1-2 Gennaio-Febbraio 2025

13 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2025 precedente, per allargare su tutto il territorio nazionale i servizi per l’infanzia a beneficio del potenziale educativo e migliorare i tempi di conciliazione con le attività lavorative, soprattutto delle madri. Sono state prolungate diverse volte le scadenze per la presentazione dei progetti; per sopperire ai forti ritardi sono stati stanziati fondi diversi rispetto a quelli del PNRR, è stata cambiata la norma che attribuiva la percentuale di copertura dei posti, dal 33% come stabilito dall’UE a livello comunale, diminuendoli fino al 15% a livello regionale. E qui si sconta anche un enorme divario territoriale tra il nord, più o meno in linea con i livelli europei e il sud assolutamente deficitario: di fronte ad un consistente avanzo di risorse ci sarà una ulteriore distribuzione che andrà a premiare quelle regioni già abbondantemente provviste, rendendo tuttavia più incerto il risultato a livello nazionale. I nidi sono la cartina di tornasole dei finanziamenti che questo governo intende destinare ai servizi per l’infanzia, perché dopo il PNRR che aiuta a costruirli occorre che sia il sistema pubblico, nelle sue diverse articolazioni, a mantenerli, ciò è difficile da ottenere se i fondi nella legge di bilancio vengono tagliati, togliendo anche quelli stanziati dal governo Draghi, per cui i nidi costruiti con il PNRR non avrebbero la possibilità di continuare. Addio anche alle aspettative di chi prevedeva un grande piano di assunzione di personale: ci dovremo accontentare di supplenze gestite dal privato-sociale, che non è certo una prospettiva di sviluppo. è quella degli istituti tecnici e professionali, insieme agli Its academy, per collegare l’istruzione secondaria con quella superiore e con la formazione regionale. Un terzo anno dopo gli ITS potrebbe anche portare alla laurea. Una Scuola di Alta Formazione era stata pensata per guidare lo sviluppo professionale dei docenti, a tutt’oggi è rimasta al palo perché il Ministero l’ha inserita nel suo organigramma, facendola diventare un pezzo della struttura burocratica. È la stessa fine che farà l’INDIRE dopo il commissariamento? I docenti risultano depotenziati rispetto alle innovazioni proposte nella versione iniziale del Piano; i confronti internazionali dimostrano l’inadeguatezza degli stipendi e dunque per la scuola è difficile pensare di attrarre i migliori laureati e così le dinamiche retributive restano legate solo all’anzianità. Per Cittadinanza Attiva è mancato il coinvolgimento delle realtà locali, sia nella fase di progettazione che di monitoraggio dei risultati, affinché questi investimenti diventino un volano di sviluppo sociale ed economico dei territori: l’esperienza dei patti educativi di comunità avrebbero potuto rappresentare una pista di lavoro importante che va incoraggiata e sostenuta soprattutto da parte dei Comuni. La modalità utilizzata per l’assegnazione delle risorse ovvero il bando di gara per tutte le azioni ed i soggetti che intendevano concorrere ha sicuramente privilegiato le strutture più forti e attrezzate, penalizzando le amministrazioni deboli che avrebbero tratto maggiore beneficio da un finanziamento significativo una volta tanto. La situazione critica che si è generata ha evidenziato tra l’altro la sofferenza di molte amministrazioni locali nonché le complessità procedurali ed anche la possibilità di assumere personale per l’occasione non ha invogliato, trattandosi di incarichi precari. La situazione più critica si è verificata negli asili nido, progetto bandiera del governo

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