Gennaio-Febbraio-2015
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2015 12 AUSTERITÀ: PERCHÉ È NECESSARIA IN EUROPA 1- La globalizzazione e le sue conse- guenze come causa originaria dell’auste- rità nell’Europa dell’euro. La crisi econo- mica (chiusura o emigrazione all’estero di imprese e aumento della disoccupazione) continua soprattutto in una parte dei Paesi dell’area euro , e si manifesta in Italia con particolare intensità. In questi Paesi tutti i partiti politici, dall’estrema destra al- l’estrema sinistra, individuano nella cosid- detta austerità del bilancio statale, voluta soprattutto dalla Germania e imposta dalle Autorità europee ai Paesi dell’eurozona, la causa principale del cattivo andamento del- l’economia (oltre naturalmente alla crisi economica mondiale). Scopo di questo arti- colo è invece mostrare come l’austerità sia necessaria per salvaguardare gli interessi di tutti i Paesi dell’euro. Per austerità si intendono i seguenti ob- blighi: 1) il deficit del bilancio annuale non de- ve superare il 3 per cento del Pil; 2) questo deficit deve rapidamente esse- re ridotto fino ad azzerarlo; 3) il debito pubblico complessivo deve essere ridotto progressivamente al di sotto del 60 per cento del Pil. I Paesi che non rispettano questi impegni possono venire sanzionati con pesanti multe dalla Commissione europea. Addebitare le difficoltà economiche al- l’austerità imposta dall’Europa fa natural- mente comodo ai politici dei Paesi in crisi, perché nasconde le loro responsabilità per non aver fatto -e per continuare a non fa- re- ciò che invece sarebbe indispensabile, ma che farebbe loro perdere voti o perdere denaro . Se un governo trascura gli impegni del- l’austerità, continua a spendere più di quanto incassa, e quindi aumenta il debito complessivo anziché ridurlo. In tal modo tenta di creare lavoro aumentando la spesa pubblica , invece di creare le condizioni fa- vorevoli all’investimento di capitali privati, dai quali soltanto dipende una crescita du- revole dell’economia . Mentre il rifiuto di ciò che farebbe per- dere denaro è il naturale comportamento di politici privi di quel senso dello Stato e di quella preoccupazione per il bene pubblico che li dovrebbe distinguere, all’origine del rifiuto di ciò che farebbe perdere voti vi è invece il generale silenzio sulle conseguen- ze della svolta, veramente storica, verifica- tasi nel mondo con la globalizzazione del- l’economia , silenzio di tutti i governi di tut- ti i Paesi ricchi dell’Occidente, e anche de- gli uomini politici più esperti e più onesti. Questa svolta, risultato di sei cause (1), consente alle industrie dei Paesi ricchi di antica industrializzazione di spostare le loro produzioni in quelli, tra i Paesi poveri, nei quali una classe politica lungimirante ha sviluppato l’istruzione, non esistono forti conflitti etnici, religiosi o politici, né esiste il rischio di nazionalizzazioni. Già dalla fine degli anni ’70 era evidente che questa svol- ta avrebbe implicato, inevitabilmente, un relativo impoverimento dei Paesi ricchi e una crescita della loro disoccupazione , ri- mediabile soltanto con investimenti massic- ci e costanti nella ricerca scientifica per produrre con continuità nuovi brevetti . Dai brevetti nascono nuovi prodotti, che per qualche anno gli altri Paesi non sanno imita- re, e quindi, oltre a creare nuova occupa- zione, possono essere venduti in tutto il mondo realizzando forti utili di monopolio Federico Matteoda, Collaboratore dell'UCIIM in corsi di economia rivolti a docenti e studenti (1) Sono descritte nel sito citato alla fine di questo paragrafo.
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