Gennaio-Febbraio-2015

11 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2015 ca vari argomenti. In un passo ad esempio si raccomanda di avere una vita tale da ri- scuotere l’approvazione del Creatore, alle- nandosi ad acquisire le sette qualità che so- no caratteristica dell’uomo pio: «sette qua- lità hanno valore dinanzi al Trono della Glo- ria: fede, dirittura, giustizia, amore, pieta, sincerità e pace» (ARN, XXXVII). Se non si coltiva la pace si lascia spazio al contrasto, alla divisione e alla guerra. Nel trattato di Sanhedrin così si mette in guardia dal lasciarsi andare ad un atteggia- mento litigioso: «La lite è simile ad una apertura da cui passa l’acqua, tanto più l’apertura si allarga tanto più forte diventa la corrente d’acqua» (7a). In un altro trattato si descrivono quattro tipi di atteggiamenti rispetto all’ira: «Chi è incline ad adirarsi ma anche a placarsi, il suo guadagno compensa la perdita. Chi è non è incline ad adirasi ma nean- che a placarsi, la sua perdita com- pensa il guadagno. Chi è poco incline ad adirarsi e si placa facilmente, è un pio. Chi è in- cline ad adirarsi e si placa difficil- mente, è un mal- vagio» (Avoth, V,14) È più facile la- sciare andare che i contrasti vadano avanti, ignorare le situazioni piut- tosto che interve- nire con un’azio- ne o una parola detta al momento giusto. Probabilmente qualche contempo- raneo di Aaron avrà pensato che fosse un tipo strano, che non si faceva i fatti pro- pri, quando invece era lui dalla parte giu- sta. A tale proposito nel Talmud si narra di un rabbino che si trovava nella piazza di un mercato quando gli apparve il profeta Elijahu Hanavi’. Il rav chiese al Profeta se qualcuno tra le persone che si trovavano nella piazza avrebbe avuto parte nel Mon- do Avvenire, ma il suo autorevole interlo- cutore rispose che nessuno ne era degno. Nel frattempo fecero il loro ingresso nella piazza due uomini ed il rav chiese ad Eli- jah se loro avrebbero avuto parte nel Mon- do Avvenire. In questo caso il Profeta ri- spose affermativamente. Il rabbino incu- riosito chiese ai due uomini:» Qual è la vo- stra occupazione? «Noi - risposero - siamo dispensatori di felicità; quando vediamo uomini infelici li consoliamo e quando ve- diamo due che litigano mettiamo pace tra di loro». Troviamo molte conferme negli scritti rabbinici sul fatto che perseguire la pace è tra i meriti dello tzaddik (il giusto), al pun- to che proprio la pace è uno degli elementi necessari per lo studio della Torah. Il Pirke’ Avoth indica ben 48 requisiti che mettono lo studio- so in condizioni di comprendere la To- rah e tra questi c’è anche vivere con il proprio prossimo all’insegna della pace. Per tale mo- tivo la pace è una chiave di lettura importante per lo studio dei testi sa- cri, a mio parere non solo nell’ebrai- smo ma anche in altre religioni. Il grande rabbi- no Elia Avraham Ben Amozegh, mio trisavolo, già nei primi anni del ’900 aveva individuato l’importanza di mettere a confronto le tre religioni mono- teiste che hanno in comune la fede nello stesso D-o. Ben Amozegh aveva fatto studi approfonditi su tale tema, leggendo i testi delle tre religioni nelle lingue originali: ebraico, arabo, latino, greco e giungendo alla conclusione che solo mettendo in rela- zione i libri sacri e i differenti modi di pre- gare si poteva collaborare nella pace.

RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=