Unione Cattolica Italiana Insegnanti, Dirigenti, Educatori, Formatori Periodico fondato da Gesualdo Nosengo Anno LXXXII- Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2025
LA SCUOLA E L’UOMO Anno LXXXII- Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2025 RUBRICHE FAQ - PROFESSIONE DOCENTE - A. Codispoti, L. Palazzo, R. Verri L. Palazzo - SETTORE CCNL SCUOLA – FAQ SU DIRITTI E DOVERI DEI LAVORATORI DELLA SCUOLA– CONTRATTI DI MOBILITÀ PERMANENTE E/O ANNUALE – CCNI 14 LO SCAFFALE Elena Fazi 16 VITA DELL’UNIONE Altamura, Roma “G. Nosengo” 16 SOMMARIO Editoriale - Rosalba Candela 18 GIUGNO 1944: NASCE L’UCIIM 1 2 Spiritualità - P. Giuseppe Oddone ANNIVERSARIO DEL CONCILIO DI NICEA. (325-2025) 6 Giuseppe Adernò UCIIM. DA 80 ANNI A SERVIZIO DELLA SCUOLA 8 Iris Zocchelli IL LIMITE FUORI DI NOI: PER UN’EDUCAZIONE ALL’AFFETTIVITÀ 11 Gian Carlo Sacchi I DATI DEL PNRR PER LA SCUOLA I INSERTO L’UCIIM DA OTTANT’ANNI AL SERVIZIO DELLA SCUOLA E DELLA SOCIETÀ II Luciano Corradini ESSERE UCIIM: LIBERO NELLO SCEGLIERE, IMPEGNATO NELL’AGIRE VI Maria Teresa Lupidi Sciolla COMPIERE 80 ANNI È UNA FESTA IMPORTANTE SOTTO MOLTI PUNTI DI VISTA VII Giovanni Villarossa GLI OTTANTA ANNI DELL’UCIIM VIII Elena Fazi L’UCIIM: DA OTTANTA ANNI AL SERVIZIO DELLA SCUOLA E DELLA SOCIETÀ XII Maria Luisa Lagani PROFILO DELLA SOCIETÀ NEI GIORNI NOSTRI XV Fabrizio Zago 80 ANNI DI UCIIM XXIV SE Cardinale Baldassarre Reina 80 ANNI UCIIM - SANTA MESSA – OMELIA XVII Papa Francesco DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO ALL’UCIIM, AIMC, AGESC XVIII Marilena Giglia PRATICHE DIALOGICHE PER CO-COSTRUIRE NUOVE ALLEANZE EDUCATIVE XXIII PREGHIERA DEI FEDELI Periodico fondato da Gesualdo Nosengo Via Crescenzio, 25 - 00193 Roma Anno LXXXII- Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2025 Autorizzazione del tribunale di Roma n. 452 in data 11 febbraio 1949 DIRETTORE Rosalba Candela DIRETTORE RESPONSABILE Pasquale MARRO COMITATO REDAZIONALE Giuseppe CHIAROMONTE Maria Luisa LAGANI Caterina SPEZZANO Fabrizio ZAGO COORDINATORE DI REDAZIONE Elena FAZI PROGETTO GRAFICO Luigi GAGLIARDI Tel. 06 6875584 Presidenza: presidenza@uciim.it Segreteria: segreteria@uciim.it Tesseramento: tesseramento@uciim.it Redazione: redazione@uciim.it Amministrazione: amministrazione@uciim.it Webmaster: webmaster@uciim.it Sito internet: www.uciim.it Banca Intesa San Paolo IBAN IT56 A030 6909 6061 0000 0071 210 Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi Via Crescenzio, 25 - 00193 Roma In omaggio ai soci dell’UCIIM Questo numero è stato chiuso il 28 febbraio 2025 ISSN 0036-987X
1 Editoriale LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2025 un alunno in classe tolse il crocifisso e mise l’immagine di un gerarca fascista. Nosengo tolse l’immagine del gerarca e rimise il crocifisso. Ricercato dal regime scappando conobbe Cesarina Checcacci che con la famiglia cercava rifugio: fra i due si creò un sodalizio, mirato alla formazione dell’uomo tramite la scuola, durato tutta la vita. Infatti, finito il conflitto mondiale, entrambi si impegnarono nei comitati civici della Nazione per le prime elezioni del 1948, contribuendo alla formazione del popolo italiano e alla vera democrazia col motto «ANDIAMO AVANTI». Il 28 luglio del 1944 Nosengo scrisse: «... Lo stile dittatorio era giunto anche nella scuola trasportando tutta l’opera educativa sopra un piano falso, facendo tacere i più vivi sentimenti dell’anima giovanile, giungendo alla retorica della codardia…». Infatti i primi Congressi Nazionali furono celebrati su tematiche quali «Scuola e democrazia» 1947, «La formazione dell’insegnante»1949, «La Scuola e la Comunità nazionale» 1951, «Contributi professionali alla politica scolastica» 1954, «La nuova scuola in una Repubblica democratica fondata sul lavoro» 1956. Solo per citarne alcuni. L’impegno di Gesualdo, con la fondazione dell’UCIIM, è proprio formare cittadini che siano PERSONE consapevoli, mirando ad una scuola pubblica che, nell’orizzonte della filosofia personalistica e della pedagogia di Gesù Maestro, si adoperi con la «didattica del ri-fare. Uno dei primi impegni dell’UCIIM fu la promozione della «Scuola Media Unica». Poi negli anni i «Decreti delegati», la «Riforma degli organi collegiali», il «Regolamento dell’autonomia scolastica» e tanti, tanti altri. Celebrando OTTANTA ANNI DI VITA, il glorioso passato UCIIM costituisce una leva propulsiva per contribuire alla formazione del cittadino tramite la scuola. È questo l’impegno della nostra GRANDE UCIIM. È il 18 giugno 1944: nasce l’UCIIM. Roma è stata liberata da pochi giorni fra il 4 e il 5 giugno. Il fondatore, Gesualdo Nosengo, ha 38 anni, è un piemontese di San Damiano d’Asti che ha vissuto una vita complessa. Quando scoppiò la prima guerra mondiale aveva 9 anni, nel 1922 quando iniziò il regime fascista aveva 16 anni. Nosengo studiò a Torino frequentò il ginnasio nell’istituto di Valsalice e nello stesso istituto, nel 1923, a 17 anni conseguì il diploma della Scuola Normale Maschile. Dopo due anni di Scuola allievi ufficiali, dal 1926 al 1928, fu congedato come sottotenente di complemento. Si laureò in pedagogia e iniziò ad insegnare. Un anno prima della fondazione dell’UCIIM, nel luglio 1943, Nosengo partecipò ad una delle «Settimane Sociali» organizzate annualmente dai cattolici italiani fin dal 1907. Nel luglio del 1943 la «Settimana Sociale» fu organizzata in vista della fine del regime fascista onde stendere principi e valori sociali per la futura «Costituzione» della Repubblica Italiana. Nosengo, insieme a Giorgio La Pira, Aldo Moro, Giulio Andreotti, Paolo Emilio Taviani, Guido Gonella, solo per citarne alcuni, fece da segretario e scrisse il capitolo che riguarda l’educazione. I lavori furono interrotti poiché, essendo in corso la seconda guerra mondiale, fu bombardata Roma. Poi furono ripresi e nel 1945 si pubblicò il documento «Per la comunità cristiana. Principii dell’ordinamento sociale a cura di un gruppo di studiosi amici di Camaldoli», documento che promuove i valori della persona, della dignità umana, della libertà, dell’uguaglianza: principi sanciti nei primi 12 articoli della Costituzione italiana. Durante il fascismo Nosengo ebbe anni travagliati. Insegnava a Milano ma dovette scappare poiché aveva creato con gli alunni la «banda del grappolo» e aveva insospettito il regime. Si trasferì a Roma. Ma anche lì gli successe qualcosa di pericoloso per la sua vita: 18 GIUGNO 1944: NASCE L’UCIIM Rosalba Candela, Presidente nazionale UCIIM
2 Spiritualità LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2025 Notizie storiche In questo anno giubilare del 2025 ricorre l’anniversario del primo concilio ecumenico cristiano, tenutosi esattamente 17 secoli fa, nel 325, a Nicea, in Bitinia, nella parte asiatica dell’attuale Turchia, a circa 130 chilometri da Costantinopoli. Con l’avvento al potere di Costantino, l’imperatore favorevole ai cristiani, che aveva riunito nella sua persona tutto il potere politico, anche i pastori della Chiesa, che dopo il decreto di Milano del 313 avevano ottenuto libertà di culto e di visibilità, sentirono il bisogno di definire la dottrina tradizionale della Chiesa, sia per condividere la medesima fede in contesti culturali e politici diversi, sia per costruire, in un momento di grande espansione missionaria e di fermento culturale e teologico, nuove comunità che si riconoscessero come chiese sorelle nel rispetto delle legittime diversità di linguaggio e di costumi. Fin dalle origini il caposaldo della fede cristiana è la professione di un solo Dio in tre Persone distinte: Padre, Figlio o Logos fatto uomo, Spirito Santo. Quando si veniva battezzati, si dichiarava la fede nelle Tre Persone divine. Ma il rapporto tra il Padre e il Figlio risultava, nei dibattiti teologici del tempo, espresso ancora in modo indeterminato ed aveva dato luogo a varie interpretazioni. Un presbitero della Chiesa di Alessandria, Ario, seguendo uno schema concettuale di origine platonica, affermava non solo la dipendenza di natura del Figlio dal Padre, ma negava anche la sua divinità e la sua eternità. Per Ario il Figlio è creazione del Padre, è una specie di demiurgo, è creato dal nulla, come strumento della creazione di altri esseri. Lo si può chiamare Dio come lo chiama la Chiesa, ma lo è solo in senso morale ed improprio. Il concilio di Nicea La dottrina di Ario ebbe una notevole diffusione, suscitò vivaci contrasti e dibattiti che minarono l’unità della Chiesa e la pace religioANNIVERSARIO DEL CONCILIO DI NICEA. (325-2025) Padre Giuseppe Oddone, Consulente ecclesiastico nazionale UCIIM
3 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2025 Spiritualità na fu condannata. Si trattarono nel concilio di Nicea anche altre questioni riguardanti la data della Pasqua da celebrarsi la prima domenica dopo il plenilunio di primavera; inoltre si cercò di definire l’organizzazione giuridica della Chiesa con quattro sedi patriarcali (Roma, Costantinopoli, Antiochia, Alessandria d’Egitto), e furono stabilite norme disciplinari che riguardavano la condotta dei chierici. Il 19 giugno 325, probabile data della chiusura del Concilio, venne promulgata la breve redazione finale del simbolo niceno. Tutti lo sottoscrissero ad eccezione di due vescovi. Il simbolo niceno È utile conoscere il simbolo niceno nella redazione integrale, tradotta in italiano, senza le aggiunte fatte poi dal concilio di Costantinopoli. «Crediamo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore di tutte le cose visibili ed invisibili. Ed in un solo Signore, Gesù Cristo, il Figlio di Dio, nato dal Padre, unigenito, cioè dalla essenza del Padre, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza è disceso, si è incarnato e si è fatto uomo. Ha patito, è risuscitato il terzo giorno, è salito al cielo, e verrà a giudicare i vivi e i morti. E nello Spirito Santo». Seguiva una formula di scomunica e di condanna delle dottrine di Ario. «Coloro poi che dicono: “che vi fu un tempo in cui Egli non era; e che prima di essere generato non era; e: che è stato fatto da ciò che non era o da un’altra persona o sostanza; o: che il Figlio di Dio è creato, variabile, mutevole, costoro la Chiesa cattolica li anatematizza (condanna)”». L’imperatore Costantino congedò poi al termine del concilio i vescovi con un sontuoso banchetto, con donativi per ognuno di loro e con un discorso conclusivo li esortò a vivere nella concordia e nella pace. Nonostante il concilio di Nicea, l’arianesisa, creando divisioni, tanto da compromettere anche una serena convivenza civile. Fu lo stesso imperatore Costantino che sentì la necessità di convocare il Concilio di Nicea. Si era riservato il titolo di pontifex maximus, proprio degli imperatori pagani e si considerava come «il vescovo dell’esterno» della Chiesa. Egli mise a disposizione dei convocati al concilio il cursus publicus, l’utilizzo di quel sistema di comunicazioni e di viaggi, organizzati dallo stato. Si riunirono a Nicea secondo la tradizione più di trecento vescovi, in maggioranza dalle Chiese d’oriente. Dei partecipanti solo sette provenivano dalle Chiese dell’Occidente, tra cui il vescovo spagnolo Osio, molto stimato da Costantino, e due presbiteri romani, Vittore e Vincenzo, come delegati del Papa Silvestro ormai in età avanzata. Secondo le testimonianze di storici antichi la prima sessione del Concilio avvenne il 20 maggio del 325. I vescovi si radunarono nella grande sala del palazzo imperiale e presero posto nei loro seggi a destra e a sinistra del luogo riservato all’imperatore. Attesero in silenzio la sua venuta. Al segno convenuto tutti si alzarono: Costantino entrò nella sala vestito di porpora e tutto risplendente d’oro, «simile a un angelo celeste di Dio», accompagnato da alcuni famigliari cristiani della sua corte. Quando giunse al suo posto gli fu portato un seggio tutto d’oro. Si sedette solo dopo aver invitato i vescovi a fare altrettanto. Il vescovo più vicino all’imperatore gli rivolse un breve discorso di saluto. Poi Costantino prese la parola e si espresse in latino, ringraziando Dio ed affermando che la pace della chiesa era per lui la cosa più importante, più importante persino delle guerre esterne contro coloro che minacciavano i confini dell’Impero. Il primo problema affrontato dai padri conciliari fu la discussione della dottrina ariana. Si sentì il bisogno di definire in termini precisi la fede tradizionale a riguardo della natura di Cristo-Figlio in relazione a quella di Dio-Padre. Il termine più discusso fu la parola «consostanziale», della stessa sostanza del Padre (homoousios). Esso venne accettato e la dottrina aria-
4 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2025 Spiritualità 14.18). Gesù Cristo è pertanto vero uomo, e vero Dio, non in senso derivato, ma Dio vero da Dio vero, coeterno col Padre, generato prima di tutti i tempi, non creato: è una Persona trinitaria che possiede in modo perfetto la natura divina e la natura umana. Proclamando la divinità di Cristo e il mistero dell’incarnazione, della morte e della risurrezione di Gesù, il Concilio di Nicea ha precisato e riaffermato anche il monoteismo trinitario, l’unico Dio in tre persone eguali e distinte, Padre, Figlio e Spirito Santo, mistero dalla Chiesa sempre professato nell’amministrare il sacramento del battesimo. Se non si accetta la divinità di Cristo, svanisce anche il mistero trinitario e si snatura tutto il cristianesimo. Il Padre possiede l’unica natura divina come colui che dona tutto, il Figlio possiede l’unica natura divina come colui che tutto riceve, lo Spirito possiede l’unica natura divina come vincolo d’ amore tra il Padre ed il Figlio. Tre Persone (si è persona quando si è in relazione con un tu) sussistenti in un’unica natura o sostanza, posseduta da ciascuna persona divina con una relazione diversa. Il cristianesimo professa quindi l’unità di Dio, che non è unità numerica, ma di natura, di sostanza, perché Dio è comunione, Dio è amore. Egli è venuto a noi nel tempo con il mistero del suo Figlio che si fa uomo, muore e risorge per noi per comunicarci la sua stessa vita divina, rendendoci suoi figli: una realtà d’amore che avvolge anche tutta la nostra esistenza terrena. Testimonianze poetiche e mistiche Il mistero trinitario ha affascinato anche tanti poeti, antichi e moderni. Il nostro poeta Dante, poeta della fede cristiana tanto da desiderare di ricevere la corona poetica sul fonte del suo battesimo, prova un brivido nella sua intelligenza prima e poi nel suo cuore contemplando il mistero di Dio uno e trino e il mistero dell’incarnazione di Cristo, termine ultimo del suo e del nostro cammino spirituale. O luce etterna che sola in te sidi, mo, che aveva anche numerosi simpatizzanti nella corte imperiale e tra i vescovi dell’impero, continuò ancora per alcuni decenni; divenne oltre che una dottrina eretica una specie di partito politico, e fu considerato con simpatia da alcuni successori di Costantino, in particolare dall’imperatore Costanzo, probabilmente perché la dottrina di Ario poteva giustificare meglio la volontà di potere assoluto nell’immenso dominio romano. L’eresia ariana fu debellata nella Chiesa solo nel concilio di Costantinopoli, nel 381, che riprese e perfezionò, dopo la speculazione teologica dei tre grandi Padri Cappadoci, S. Basilio Magno, S. Gregorio di Nazianzo e S. Gregorio di Nissa, il credo proposto nel Concilio di Nicea. Il simbolo niceno, rivisto ed ampliato, chiamato simbolo niceno-costantinopolitano o semplicemente credo niceno è in uso nella liturgia della Chiesa. Importanza storica ed ecclesiale Il Concilio di Nicea fu sempre considerato dai cristiani come un evento fondamentale e avvolto, soprattutto nelle chiese orientali, da una venerazione religiosa. Esso rimane anche oggi uno stimolo all’unità della Chiesa. Continua infatti ad accomunare i cristiani di tutte le Chiese: i cattolici, gli ortodossi, i luterani, i calvinisti, gli anglicani, gli evangelici, i pentecostali. È significativo che il simbolo niceno cominci con la parola «Crediamo» al plurale per evidenziare tra varie Chiese un’appartenenza comune. Il credo niceno nella sua formulazione originale è normalmente utilizzato nelle assemblee generali del Concilio ecumenico delle Chiese. Ricordare oggi il Concilio di Nicea comporta inoltre, oltre all’impegno per l’ecumenismo e per l’unità della Chiesa, l’approfondimento e il rinnovamento della fede in Gesù Cristo, nel mistero trinitario, nella celebrazione dell’Eucaristia. «Il Verbo si fece carne e dimorò tra noi… Dio nessuno lo ha mai visto. L’Unigenito Dio, che è nel seno del Padre, egli lo ha rivelato» (Gv 1,
5 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2025 Spiritualità bene – dice il poeta - dove essa ha in suo nascondiglio. Questa fonte non ha origine, anzi ha dato origine a tutte le cose; in essa non si trova fondo e nessuno può guadarla; la sua luce non si oscura mai e ogni luce è uscita da lei. Non esiste realtà più bella e cielo e terra bevono della sua bellezza. La corrente (il Figlio) che fluisce da tale fonte è altrettanto vasta e onnipotente; la corrente (lo Spirito) che procede dalle prime due (dal Padre e dal Figlio) non è preceduta da nessuna delle altre due, è coeterna con loro. Questa eterna fontana è nascosta nel pane vivo dell’Eucaristia per donarci la vita. La vivente fonte trinitaria, che io desidero - dice San Giovanni della Croce - io la vedo in questo mistero! Siamo chiamati a dissetarci di quest’acqua viva, del mistero trinitario, celebrando l’Eucaristia nella notte della fede. Il mistero dell’incarnazione, inseparabile dal mistero trinitario, è particolarmente presente in tutta la spiritualità cristiana e in ogni esperienza mistica. Ognuno di noi, durante il suo pellegrinaggio terreno, nella propria interiorità può sperimentare in modo unico e personale di vivere fra le braccia e nella mente di Dio Padre, nel cuore e col cuore di Cristo, avvolto e permeato dallo Spirito. Sentire la presenza trinitaria è una realtà che trasforma profondamente la vita quotidiana. È in sintesi quanto viene proclamato al termine di ogni preghiera eucaristica: «Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a Te Dio Padre onnipotente, nell’unità dello Spirito Santo ogni onore e gloria! Amen». Sola t’intendi, e da te intelletta E intendente te ami e arridi. (Par. XXXIII, 124-126) Ossia: Dio è Uno (luce che sola sussisti in te stessa) sola ti intendi (Padre) e da te compresa, e comprendente te (Figlio), ami e riempi di gioia (Spirito Santo): in sintesi ciascuna delle tre persone divine è soggetto ed oggetto di intelligenza e di amore. Per intercessione di Maria Dante ha potuto prima fissare lo sguardo dentro questa luce eterna, ha intuito il mistero della unità di Dio, vi ha visto legato con amore nel suo profondo tutto ciò che per l’universo si squaderna, ossia tutta la vicenda umana e tutta la sua storia personale ed ha provato per questo una gioia indescrivibile. Poi nella profonda e chiara essenza divina vede tre cerchi di colori diversi ma con la stessa superficie, il secondo riflesso dal primo e il terzo come un fuoco prodotto egualmente dall’uno e dall’altro. Ed aggiunge: Oh come è inadeguato il nostro linguaggio davanti a tanto mistero! Infine nel cerchio riflesso del Figlio, proprio dentro di esso, del colore stesso divino, gli appaiono le sembianze di un uomo, di Cristo, e gli occhi del poeta si fissano completamente su di lui: si sforza di capire come la natura umana possa unirsi e collocarsi nel secondo cerchio della natura divina. La sua intelligenza non è capace di tanto: ma una folgorazione di grazia, dell’«amor che muove il sole e l’altre stelle», soddisfa il suo desiderio, placa la sua volontà con senso di serenità e di pace, mette in movimento la sua vita, che ora si volge senza aver più sobbalzi o strappi, come una ruota che gira con un moto circolare uniforme. San Giovanni della Croce intitola una sua poesia sul mistero trinitario «La fonte». La Trinità è una sorgente di vita che scorre e zampilla anche se fonda è la notte della fede. Io so
6 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2025 UCIIM DA 80 ANNI A SERVIZIO DELLA SCUOLA Giuseppe Adernò, D.S., Presidente sezionale UCIIM emerito, Catania Con particolare solennità è stato festeggiato a Roma l’Ottantesimo anniversario della fondazione dell’UCIIM, sancito dalla Benedizione di Papa Francesco. La prima udienza vaticana dell’anno giubilare 2025 è stata dedicata alla scuola, al tema dell’educazione dei giovani, ai docenti educatori dell’UCIIM e dell’AIMC, associazioni che da 80 anni si dedicano alla formazione integrale degli studenti e all’udienza del 4 gennaio hanno partecipato anche i Genitori delle scuole cattoliche (AGeSc), sostenitori della libertà delle scelte educative della famiglia, i quali festeggiano il 50° dell’istituzione. Il Santo Padre ha dedicato parole di attenzione al mondo della scuola, all’emergenza educativa, al tema del bullismo, sollecitando i docenti ad essere veri testimoni credibili di quei valori che guidano gli studenti per «la via della cultura e della fede, del dovere e della bontà, della giustizia e della carità, della laboriosità e della cattolicità». Essere docenti educatori è una responsabilità che sollecita impegno, costanza, coerenza e fiducia. Seminatori di speranza i docenti accompagnano i ragazzi nel cammino di formazione e di istruzione, orientano i loro sogni e indirizzano le loro potenzialità per essere domani «cittadini attivi e responsabili». Il tema del giubileo «pellegrini di speranza» coinvolge tutti coloro che aiutano i più piccoli a camminare su questa strada. Un buon insegnante è un uomo o una donna di speranza, perché si dedica con fiducia e pazienza a un progetto di crescita umana e aiuta gli studenti a cercare e dare un senso per la propria vita attraverso la ricerca del vero, del buono e del bello. Ricordando «la pedagogia di Dio», Papa Francesco, ha sottolineato le caratteristiche del docente educatore che sa «guardare tutti ed osservare ciascuno», che si prende cura degli alunni affidati, mettendo in azione la vicinanza, la prossimità, la compassione e la tenerezza, valorizzando l’essenziale e aiutandoli a scoprire la dimensione dei valori e dell’Assoluto. «Fare della propria vita un dono per gli altri» è una regola pedagogica che sollecita impegno e dedizione nell’esercizio della «missione ardua, ma sublime» dell’educatore che segue le orme del Buon Pastore. L’acronimo UCIIM ha anche un significato motivazionale e di idealità «Ut Christum Imitemur Integre Magistrum» ed è proprio l’imitazione integrale di Gesù Maestro, Buon Pastore, la linea pedagogica da seguire per il miglior bene degli studenti e la valorizzazione dei talenti di ciascuno. Per una scuola che si rinnova, e per rispondere alle mutate esigenze dei giovani di oggi, ai nuovi alfabeti della comunicazione e della relazione, è necessaria una «nuova cultura», alimentata da un «nuovo umanesimo». Papa Francesco ha inoltre sollecitato i docenti a dare risposta alla domanda dei giovani che vedono scene di guerra e si chiedono: «come può un ragazzo come me costruire la pace?». La scuola insegna la pace, ma non solo a parole, ed ecco la nota di richiamo: Ma se a scuola voi fate la guerra fra di voi, se a scuola voi fate i bulli con le ragazze e i ragazzi che hanno qualche problema, questo è prepararsi per la guerra non per la pace! Per favore, mai fare il bullying! La ripetizione corale dei partecipanti all’udienza ha segnato il monito della nuova tappa delle Associazioni professionali dei docenti- educatori che «in rete» operano nella convergenza degli ideali. È un cammino da fare insieme con una sorta di «patto tra le associazioni», così da poter testimoniare meglio il volto della Chiesa e la presenza cristiana nella scuola e per la scuola. Questo raggio di speranza invita a camminare insieme e andare avanti con fiducia!
7 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2025 mero del 20 luglio 1944 pubblicato come supplemento al bollettino «Studium». La lettura del primo articolo «Un titolo e un programma» è risuonata nella sala, gremita di partecipanti, come la profezia che si è avverata e della quale tutti i Soci UCIIM sono attori e protagonisti attivi, ed ora, alimentati dalle salde radici, hanno il compito di «volare in alto» per una scuola sempre nuova e a servizio del miglior bene degli studenti. La vicepresidente Maria Luisa Lagani ha presentato il profilo della società dei nostri giorni, analizzando quali risposte pertinenti e adeguate la scuola ha il dovere di dare in vista di un reale progresso sociale e civile. Le pratiche dialogiche che aiutano a costruire nuove alleanze educative e la didattica immersiva sono state illustrate dalla consigliera nazionale Marilena Giglia, coordinatrice del progetto. Sui temi dell’intelligenza artificiale è intervenuto prima il vicepresidente Fabrizio Zago e a conclusione la prof. Loredana Perla, dell’Università di Bari, la quale ha fornito positive chiavi di lettura del fenomeno che investe l’intera società, sollecitando a cogliere in maniera positiva i sussidi che potranno pervenire dalle CHATGPT, come momento di ricerca, che il docente ha il compito di indirizzare verso il corretto uso dei social e lo sviluppo di nuove competenze. Il percorso verso un nuovo umanesimo che valorizza l’intelligenza umana e artificiale è la sfida che l’UCIIM che oggi intende cogliere, guardando il presente alla luce del passato, seguendo le orme del Fondatore, e progettando il futuro, illuminato dai valori della cattolicità, in costante atteggiamento di servizio per una scuola di qualità. Il Convegno dell’ottantesimo ha avuto come momento significativo il rendimento di grazie nella solenne liturgia eucaristica, celebrata nella splendida cappella dell’istituto «De Merode» dal Card. Baldassarre Reina, Vicario di Sua Sanità per la diocesi di Roma. Le letture della Messa del giorno hanno illuminato ancora una volta il sentiero dell’UCIIM e la testimonianza del Battista che indica il Maestro da seguire stimola l’impegno di ciascun operatore della scuola ad essere seguace e imitatore di Gesù Maestro. Convegno L’Udienza pontificia è stata preceduta da un convegno presso l’Istituto «»De Merode» di Roma, nel corso del quale la presidente nazionale Rosalba Candela ha tracciato le tappe storiche dell’Unione, fondata da Gesualdo Nosengo il 18 giugno 1944, durante gli anni bui della Seconda guerra mondiale, «Per avere una buona scuola bisogna darle un’anima. L’anima della scuola è l’educazione» scrive Gesualdo Nosengo e mettendo al centro lo studente sintetizza il messaggio nel binomio «La scuola e l’Uomo», ove la «e» non è una semplice congiunzione, ma significa «per l’uomo». Compito della scuola è quello di «servire la persona spirituale dell’uomo, l’adolescente e il giovane in formazione». L’attenzione pedagogica e la centralità dello studente sono stati sempre i capisaldi dell’azione formativa dell’UCIIM: «Che io non perda nessuno degli alunni che mi sono stati affidati». Hanno preso la parola i presidenti emeriti: Maria Teresa Lupidi Sciolla, in presenza, ha celebrato l’evento storico come profezia che si avvera e continua nel tempo; Luciano Corradini in collegamento video ha fatto sentire la sua voce vibrante di sempre zelante impegno nell’azione educativa e stimolo a costruire reti di relazioni e di cooperazione per essere pronti ad affrontare le sfide emergenti; Giovanni Villarossa ha inviato un messaggio letto dalla Vicepresidente regionale dell’UCIIM Campagna, Rosaria Picozzi letto, e al di là del ricordo celebrativo occorre ridare sempre nuova linfa all’incontro, all’ascolto, alla cooperazione nella convergenza degli ideali da perseguire. Insieme a Nosengo è stata più volte ricordata la cara Cesarina Checcacci che per l’UCIIM ha scritto preziose pagine di storia della scuola italiana ed in particolare nei Programmi della scuola media e dell’Educazione Civica. È stata per mezzo secolo anima e guida delle molteplici riforme dei cicli della valutazione, degli esami di maturità e degli ordinamenti della scuola italiana. Nella ricerca delle radici e delle ali, la vicepresidente vicaria Elena Fazi ha illustrato il percorso storico che la rivista dell’UCIIM «La Scuola e l’Uomo» ha tracciato sin dal primo nu-
8 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2025 Iris Zocchelli, docente socia dell’UCIIM Trieste IL LIMITE FUORI DI NOI: PER UN’EDUCAZIONE ALL’AFFETTIVITÀ Sono le ore 18 del 20 gennaio e nella sala di via Diaz 4, condivisa tra Azione Cattolica, Istituto Maritaine, UCIIM, è necessario aggiungere sedie, tanti sono i genitori intervenuti all’incontro previsto per loro. Il limite è un tema caldo, precisa introducendo la prof. Annamaria Rondini: non si tratta di regole e disciplina, ma di qualcosa di strutturale all’essere umano; il concetto di limite è un fondamento antropologico. Dando avvio al suo intervento, la dott.ssa Fabro precisa che un genitore-educatore si trova di fronte a due versanti: da una parte guarda suo figlio negli occhi e lo accompagna nella crescita, aiutandolo a tirare fuori il meglio da sé (dal latino educere: tirar fuori da); dall’altra è costretto a fare prevenzione, partendo non dal bambino, ma purtroppo dalle idee perverse che qualcun altro potrebbe avere su di lui, che va protetto con una sorta di «vaccino». Dopo questa premessa, vien dato avvio alle presentazioni, dove ciascuno dei partecipante dice se è insegnante, educatore, genitore, nonno, operatore sociale: la platea è molto variegata, ricca di esperienze vissute e in itinere; è bello vedere i nonni, i quali hanno già svolto il loro lavoro di genitori, rimettersi in gioco con i nipoti per stare al passo con una società mutata e per la quale serve trovare dei nuovi criteri. Le conoscenze di psicologia e neuroscienze di oggi ci ricordano che i lobi frontali, sede della razionalità e del pensiero astratto, completano la loro formazione appena verso i 22 anni per le femmine e i 24 per i maschi: i lobi frontali, perciò, ce li abbiamo noi adulti, non i bambini o i ragazzi, e non lo dobbiamo dimenticare; questo significa che, negli inevitabili momenti di scontro, noi non dobbiamo lasciarci coinvolgere dall’onda emotiva dei nostri figli o alunni, bensì mantenere la nostra stabilità, per poter fornire a loro quell’equilibrio di cui hanno bisogno. Parte un video, dove si vede un ragazzino alle prese con un videogioco; la mamma, rispondendo al cellulare, sale al piano di sopra. L’attenzione del ragazzino, che per un momento distoglie gli occhi dal gioco, viene attirata da uno scatolone posto a lato della sua scrivania: lo apre e salta fuori un cagnolino. Inizialmente il ragazzo ignora il cane e finisce il suo gioco ma poi lo sguardo e il musetto del cane lo attirano sempre di più, finché si alza ed esce a giocare con lui. Solo nel momento in cui il ragazzino si alza si vede che cammina con le stampelle, perché gli manca la parte inferiore della gamba sinistra. A questo punto i partecipanti vengono invitati a sedersi su di una delle 5 sedie poste al centro della sala, entrando nel«cerchio» delle interpretazioni: come può essere definita la posizione della mamma? Come reagiamo di fronte al dolore dei nostri figli? Ciascuno espone la propria idea o esperienza e ogni nuovo intervenuto deve prima riassumere quello che è stato detto dal suo predecessore. Ecco un esempio di ascolto attivo, che apre all’empatia e alla possibilità di correggere i vari punti di vista («ho capito bene?», «intendevi questo»): nessun giudizio, solo volontà di capirsi. Tra le varie interpretazioni, si concorda su di un punto: se all’inizio si può rimanere perplessi di fronte alla mamma che risponde al cellulare e si allontana, ignorando il fatto che suo figlio sia letteralmente inghiottito dal videogioco, lo scatolone col cane messo lì, senza alcun annuncio preparatorio, ci fa capire che, forse, quello era l’ultimo di una lunga serie di tentativi andati a vuoto. Il ragazzino, chiuso nel dolore per la sua disabilità, sembrava aver anche chiuso col mondo, rifugiandosi nella realtà parallela dei giochi elettronici. Il cane riesce a sbloccare e a smuovere qualcosa e il ragazzino
I LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2025 L’UCIIM: DA OTTANTA ANNI AL SERVIZIO DELLA SCUOLA E DELLA SOCIETÀ Roma 3-4 gennaio 2025 Atti del Convegno
II LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2025 tra i laici Romano Prodi, Sandro Spreatico, Pier Luigi Castagnetti. Costituzione e Consiglio erano le coordinate di un impegno di presenza nella scuola in termini di reale collaborazione con tutti a rendere la scuola più interessante, più democratica, più capace di educare e di istruire. Avevamo formulato in anticipo l’ipotesi della scuola nella città e della città educativa che sarebbe stata divulgata a livello mondiale dal rapporto PUR del 1972. Questa è una premessa che faccio relativa alla Genesi, a Reggio Emilia e in sintonia con la Chiesa e con la società, con l’UNESCO, l’ONU di allora. I laici, dice la «Lumen Gentium», sono chiamati da Dio a contribuire quasi dall’interno a modo di fermento alla santificazione del mondo mediante l’esercizio del proprio ufficio e sotto la guida dello spirito evangelico. E in questo modo manifestare Cristo agli altri, principalmente con la testimonianza della loro stessa vita e con il fulgore della fede, della speranza e della carità. A loro, quindi, particolarmente, spetta illuminare e ordinare le cose temporali alle quali sono strettamente legati in modo che sempre siano fatte secondo Cristo. Ma illuminare non significa né strumentalizzare né credenzializzare. Sempre riferendosi ai laici, il Concilio precisa che quando, quali cittadini del mondo, si è individualmente associati, essi rispetteranno le leggi proprie di ciascuna disciplina, ma si sforzeranno di acquistarsi una vera perizia in quei campi e daranno volentieri la propria cooperazione a quanti mirano identiche finalità. Nel rispetto dell’esigenza della fede e ripieni della sua forza, escogitino senza tregua nuove iniziative e, ove occorra, le realizzino. ESSERE UCIIM: LIBERO NELLO SCEGLIERE, IMPEGNATO NELL’AGIRE Luciano Corradini, Presidente nazionale emerito UCIIM La condizione di salute un po’ precaria, non mi consente di partecipare come vorrei all’ottantesimo della vita dell’UCIIM. Un pochino ho partecipato a Catania, ad un incontro che è stato fatto e «La Scuola e l’Uomo» ha pubblicato un piccolo articolo sull’argomento. Adesso il convegno ha la possibilità di dedicare un giorno, non solo a ricordare ma anche a progettare, ad andare avanti, e poi ad incontrarsi con Papa Bergoglio, col quale ci troviamo dopo aver incontrato tanti papi nella nostra storia. Quando finì il mio servizio di presidente dell’UCIIM a Roma nel 2007, su «La scuola e l’uomo» uscì un volume, «Nuovi scenari e nuove responsabilità - educare nella prospettiva dell’UCIIM». La rivista «Nuova Secondaria» mi fece una domanda provocatoria: «Come hai fatto a resistere per tanto tempo ai vertici di un’associazione nazionale?» Io ho risposto che bisognerebbe chiederlo a mia moglie perché abbiamo condiviso insieme questa vicenda per tutti questi anni e da notare che il giorno del nostro anniversario di matrimonio era il 30 giugno e che sempre il 30 giugno c’era il Consiglio Centrale per cui io prendevo il treno e andavo a Roma. Lei era d’accordo e collaborava con l’UCIIM anche facendo così, senza protestare per mettere la famiglia prima della scuola. La stessa cosa succedeva con la vicenda dell’UCIIM di Reggio Emilia. Io incontrai al tempo della riforma della scuola media Giuseppe Torsetti come lume luminare della vita politica associativa e ben presto anche ecclesiale della nostra società italiana e il suo fratello Ermanno Torsetti preside del liceo. Avevamo come sacerdoti Camillo Ruini, padre Pier Sandro Vanzani,
III LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2025 ia di impegnarsi insieme in un’ipotesi, perché noi abbiamo più delle ipotesi e delle speranze che non delle certezze. In realtà il disinteresse è manifestato tra tanti insegnanti cattolici, in particolare insegnanti di religioni e delle scuole cattoliche, mostra che l’orizzonte ideale si è fatto per molti di loro piuttosto stretto. Non collegano l’amore della scuola con quello della Chiesa attraverso l’esperienza di un ambiente comunitario e di crescita professionale. Forse è anche colpa di noi anziani che non siamo altrettanto interessanti, illuminanti e propositivi come erano ai nostri tempi il Nosengo, gli Agazzi, i Perucci, i Gozze, il Modestino, il Buonacina, il Pagella, la Calzecchi Onesti, tanto per citare qualche nome, senza naturalmente dimenticare il Cesarino Checcacci che ha avuto un ruolo fondamentale per consolidare i luci negli anni successivi a Nosengo e ad Agazzi dal 1975 al 1995. È però vero che nascono qua e là nuove sezioni, talora con centinaia di iscritti. Penso per esempio a Enna e a Pordenone e adesso recentemente penso a Canicattì che ho ricordato perché mi hanno invitato ad intervenire. Sicuramente le cause di questo rallentamento dell’impegno educativo non sono tutte riconducibili all’individualismo, al consumismo, al pessimismo. La vita scolastica si è fatta pesante con riforme che sembrano non convincere e non attecchire. La società è complessa e complicata, gli impegni familiari per molti sono gravosi perché a volte hanno genitori anziani e nipoti piccolini. Basti pensare a Internet, i vantaggi di carriera e gli spazi di ascolto nelle sedi politiche che qualcuno sperava in passato dalla militanza associativa, sono oggi pressoché scomparsi, non solo per la frammentazione partitica e istituzionale, ma anche per l’indebolirsi della consistenza numerica e quantitativa dei rappresentanti delle associazioni. Ricordo una bella frase di Italo Calvino, l’amico del nostro Fabio Calvino che mi sta intervistando, citata dall’ex lettore e ministro e commissario europeo Antonio Rubetti. Le associazioni rendono l’uomo più forte, mettono in risalto le doti migliori delle singole persone e danno la gioia che Spetta alla loro coscienza che ha convenientemente formata inscrivere la legge divina nella vita della città terrena. E qui cito una frase di Paolo VI, che era una persona carissima a Gesualdo Nosengo. Paolo VI nel 1971, parlando a braccio a noi in un congresso dell’UCIIM, disse «Si parla tanto del fenomeno associativo che sarebbe incredibile. Abbiate fiducia della formula che avete trovato, perché è davvero buona, è bella, è indovinata ed è suscettibile di perfezionamento e di quella elasticità che deve avere in certe situazioni. Essa lascia liberi quelli che vi partecipano, ma insieme li tiene impegnati nella misura in cui si associano allo sforzo comune. Non crediate che la vostra professione, che resta, per quello che ne sappiamo, ad un livello economico molto modesto, sia modesta essa stessa. Voi siete dei veri buoni servitori dell’umanità, quindi siate fieri, siate contenti di aver scelto questo modo di vivere la vostra vita, perché veramente non ne potreste aver scelto, dopo quello del sacerdozio, uno migliore». Nel gennaio del 1974, scrissi in un articolo «La scuola e l’uomo», «Perché sono nell’UCIIM, note per un dialogo con i giovani colleghi», in cui riconoscevo che non esistono soluzioni intrinsecamente cattoliche per i problemi scolastici e sociali. Un’associazione che avesse carattere esclusivo e totalizzante sarebbe fuorviante e alla fine perniciosa in un’epoca pluralistica mutevole e proteiforme come la nostra. Allora sostenemmo le ragioni della partecipazione, dell’innovazione, dell’alimentazione scolastica, della riforma, della secondaria superiore, della formazione professionale, della formazione universitaria degli docenti. Era l’epoca dell’impegno convinto nella difficile convivenza, nella scuola e nella società. Oggi la maggioranza dei docenti cattolici non avverte il bisogno di incontrarsi oltre il proprio impegno scolastico per dare ragione della propria speranza attraverso la vita associativa. Forse perché addirittura ignora l’esistenza di single, gruppi, sezioni, convegni, riviste o perché le esperienze che ne ha fatto sono troppo modeste per scaldargli il cuore e mobilitargli l’intelligenza, facendoli sentire utili ai loro colleghi e sentendoli utili in modo particolare non solo perché più bravi, ma perché sono capaci di condividere le preoccupazioni e le gioie terrene e anche la gio-
IV LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2025 persone nel corso della storia e della sua vita personale non si esaurisce nel tempo della nostra giornata terrena, che nella vita del cosmo è paragonabile al tragitto delle stelle cadenti, che si accendono un momento e subito spariscono nel buio. Nel mondo storico, culturale e spirituale la vita non segue però solo le leggi della fisica, ma anche quelle della kirchegordiana ripresa. La ripresa del passato, intesa come un procedere ricordando, ci consente di riviverlo, di continuarlo, di innovarlo, di farlo crescere in contesti diversi da quelli di chi ci ha preceduto, o anche da quello che abbiamo vissuto nella nostra vita passata. Per questo, sviluppando una delle efficaci metafore di Papa Francesco, potremmo dire che non si devono adorare le ceneri dei padri fondatori, ma tener vivo il fuoco che hanno portato nel mondo, alimentando con la propria sofferenza e con la propria creatività e la propria prospettiva del Regno di Comunione annunciato da Gesù Maestro per tutti gli uomini. Questo fine viene affermato con chiarezza nell’ultimo articolo di Gesualdo pubblicato poco dopo la sua morte sulla rivista «La scuola e l’uomo» nel 1968, nel maggio quando lui è morto, sotto il titolo «Animazione cristiana e lavoro di gruppo», citava: «Da un cattivo costume di chiuso individualismo è necessario passare ad un costume di aperte relazioni collaborative per vivere più intensamente, per operare con maggiore efficacia, per costruire alla base il vero popolo di Dio che sarà compaginato nella sua totalità e sarà compaginato già al suo livello di cellule e di organismi. Il voler dunque individuare le linee per tradurre la propria fede cristiana nella propria condotta professionale da soli, escludendo per principio come inutile la collaborazione e il dialogo con altri fratelli di fede riuniti come tali secondo categoria professionali, è affermare un principio che sa di individualismo religioso e sembra fuori di una concezione cattolica profonda e totale». gli raramente si ha, restando per proprio conto di vedere quanta gente c’è onesta e buona e capace e per cui vale la pena di volere cose buone. Nel recente congresso nazionale avete avuto un importante riconoscimento, mi diceva Bertagna, da parte delle massime autorità civili e regionali del paese. Dico sì, ne sono molto contenti, il Cardinal Bertone a nome del Papa, il Cardinal Ruini, Napolitano, Scalfaro, Prodi, Castagnetti, Ministro Fioroni, sono venuti tutti. Nella relazione congressuale, dice lui, è leggibile il tentativo di associarsi per educare. Ecco, voi nel vostro congresso recente avete eletto anche nella sua responsabilità la professoressa Maria Teresa Lupidi Sciolla, eletta l’una nell’unità. Il segno evidente di questa volontà di ripartire da Nosengo di cui abbiamo celebrato i cent’anni dalla nascita. E adesso dico, è vero, il punto centrale non è solo un problema di coesione, ci sono anche problemi di direzione, di organizzazione, di capacità di tenere il passo con i tempi, senza frammentarsi e senza fermarsi, anzi aggregarci il più possibile. Si tratta di identificare alcuni settori in cui si possono dare utili contributi e identificare priorità, dato che non si possono inseguire tutte le lepri, sul piano ecclesiale, il Convegno di Verona del 2006 ha rivelato idee molto interessanti che vanno riprese. Nosengo si rendeva conto che l’influenza che una persona può esercitare su eventi e
V LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2025 Io ho qui davanti a me un libro intitolato Riformare la Chiesa che è dello storico Fulvio De Giorgi che dà alcune indicazioni di carattere storico per farci capire come stanno le cose del mondo. Il S.I.E.S.C.-F.E.I.C. che è l’associazione europea degli insegnanti cristiani si riunirà a Napoli quest’anno nel luglio, come al solito. Quella è un’occasione per pensare insieme anche con insegnanti di altri paesi quello che in Europa c’è, che non è frutto soltanto del lavoro dei politici del Parlamento in diversi paesi nel Parlamento europeo, è frutto anche di una scuola europea che si impegna a cercare di capire da che parte va il mondo e come si fa a fare la pace, che non è soltanto a fare dei papi e dei politici che hanno dimenticato il profumo dei diritti umani, che risale al profumo del Uturum Sinti. Ricordiamo sempre che Gesù ci ha insegnato una preghiera sola, che è la preghiera del Padre Nostro e dice Nostro non dicendo chi ci sta dentro questo Nostro, ma dice otto volte Nostro, Nostro, ci, dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi rimettiamo i nostri debitori, non indurci in tentazione ma liberaci dal male. Questa è una preghiera che è ecumenica universale e va coniugata in questo modo. Secondo me è il modo stesso con cui parlava Nosengo, che però aveva una formazione che risaliva a sostanzialmente ai primi del Novecento, era stato in guerra anche. E anzi scusate io l’ho tenuto lunga, forse mi tagliate, mi pare che mi sia stato detto da Elena Fazi, che in una cartelletta di carte che sono in dotazione ai consiglieri, ai soci che vengono a Roma per l’Ottantesimo, anche una parte di questa intervista che mi è stata fatta e che io ho utilizzato per avere il coraggio di parlare davanti allo schermo. Ciao, ringrazio lui che mi ha ascoltato con pazienza e voi che forse mi avete ascoltato fino in fondo, ma non ci giuro, perché forse mi sarei stancato anch’io. Grazie! Non è una novità assoluta questa riflessione finale del capo, come lo chiamavano allora, perché era anche un capo scout. Del resto, fin dal 1950 aveva promosso, questa volta con maggior successo, una collaborazione organica sul piano didattico, anche con docenti e con ricercatori laici e di matrice liberale e socialista, il Movimento Circoli della Didattica, che pubblicò per oltre 40 anni fino al 1998 la preziosa rivista «Ricerche Didattiche» fondata da Nosengo e in seguito diretta da Aldo Agazzi e poi da Cesarina Checcacci. In sintesi, Nosengo è stato un uomo di pensiero come Mounier, come Stefanini, come Lazzati, come Torsetti, tutti autori che studiò e citò più volte, ma anche uomo di azione e in certo senso di governo della scuola, come Gonella, Gui, Maria Badaloni, Bellisario, Bucci, anche se non accettò mai una carica elettiva nel Parlamento e non accettò di fare il direttore generale come gli avevano proposto. Collaborò invece in vario modo e fu educatore come Don Bosco, come Don Milani e come Don Giussani. Profondamente umile, quando determinato a seguire la sua vocazione educativa e sociale, è stato, per le molte decine di migliaia di persone che lo hanno conosciuto, un maestro di vita, di pensiero, di laicità, di ecclesialità e di capacità organizzativa. Aveva il dono di far sentire ogni persona che avvicinava come benvenuta, anzi come privilegiata, pur occupandosi dei gruppi e delle moltitudini, con spirito universalistico. Nel suo diario c’è anche una riga in cui è scritto, «non dimenticatemi troppo presto», aggiungerei, «per la luce che hai acceso, Gesualdo, non solo per le cose che hai fatto, in un contesto che è diverso dal nostro». Il nostro che è caratterizzato, come ha detto Papa Francesco, da un cambiamento d’epoca e quindi richiede uno sforzo particolare di ripensare, risemantizzare il presente che abbiamo alla luce delle idee principali che vanno tutte ripensate come vuole questo camminare insieme che da cinque anni il Papa insiste nel proporci, anche se poi è prudente di fronte a certe scelte fondamentali che riguardano la storia della Chiesa.
VI LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2025 Durante l’epidemia di Covid sembrava che l’isolamento obbligatorie potesse far risorgere in noi il bisogno degli altri, potesse farci alzare gli occhi al cielo e ritrovare Chi conta davvero, quell’Amore e quella Misericordia che sono per noi. Non è stato così. Anzi, ora si cerca di trovare l’eternità nei progressi della tecnologia. Stiamo andando oltre il già temibili Homo Deus. Sembra quasi che ci basti contare su strumenti sempre più sofisticati. Ci chiediamo: resteremo ancora umani? Ebbene sì, resteremo umani. L’UCIIM con molti altri colleghi e attingendo a studiosi illuminati si unisce con vigore per alimentare la fiducia nell’educazione come diritto globale, dove discernimento e responsabilità guidano ad affrontare senza paura i forti problemi di panico e depressione che si diffondono fra gli adolescenti e d’altro canto le novità poste dall’IA, senza dimenticare i drammi causati dai cambiamenti di clima e di costume. Essere qui insieme a festeggiare, nel ricordo consapevole della nostra storia difficile, ma segnata dallo sguardo profetico che non ci abbandona è una festa perché ci dona una speranza possibile. 2025, giubileo della Speranza. COMPIERE 80 ANNI È UNA FESTA IMPORTANTE SOTTO MOLTI PUNTI DI VISTA Maria Teresa Lupidi Sciolla, Presidente Nazionale emerita UCIIM Pensiamo all’inizio della nostra Associazione: durante lunghi anni di dittatura, guerra, violazione dei diritti civili e umani, Gesualdo Nosengo ha visto con gli occhi dell’intelligenza e della speranza un’Italia e una scuola nuove da vivere concretamente nella democrazia, nella libertà, nella crescita sociale e soprattutto umana. È nata l’UCIIM, con la fede nella ricostruzione e con la certezza del ruolo chiave dei docenti per educare le nuove generazioni lontano dalla violenza e ben immerse nei valori della civiltà cristiana ed europea. Una visione grande e davvero profetica. La forza della profezia ha sostenuto la scuola finora, in anni di riforme necessarie e non sempre condivise, come l’istituzione della nuova scuola media destinata a dare uguali opportunità ai giovani, senza costringerli a scelte precoci dettate spesso da ragioni economiche avulse dalla vocazione culturale e lavorativa di ciascuno. Il futuro aperto a tutti. Nel susseguirsi degli anni il cammino della scuola è stato spesso accidentato e attraversato da accadimenti scomposti e pericolosi in tempi segnati da contestazioni talora violente, da attentati, stragi e intimidazioni. Come non ricordare la sorte di Aldo Moro? Gli insegnanti sono stati messi a dura prova e hanno mantenuto il dialogo, fermo nei principi ma aperto nell’ascolto e nel rispetto, con tutti gli studenti e fra colleghi di posizioni diverse. La formazione promossa dalla nostra Associazione, il sostegno mirato alla valorizzazione della persona umana non sono mai mancati. Anzi, sono nate idee e proposte di scuola e didattica rinnovate profondamente. Oggi viviamo momenti complessi e segnati da un individualismo così spinto da mettere in crisi le famiglie stesse e il senso della vita.
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