Gennaio-Febbraio-2015
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2015 14 senza rischi, e quelli che impediscono al- l’Europa di fare la stessa cosa, ma al di là delle vicende di questi ultimi anni, operano negli Stati Uniti numerose cause, storiche, culturali e politiche, di enorme importanza malgrado siano dai più ignorate , cause tra loro strettamente intrecciate, che determi- nano la superiorità economica degli Usa. Queste cause, che nel loro insieme costitui- scono anche un’affascinante lezione di sto- ria, sono esaminate nel citato lavoro sulla globalizzazione, capitolo VIII, paragrafi 28 e soprattutto 29, ai quali rimando. Nota sulla deflazione e sull’intervento della Banca centrale europea. La Banca centrale europea non può quindi imitare le omologhe degli Usa e del Giappone. Non può perché stampare moneta per acquistare direttamente su larga scala i titoli di nuova emissione dei diversi Paesi aumenterebbe il rischio di inflazione, e potrebbe portare l’euro ad una svalutazione eccessiva; ma non può nemmeno raccogliere risparmio emettendo titoli di Stato europei (i tanto invocati eurobond), perché l’obbligo del rimborso di questi titoli, come nel caso pre- cedente, verrebbe automaticamente assun- to in solido da tutti i Paesi dell’eurozona, assunzione che naturalmente è rifiutata dalla Germania e dagli altri Paesi con i conti in ordine. Perché mai, dicono i cittadini di questi Paesi, dovremmo rischiare di pagare i debiti di Stati che non controllano la spesa pubblica? Riguardo poi all’Italia, è noto in Europa che si tratta del Paese con la mag- gior corruzione e con la più alta evasione fi- scale, fenomeni che nessuno dei governi, di ogni colore politico, che si sono succeduti negli ultimi trent’anni hanno seriamente contrastato. Tuttavia, a causa del ristagno dell’eco- nomia europea che nel 2014 si è aggravato, i prezzi anziché salire (inflazione) da un paio d’anni continuano a scendere (defla- zione), sia perché la gente spende meno (perché non ha i soldi a causa della cre- scente disoccupazione, o perché preferisce risparmiarli temendo il futuro); sia perché, di conseguenza, calano gli investimenti delle imprese. Per fermare la deflazione, che altrimenti avviterebbe l’economia in una pericolosissi- ma spirale discendente, il 22 gennaio 2015 la Bce ha annunciato un piano di acquisto di titoli di Stato dei Paesi dell’eurozona sul co- siddetto mercato secondario , nel quale si trattano titoli non di nuova emissione ma di emissioni precedenti, detenuti soprattutto dalle banche, dalle compagnie di assicura- zione, dai fondi pensione e dai fondi di in- vestimento. Questi soggetti, vendendo i ti- toli alla Bce (tramite le rispettive banche centrali nazionali) verranno a disporre di una liquidità che le banche, si tratta di una speranza, (3) potrebbero impiegare per ac- crescere i finanziamenti alle imprese e alle famiglie, mentre gli altri soggetti impieghe- ranno sicuramente la nuova liquidità acqui- stando altri titoli, pubblici e privati, contri- buendo a vivacizzare l’economia. Il piano prevede una spesa complessiva di 1.100 mi- liardi di euro fino al settembre 2016, ripar- tita in circa sessanta miliardi di acquisti ogni mese, a fronte naturalmente dell’im- pegno dei Paesi che ne beneficiano a fare le riforme necessarie al risanamento dell’eco- nomia e della finanza pubblica. Il semplice annuncio della prossima crescita della liqui- dità ha già causato una discesa (peraltro non eccessiva) del valore dell’euro rispetto al dollaro e alle altre valute, con il positivo effetto di accrescere le esportazioni dei Paesi dell’eurozona. Il piano dovrebbe implicare la condivisio- ne tra tutti i Paesi del rischio che qualcuno di essi, quando i suoi titoli scadranno, non sia in grado di rimborsarli, ma naturalmen- te, per i motivi sopra accennati, la Germa- nia e gli altri Paesi virtuosi rifiutano questo rischio, e hanno dato via libera alla Bce sol- tanto dopo aver imposto la clausola che la Banca assumerà a proprio carico il 20 per (3) È soltanto una speranza perché, a causa della crisi economica: 1) è in continuo aumento il numero delle imprese che falliscono o che rischiano di fallire, e quindi le banche sono costrette ad una grande cautela nel con- cedere prestiti; 2) poiché si riducono le vendite anche delle imprese più sane, queste non chiedono prestiti per ingrandire gli impianti e aumentare la produzione; 3) sono in aumento anche le famiglie che non sono più in grado di pagare le rate dei mutui immobiliari e degli altri prestiti ottenuti dalle banche.
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