11-12 Novembre-Dicembre 2025

14 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2025 le abilità cognitive dalle abilità del carattere. Le abilità cognitive, tutti subito capiscono, è quello che uno ha dentro la testa, le materie di insegnamento. La conclusione che nessuno si aspettava, perché la sua è stata un’indagine di tipo empirico, non solo teoretico, è che oggi il mondo delle organizzazioni e delle imprese privilegia le abilità di carattere rispetto a quelle cognitive, mentre fino a pochi decenni fa era vero il contrario. Che vuol dire? Che oggi il mondo del lavoro in senso molto ampio privilegia persone che hanno un carattere formato e voi sapete cosa vuol dire il carattere cioè pratica delle virtù, piuttosto che le competenze perché ormai non servono più a niente in quanto diventano obsolete. Quando sarà pronta l’intelligenza artificiale generale, quello che abbiamo acquisito fino ad ora verrà superato e quindi dovremo di nuovo impegnarci. Se allora puntiamo tutto sulle competenze, il rischio è di preparare delle persone che una volta entrate nell’età adulta, dopo un po’ vengono messe in disparte dal mondo del lavoro. Il dramma attuale è che, persone di 4045 anni, ad un certo punto vengono messe, perché non sono più in grado di intercettare il nuovo. Ecco allora il punto e la conclusione di Heckman e dei suoi collaboratori è che bisogna che il mondo dell’università e della scuola capisca questo e riveda radicalmente la formazione. È inutile perfezionare le tecniche per trasportare le competenze da un ambito nell’altro perché questo diventerà, non vuol dire che non ci vogliono, ci mancherebbe altro, è un problema di sottolineature. Bisogna piuttosto puntare sulla pratica delle virtù. Pensate una virtù come l’ingegno, la creatività, la resilienza, la temperanza e via discorrendo che sono le virtù aristoteliche. L’etica delle virtù l’ha inventata Aristotele e non era uno sciocco perché aveva capito che se io addestro un giovane alla pratica delle virtù, poi le abilità cognitive, quel giovane se le va a prendere, se le trova da solo, o con l’aiuto anche di altri, ma non è questo il punto. E qui per chiudere su questo mi avvalgo di una famosa frase di Platone che scrive non si riempie la testa di una persona se prima non si apre il cuore. Cosa vuol dire aprire il cuore? Se vuoi che uno impari, gli devi aprire il cuore che è inteso come luogo dei sentimenti morali e via discorrendo. Questa frase di Platone codell’intelligenza artificiale e più diminuisce la capacità della persona di operare e soprattutto di pensare. Questo paradosso è stato portato alla luce circa 12 o 13 anni fa, quando il volo Air France 447 scoppiò in aria, provocando la morte di oltre 300 persone. Cos’era successo? Che era un guasto minimale che un artigiano col cacciavite e le pinze avrebbe potuto risolvere, mentre il pilota e il copilota non furono in grado di aggiustarlo. Ed erano piloti, copiloti di aerei transcontinentali. Erano bravissimi nell’usare le nuove tecnologie, però messi di fronte ad una difficoltà minimale, probabilmente una vite si era un po’ svitata e non furono capaci di aggiustarlo. Questo è un paradosso che va preso in seria considerazione perché riguarda anche lo studio. Facciamo subito l’esempio, oggi i nostri giovani non sanno utilizzare le biblioteche. Ricordo quando ero giovane all’Università mi insegnarono a fare uso di ricercare i libri in una biblioteca. Oggi tutto questo non è sparito perché ovviamente ci si rivolge alla macchina, al personal computer. Il secondo veleno ha un’altra caratteristica cioè che l’intelligenza artificiale non possiede l’ars dubitandi, cioè non possiede il pensiero critico. Voi sapete benissimo che l’arte del dubbio impone di mettersi sempre in gioco e dubitare che ci possa essere un altro risvolto. Ora, se voi fate caso, l’intelligenza artificiale non ha questa capacità e quindi è chiaro che siamo di fronte ad una fase in cui sta scomparendo il pensiero critico. Uso il termine pensiero critico in senso proprio, cioè la capacità di dubitare e quindi di argomentare con chi è portatore di un’altra conoscenza per stabilire per via dialogica alla fine chi ha ragione. Quindi la perdita dell’ars dubitandi è un problema molto serio per coloro i quali si dedicano all’attività educativa. Terzo veleno. Negli Stati Uniti, tre anni fa, è uscito un volume di una importanza straordinaria, curato da James Heckman, il quale è un economista americano premio Nobel dell’economia, uno studioso di fama mondiale. Con una équipe di studiosi per circa tre anni negli Stati Uniti fece una ricerca del seguente tipo: il mondo in generale delle organizzazioni e in particolare delle imprese, di che tipo di abilità ha bisogno e privilegia? Lui distingue le cognitive skills dalle character skills, che vuol dire

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