artistici, sportivi, nonché sportelli di ascolto, utili ed indispensabili per accendere i riflettori sul palcoscenico riservato anche agli alunni invisibili; cioè un palcoscenico sul quale sprigionare la necessaria funzione catartica per arrivare anticipatamente ad avere un volto, nonché nuove consapevolezze di fiducia, forza e speranza. Se i Sibling «normali» proprio non si sentono, la scuola può aiutarli a non temere il futuro, a farli diventare straordinari, nel significato etimologico e positivo della parola: fuori dall’ordinario, fuori dalla banale normalità. Solo questo potrà restituire loro il diritto ad un’infanzia felice, il diritto irrinunciabile ad essere visibili soprattutto a stessi. Del resto, se Educare significa «ex-ducĕre», in un senso più ampio non può significare altresì «tirar fuori» dall’angolo buio? persone che diventano troppo presto autonome nella gestione dei propri stati emotivi pagando lo scotto di non poter vivere appieno le tappe di sviluppo connesse alla propria età cronologica. Tuttavia, diverse ricerche realizzate sulla vita adulta dei Sibling, evidenziano come questi abbiano maturato skills specifiche, facendo tesoro della loro esperienza familiare. Hanno la capacità spiccata di affrontare situazioni stressanti o difficili in modo efficace sia dal punto di vista cognitivo che comportamentale, sono più resilienti all’ambiente ostile che nel breve tempo mutano a loro favore. Infatti, sanno «creare squadra e senso di appartenenza» in quanto educati fin da piccoli alla sensibilità, alla tolleranza e all’empatia: sanno accettare e capire le differenze altrui proprio a causa di quei vissuti di pregiudizio che sin dalla tenera età hanno sperimentato sulla propria pelle. Sono capaci di immedesimarsi negli altri, comprendendo ciò che essi provano. Sono spesso più maturi e responsabili dei loro coetanei in quanto capaci di anteporre i propri bisogni alle esigenze reali altrui; instaurano tendenzialmente relazioni sociali positive, gratificanti, funzionali ai contesti sociali. Spesso da grandi vanno a ricoprire occupazioni professionali di cura: conservando nel profondo del cuore il rammarico doloroso per un’infanzia vissuta nell’ombra, sono spinti ad impegnarsi affinché la propria esperienza non accada ad altri. Come può la scuola illuminare il palcoscenico degli Invisibili? In realtà, il benessere degli alunni e degli studenti è la mission di ogni scuola; è lecito chiedersi, quindi, perché in tale settore formativo l’attenzione dedicata agli alunni «invisibili» sembra ancora sopita. Nonostante i primi passi mossi dalla normativa per supportare le famiglie e promuovere una cultura di prevenzione della salute psico-fisica dei Sibling, le uniche figure di riferimento individuate sono i pediatri e le associazioni del

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