Gennaio-Febbraio-2015

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 1-2 - Gennaio-Febbraio 2015 10 SHALOM, SALAM, PACE Giovanna Micaglio Ben Amozegh, Membro della Comunità ebraica di Roma S halom, pace, è un bene prezioso, irri- nunciabile: forse per questo è il saluto che ci si rivolge nelle comunità ebrai- che ed anche il saluto dei musulmani «Sa- lam» ha lo stesso significato. Un saluto-augurio, un modo per annun- ciarsi o accomiatarsi da qualcuno con una parola che rappresenta la condizione più importante per l’umanità: la pace. Lattes commentando il testo della Birchat Koahnim nella parashà di Nasò (Num. v. 4,21 - 7,89) si sofferma sulla terza benedizione «Vaisem lechà shalom», l’invocazione della pace per tutto il popolo, perché la pace è il bene più grande a cui l’uomo possa aspirare. La paro- la Shalom indica per l’ebraismo la serenità spirituale, l’assenza di preoccupazioni e di rimorsi, la totale armonia tra gli uomini e la natura. L’era messianica si riconoscerà proprio da questa condizione particolare, dalla as- senza assoluta di ogni tipo di contrasto, vio- lenza, guerra. Per conquistare la pace tro- viamo una chiara indicazione nello Shemà: «Se seguirete i miei precetti [...] darò pace alla terra» (Lev., 3-6). Il Pirke’ Avoth inoltre raccomanda: «Sii dei discepoli di Aaron amando la pace ed inseguendo la pace, amando il prossimo ed avvicinandolo alla Torah» (Pirke’ Avoth, I,12). La pace conquistata durante la nostra esistenza è come bene accumulato anche nell’aldilà: nel Talmud infatti si dice che la pace e’ una delle cose di cui si gode frutto in questo mondo ma il cui capitale rimane per il Mondo Avvenire : «queste sono le cose di cui si godono i frutti in questo mondo: l’onore tributato ai genitori, la beneficen- za, il ristabilire la pace tra un uomo ed il suo compagno e lo studio della Torah che equivale a tutte le altre» (Peah,I, I). Non può restare unita una famiglia senza pace, non può sopravvivere una comunità senza pace, neanche una nazione o il mon- do intero può fare a meno della pace. Nel Pirke’ Avoth è scritto: «per tre cose il mondo si conserva : per la verità, per il giu- dizio e per la pace; come è detto: “giudica- te la verità ed il giudizio di pace nelle vo- stre città” (Zech. VIII, 16)». Dai gruppi umani più complessi fino alla semplice relazione tra sole due persone la pace è condizione necessaria per la convi- venza. Il genere umano, secondo il trattato di Sanhedrin, fu creato inizialmente da un sol uomo, perché le varie famiglie da lui deri- vate non litigassero tra loro. Nello stesso trattato ci si chiede: «Se c’è tanta discor- dia benché sia stato creato in principio un sol uomo, che cosa sarebbe accaduto se ne fossero stati creati due?»(Sanh. 38a). Non mancano poi nel Talmud figure esemplari riguardo all’importanza di adoperarsi per la pace. Aaron viene ricordato per la sua costante preoccupazione che non ci fosse- ro contrasti tra le persone, ed era noto per il suo impegno nel mettere pace tra due che avevano litigato. Aaron amava talmen- te la pace che di lui è scritto: “la legge di verità era nella sua bocca, egli camminava in pace e rettitudine e molti allontanò dal- l’ingiustizia». Infatti quando Aaron veniva a sapere che due erano in lite li andava a visitare. Ad uno e gli diceva che il suo ami- co non si dava pace per via del litigio, gli raccontava di come si fosse pentito finché quello non avesse abbandonato ogni risen- timento. Poi andava a trovare l’altro e fa- ceva la stessa cosa. In questo modo quando i due si rincontravano erano già ben dispo- sti l’uno nei confronti dell’altro, si abbrac- ciavano e si riconciliavano. Il Talmud tratta in più parti all’interno di vari capitoli della necessità di adoperarsi per la pace: è un tema trasversale che toc-

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