XX LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2025 dialogo per lo sviluppo del pensiero e della conoscenza degli studenti. Utilizza strumenti efficaci come il TimeOut, ascoltare a turno, imparare ad anticipare le preoccupazioni, realizzare dialoghi riflessivi e dialoghi dal futuro. E poi anche i WorldCafé per condividere e co-costruire percorsi di alleanza, fino a mettere in agenda spazi e tempi di dialogo «senza agenda». Inoltre molte organizzazioni stanno promuovendo la mindfulness e le pratiche contemplative sia per il benessere del personale ma anche per sviluppare maggior consapevolezza e relazionalità. Cosa è necessario La sfida dialogica è quella di permettere l’esistenza e la condivisione di punti di vista molteplici. I complessi problemi affrontati dalle nostre società e organizzazioni richiedono un ascolto più profondo e una comunicazione più aperta di quella fin qui praticata e la riscoperta dell’arte di fare domande «legittime». (Le domande legittime sono quelle aperte che creano apprendimento; le domande illegittime sono quelle chiuse creano addestramento). Il significato condiviso è il cemento che tiene insieme la società e le organizzazioni. In questo momento abbiamo un cemento di scarsa qualità ed è sempre più difficile condividere, sentire e stare insieme. Anche per questo, il momento che stiamo vivendo necessita ancor più di momenti e spazi dialogici. Abbiamo bisogno di condividere la coerenza dei significati che stiamo vivendo. L’ostacolo che più si frappone al dialogo, alla difficoltà a stare nel dialogo, a costruire e custodire il dialogo è l’ancorarsi a opinioni, convinzioni, credenze divisive e ipostatizzate. La ricerca di una «verità unica» comporta potenzialmente divisioni piuttosto che connessioni tra le persone. Il problema fondamentale è che abbiamo sempre più difficoltà a vivere insieme in un mondo che cambia sempre più velocemente. È ora di prenderci cura delle relazioni che sono la testata d’angolo di ogni vita, di ogni universo come insegna anche la meccanica quantistica: la vita, la realtà è relazione. come apprendimento esperenziale, di approcci dialogici (3). Ma cos’è il dialogo Il dialogo è una forma specifica di conversazione che differisce dalla normale conversazione, dibattito, negoziazione o ricerca di consenso. Il dialogo si pone come obiettivo primario l’acquisizione di una comprensione più profonda: non solo dell’argomento trattato, ma anche delle prospettive altrui e, non meno importante, di una maggiore consapevolezza di sé. Attraverso il dialogo, infatti, riflettiamo sul significato delle cose filtrandole attraverso il prisma delle nostre esperienze individuali, arricchendo così la nostra visione e quella degli altri. In questo contesto, un elemento cruciale è la volontà di massimizzare l’uguaglianza e la libertà di espressione di tutti i partecipanti, creando uno spazio sicuro e inclusivo dove ogni voce possa essere ascoltata e valorizzata. «Un dialogo è un modo costruttivo ed equo di trasformare una discussione. Ha lo scopo di comprendersi, ma non di raggiungere l’unanimità. Il dialogo genera intuizioni inaspettate, nuove idee e permette il riconoscimento reciproco di diversi punti di vista». Tutti i modelli di lavoro relazionali si basano naturalmente sul dialogo, ma nel nostro caso la parola «dialogico» va molto al di là del suo significato abituale: non parliamo semplicemente dell’atto del dialogare tra operatore e utente o tra persone che svolgono funzioni differenti, ma del modo in cui ogni persona si sviluppa e si trasforma attraverso un continuo dialogo con la realtà, con gli altri e con sé stessa. «La dialogicità, come dicono Arnkil e Seikkula non è un metodo né un insieme di tecniche ma è un atteggiamento, un modo di vedere, che si basa sul riconoscere e sul rispettare l’alterità dell’altro e sull’andarle incontro». Strumenti delle pratiche dialogiche L’educazione dialogica diventa sempre più interessante grazie al valore riconosciuto del (3) Approfondimento a fine pagina
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