11-12 Novembre-Dicembre 2025

38 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2025 curricoli predefiniti ma come professionisti riflessivi che producono conoscenza attraverso l’indagine critica delle proprie pratiche. La formazione iniziale dovrebbe includere moduli di metodologia della ricerca educativa e esperienze di partecipazione a progetti di ricerca-azione durante il tirocinio. L’Insegnante maieutico: dialogo ed empatia L’ultima dimensione proposta, quella dell’insegnante maieutico, recupera una delle tradizioni più antiche della pedagogia occidentale per riattualizzarla nelle condizioni contemporanee. Il riferimento alla maieutica socratica evoca un modello di insegnamento come facilitazione del processo attraverso cui lo studente costruisce attivamente la propria conoscenza, piuttosto che ricezione passiva di contenuti trasmessi dall’insegnante. L’insegnante maieutico crede profondamente nel potenziale di apprendimento di ogni studente. Non considera gli studenti come contenitori vuoti da riempire di nozioni, ma come soggetti attivi dotati di capacità cognitive, esperienze pregresse, intuizioni, domande genuine. Il ruolo del docente non è fornire tutte le risposte ma porre le domande giuste, creare le condizioni perché lo studente possa elaborare autonomamente le risposte. L’interrogazione maieutica è un’arte raffinata che va ben oltre la classica interrogazione valutativa. Le domande maieutiche sono aperte, stimolano il pensiero piuttosto che richiedere la ripetizione mnemonica. Sono progressivamente più complesse, guidando lo studente attraverso un percorso di scoperta graduale. Sono adattate al livello di comprensione dello studente, né troppo facili da risultare banali né troppo difficili da provocare frustrazione. Sono autentiche, nel senso che manifestano curiosità genuina per il pensiero dello studente piuttosto che verificarne semplicemente la conformità a risposte predefinite. La dimensione dialogica è centrale nel profilo dell’insegnante maieutico. Il dialogo autentico non è monologo travestito né interrogatorio, ma scambio reciproco dove anche l’insegnante si mette in gioco, esprime dubbi, mostra il proprio processo di pensiero, può cambiare idea. la crescita professionale, più efficaci della formazione trasmissiva tradizionale. L’insegnante ricercatore si mantiene costantemente aggiornato rispetto agli sviluppi della ricerca educativa, alle innovazioni metodologiche, all’evoluzione delle discipline che insegna. Legge riviste professionali e di ricerca, partecipa a convegni, frequenta corsi di aggiornamento, segue webinar, si confronta in comunità online di docenti. Questo aggiornamento non è subito come un obbligo burocratico ma vissuto come arricchimento professionale e intellettuale. L’aggiornamento disciplinare è particolarmente importante in campi che evolvono rapidamente. Un insegnante di scienze non può ignorare le nuove scoperte, un insegnante di storia deve confrontarsi con revisioni storiografiche, un insegnante di letteratura dovrebbe conoscere gli autori contemporanei. L’aggiornamento pedagogico-didattico è altrettanto cruciale: emergono continuamente nuove metodologie, nuovi strumenti tecnologici, nuove comprensioni dei processi di apprendimento derivanti dalle neuroscienze cognitive. L’insegnante ricercatore non è un innovatore per principio che insegue ogni novità metodologica. Al contrario, mantiene un atteggiamento critico anche verso le innovazioni, valutandole alla luce della ricerca e sperimentandole criticamente prima di adottarle stabilmente. Distingue tra mode passeggere e innovazioni fondate, tra slogan accattivanti e pratiche evidence-based. Realizzare diffusamente questo profilo richiede cambiamenti strutturali significativi. Serve riconoscere la ricerca educativa come parte integrante del lavoro docente, dedicandovi tempo e risorse. Serve creare connessioni più strette tra scuole e università, facilitando collaborazioni tra insegnanti e ricercatori accademici in progetti di ricerca collaborativa. Serve valorizzare e diffondere le buone pratiche attraverso pubblicazioni, presentazioni a convegni, piattaforme digitali di condivisione. È necessario anche un cambiamento nell’identità professionale degli insegnanti, che dovrebbero percepirsi non come esecutori di

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