Unione Cattolica Italiana Insegnanti, Dirigenti, Educatori, Formatori Periodico fondato da Gesualdo Nosengo Anno LXXXII- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2025
LA SCUOLA E L’UOMO Anno LXXXII- Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2025 Antonietta D’Amato INTERVENTO DI SALUTO 7 Alfonso Rubinacci DAL PRESTIGIO ALLA RETRIBUZIONE: EDUCAZIONE, IMPATTO SOCIALE E NUOVI MODELLI DI FINANZIAMENTO 9 Roberto Ricci LE PRIORITÀ FUTURE DELLA SCUOLA ITALIANA UN’IPOTESI DI LETTURA 11 Stefano Zamagni PERCHÉ PENSARE AL PENSIERO PENSANTE NELL’ERA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE 13 Tavolo 1 - Coord. Andrea Porcarelli QUALE SOCIETÀ VOGLIAMO 18 Tavolo 2 - Coord. Marcella Paggetti LA NOSTRA IDEA DI SCUOLA 22 Tavolo 3 - Coord. Giovanna Venturino LA SITUAZIONE ATTUALE DELL’EDUCAZIONE 27 Tavolo 4 - Coord Chiara Di Prima SISTEMA DI VALUTAZIONE DEI DIRIGENTI SCOLASTICI 44 Tavolo 5 - Coord. Caterina Spezzano CONSAPEVOLEZZA PROFESSIONALE E RESPONSABILITÀ ETICA DEI DOCENTI 51 Tavolo 6 - Coord. Fabrizio Zago L’ETS UN’OPPORTUNITÀ DA VALORIZZARE 55 Commissione dei Probiviri PROPOSTA DI BOZZA DI CODICE DEONTOLOGICO U.C.I.I.M. 62 Collegio dei Revisori dei conti RELAZIONE DEL REVISORE DEI CONTI SUI PRIMI 10 MESI DEL 2025 67 SOMMARIO DELL’ANNATA 68 Periodico fondato da Gesualdo Nosengo Via Crescenzio, 25 - 00193 Roma Anno LXXXII - Numero 11-12 - NovembreDicembre 2025 Autorizzazione del tribunale di Roma n. 452 in data 11 febbraio 1949 DIRETTORE Elena Fazi DIRETTORE RESPONSABILE Pasquale MARRO COMITATO REDAZIONALE Giuseppe CHIAROMONTE Maria Luisa LAGANI Caterina SPEZZANO Fabrizio ZAGO COORDINATORE DI REDAZIONE Elena FAZI Tel. 06 6875584 Presidenza: presidenza@uciim.it Segreteria: segreteria@uciim.it Tesseramento: tesseramento@uciim.it Redazione: redazione@uciim.it Amministrazione: amministrazione@uciim.it Webmaster: webmaster@uciim.it Sito internet: www.uciim.it Banca Intesa San Paolo IBAN IT56 A030 6909 6061 0000 0071 210 Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi Via Crescenzio, 25 - 00193 Roma In omaggio ai soci dell’UCIIM Questo numero è stato chiuso il 17 dicembre 2025 ISSN 0036-987X SOMMARIO Editoriale - Elena Fazi RELAZIONE DELLA PRESIDENTE NAZIONALE DEL PERIODO MAGGIO-NOVEMBRE 2025 1 5 Spiritualità - P. Giuseppe Oddone GIUBILEO DEL MONDO EDUCATIVO
1 Editoriale LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2025 è stato condiviso col Consiglio Nazionale e quindi sono state individuate le persone da utilizzare. Poiché il nostro periodo di interregno è breve e i tempi stretti, si è deciso di confermare gli attuali utilizzati, aggiungendo come 6° una collega che, essendo anche giornalista, può aiutarci per la comunicazione e l’editoria (ricordo che, insieme alla formazione, è l’altro ambito di azione scelto come ETS). Ci piace pensare che il MIM abbia evidentemente riconosciuto la validità del nostro Progetto, perché ci ha confermato la concessione di 6 docenti comandati, pur se noi ne avevamo richiesti 8. Il confronto con le altre associazioni professionali, inoltre, ci ha fortemente rassicurato e rafforzato circa la qualità della nostra proposta e nel doveroso impegno di realizzarla al massimo. Per il prossimo anno si potranno svolgere selezioni più ampie, democratiche e efficaci. Per il XXVII Congresso nazionale abbiamo ripristinato la modalità, una volta usuale, di organizzare tavoli di lavoro, su tematiche significative, cui hanno aderito liberamente i soci interessati che hanno analizzato e studiato documenti italiani e europei per giungere alla formulazioni di tesi da portare e dibattere al Congresso. Ogni tavolo è stato coordinato da un socio esperto e ha usufruito di almeno due incontri con professori universitari esperti del tema trattato. La partecipazione ai tavoli, coordinati da Gianna Venturino, è stata ricca e vivace, gli scambi di idee proficui e aperti e ciascun tavolo è giunto a questo Congresso con tesi che sono state inserite nella cartella fornita all’atto dell’iscrizione e saranno illustrate e dibattute nei tre tempi previsti per questo approfondimento. Da tutto questo emergerà RELAZIONE DELLA PRESIDENTE NAZIONALE DEL PERIODO MAGGIO-NOVEMBRE 2025 Elena Fazi, Presidente nazionale UCIIM Dopo il C.N. del 3 Aprile 2025 è stato indetto questo XXVII Congresso nazionale straordinario. Secondo Statuto come vicaria ho assunto l’incarico di Presidente, coadiuvata dal consiglio di Presidenza che ringrazio per il continuo e fattivo sostegno. Il nostro compito è stato traghettare l’Unione, insieme al C.N. e al CdR, fino al Congresso in modo corretto, trasparente e sereno. La prima attività realizzata dal C.N. è stata la scelta del commercialista per la parte amministrativo economica dell’Unione: con la delibera del Consiglio Nazionale è stato nominato nostro commercialista il dottor Giovanni Ieradi, commercialista iscritto all’Albo di Roma, professionista con esperienza ventennale. Revisore, attestatore e valutatore d’azienda. Esperto nei settori del turismo e terzo settore. A questi titoli personali si è aggiunto un importante fattore logistico, poiché il suo studio è in Via Crescenzio 25, al 2° piano, fatto che abbatte ogni spesa ulteriore di trasferta e di soggiorno a Roma e che facilita i rapporti. Dietro delibera del C.N. e come richiesto agli Enti del Terzo Settore è stato anche nominato il medico competente nella persona della dott.ssa Emilia De Vita dello Studio LARS. Il Consiglio di Presidenza è stato profondamente consapevole delle responsabilità di portare l’Unione al Congresso nazionale straordinario con trasparenza, correttezza e serenità. Con questo spirito si è fatto carico dello svolgimento delle attività che vanno realizzate per il buon funzionamento dell’UCIIM. Come ad esempio il progetto per i docenti comandati. Si è provveduto a redigere uno schema con le esigenze dell’UCIIM e le competenze necessarie ad affrontarle. Lo schema
2 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2025 MIM e le altre Istituzioni, prima di tutto desidero riferire queste attività. Abbiamo partecipato con grande gioia e impegno nel Gruppo di lavoro dedito alla «Definizione dei framework delle competenze professionali del personale scolastico». Protocollo nr. 191 - del 19/12/2024 - AOOSAFI - Scuola di alta formazione dell’Istruzione Decreto del Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione del 13 dicembre 2024, n. 7. Siamo stati sempre presenti e attivi partecipanti sia nel gruppo dei docenti sia in quello dei dirigenti sia del personale ATA. Terminato il lavoro impegnativo e molto gratificante, siamo usciti professionalmente molto più formati e arricchiti e umanamente fortemente consapevoli della proficuità della vissuta cooperazione tra colleghi, dirigenti, ispettori e professori universitari. Di questo colgo la felice occasione per ringraziare di cuore la Direttrice Generale della SAFI, dott. Antonietta D’Amato, e il suo staff per averlo reso possibile e dichiarare la nostra convinta disponibilità a ulteriori possibili attività similari. Un altro elemento curato in questo periodo è l’analisi e la costruzione di un rapporto corretto tra scuola e famiglia che dovrebbe essere basato su collaborazione, rispetto reciproco, comunicazione trasparente e obiettivi condivisi. Entrambe le istituzioni giocano un ruolo fondamentale nello sviluppo educativo, sociale ed emotivo dello studente. Il rapporto scuola-famiglia è tanto più efficace quanto più è improntato a fiducia, dialogo e corresponsabilità. Per questo motivo continuano i nostri incontri tra Uciim e i rappresentanti di 5 associazioni di famiglie riconosciute nel FONAGS dal MIM. Si spera di riunire attorno a questo tavolo anche i rappresentanti delle associazioni dei giovani in modo da poter portare in un convegno nazionale una proposta di Patto di corresponsabilità frutto di un lavoro vivace e dialettico ma congiunto. Sui rapporti Scuola Famiglie siamo stati anche chiamati, Arnaldo Gizzarelli e io, per un intervento nel progetto «Camminare insieme»: nove incontri per ritrovare i legami in una società frammentata, coordinato da don Gianni Falco la visione culturale ed etica del nuovo corso dell’Unione e la programmazione pedagogica, sociale e politica, in senso aristotelico, fonti e sentieri per l’opera del nuovo organigramma. Da questi tavoli è uscita la visione culturale ed etica/spirituale alla base della progettazione per il prossimo quadriennio. Oltre ai tavoli, è stata costituita una Commissione per la revisione e presentazione di uno Statuto chiaro, univoco ed esaustivo, eliminando ogni lacuna e possibile interpretazione delle regole interne alla vita associativa dell’Unione. Il nuovo Statuto, inoltre, è conforme alle regole degli Enti del Terzo Settore, tra i quali siamo annoverati da giugno 2024. Di questa Commissione hanno fatto parte i componenti dell’ufficio legale, avvocati Carmen Campo, Fabrizio Macchiarella, Gianugo Magnavacca, il vicepresidente nazionale avv. Giuseppe Chiaromonte, il Consigliere nazionale Pasquale Marro. A loro si è aggiunto per affinità di tema il vicepresidente nazionale Fabrizio Zago, coordinatore del Tavolo n.6 e la docente comandata Gina Palazzo. Il prodotto del loro lavoro, esposto e presentato nel Congresso, sarà sottoposto alla vostra disanima e delibera. Il Consiglio di Presidenza si è attivato per organizzare quattro incontri/dialoghi online sulle Nuove indicazioni nazionali. Il primo webinar dal titolo Historia magistra vitae, con il prof. Antonio Brusa, già docente Didattica della Storia presso l’Università di Bari e la Silsis di Pavia. Il secondo dal titolo Intelligenza Artificiale e Didattica: approcci riflessivi e creativi,con la prof. Nadia Sansone, Professore Ordinario Pedagogia sperimentale- Unitelmasapienza. Il terzo dal titolo Ritorno al passato o uno slancio verso il futuro, col prof. Andrea Balbo, Ordinario di lingua e letteratura latina, Università di Torino. Il quarto, Insegnare italiano oggi: le Indicazioni Nazionali 2025, con la prof. Paola Senesi, Preside del Liceo Classico Statale Giulio Cesare di Roma. Venendo ora ai nostri rapporti e impegni col Editoriale
3 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2025 spirituale che non solo sviluppa la mente, ma alimenta anche il cuore e la vita interiore, in sintonia con i valori cristiani di amore, giustizia e solidarietà. Il contributo di Mons. Staglianò ci richiama al fatto che l’educazione è un diritto universale, un mezzo per costruire una società più equa e inclusiva. Il messaggio che emerge è chiaro: solo un’educazione che sia radicata nella verità e nei principi spirituali è in grado di formare adulti consapevoli e responsabili, capaci di affrontare le sfide del nostro tempo con speranza e determinazione. Manteniamo una costante partecipazione al Dialogo interreligioso tra le tre religioni monoteiste, con Yassine Lafram, imam della Comunità Islamica di Bologna e presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia (Ucoii), con Yahya Sergio Yahe Pallavicini, Presidente e imam della COREIS Comunità Religiosa Islamica Italiana, con Livia Ottolenghi del consiglio della Comunità di Roma e nell’Ucei con il ruolo di assessore all’educazione e ai giovani. Con loro non abbiamo mai interrotto il reciproco desiderio di un impegno comune per il Dialogo per la pace. Nel campo della comunicazione editoriale abbiamo portato avanti la nostra rivista La Scuola e l’Uomo e inaugurato una newsletter quindicinale. Ma la notizia più bella l’ho tenuta per ultima: la nostra rivista La Scuola e l’Uomo- Ricerche, diretta editorialmente da Ciambrone, Porcarelli e Fazi, è stata accettata dall’ANVUR che l’ha inserita nelle riviste di fascia A con le seguenti motivazioni: Egregio Direttore/Editore, egregio studioso, con riferimento a quanto indicato in oggetto [omissis] Le comunico che l’istanza da Lei presentata soddisfa i requisiti richiesti nelle aree e/o settori sottoindicati: Requisiti generali: La rivista soddisfa i requisiti generali relativamente alla regolarità delle pubblicazioni, all’accessibilità, alla composizione degli organi editoriali, alle norme etiche e alle modalità di svolgimento della revisione tra pari. Requisiti disciplinari: in collaborazione con il settore cultura della Diocesi di Cuneo – Fossano. Sui temi dei Patti educativi di Comunità lavoriamo, insieme a molte altre associazioni professionali della scuola, rappresentanti di associazioni dei genitori e del MSAC, anche nel Tavolo Interassociativo della Scuola. Il Tavolo ha altri due punti di interesse, oltre ai Patti educativi di comunità, uno sulla formazione dei docenti e dirigenti e uno sulle Buone Pratiche. In ciascuno di questi tavoli sono presenti rappresentanti dell’UCIIM. Il Tavolo organizza per il 4 dicembre sui Patti educativi di comunità un incontro con parlamentari dell’arco costituzionale, in cui saremo presenti come relatori. Partecipiamo alle riunioni della CEI e al Tavolo del Copercom, Coordinamento delle Associazioni per la Comunicazione. È un’aggregazione di associazioni che si ispira ai principi cristiani e alla Costituzione italiana per promuovere la dignità della persona, dalla nascita alla morte, e della famiglia. Lo fa attraverso un’azione congiunta che si concentra sul ruolo della comunicazione, valorizzando le identità e le competenze delle singole realtà che ne fanno parte per il bene comune. Con quest’ultimo stiamo collaborando per la partecipazione sotto forma di rete ai bandi del Terzo Settore. Saremo presenti con un intervento nel workshop, giovedì 13 novembre a Roma, promosso dal Copercom su «Associazioni in rete una potenzialità inespressa» nell’ambito del progetto «Centodieci Agorà», finanziato dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Insieme a AIDU, AIMC, DIESSE, DISAL, associazioni professionali cattoliche, Rete Insegnanti Italiani e Azione Cattolica col patrocinio della CEI, del Dicastero per la Cultura e l’Educazione e di una Università cattolica abbiamo organizzato un Convegno Nazionale «A scuola di speranza», il 30 ottobre alla LUMSA, questo Convegno è stato inserito ufficialmente negli eventi del Giubileo del Mondo educativo del suddetto Dicastero. Hanno fatto da guida a questo impegno le belle parole di Mons. Staglianò. La sua riflessione invita a considerare l’educazione come un cammino Editoriale
4 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2025 auguriamo, una vera e propria rigenerazione culturale. Alla base c’è la consapevolezza che il ruolo dell’educatore non può più limitarsi alla trasmissione di saperi, ma deve trasformarsi in guida capace di accompagnare i giovani verso un pensiero critico, responsabile e solidale. In questo contesto, l’UCIIM riafferma la centralità della persona – studente, docente, dirigente – e rilancia il valore del dialogo tra scuola, famiglia e comunità. Tra i punti chiave del nuovo corso spicca l’impegno per una formazione continua, non come mero aggiornamento tecnico, ma come percorso di crescita umana e professionale. L’UCIIM intende promuovere spazi di riflessione pedagogica, esperienze di didattica inclusiva e percorsi di leadership educativa ispirati ai principi del servizio e della corresponsabilità. In un’epoca segnata da incertezze, l’associazione vuole essere presidio di competenza e di speranza. Altro elemento fondamentale è il rafforzamento della presenza sul territorio. Il nuovo corso punta a una UCIIM più vicina alle scuole, alle esigenze dei territori, capace di attivare reti e sinergie con enti locali, università, centri di ricerca. Una UCIIM radicata con le sue sezioni ma non chiusa, pronta ad accogliere le nuove generazioni di insegnanti ed educatori che cercano senso, comunità, orizzonti di significato. E infine, una rinnovata identità etica e spirituale, che non significa chiusura confessionale, ma proposta di un umanesimo integrale che vede nella cura dell’altro il fondamento dell’azione educativa. In questo senso, il nuovo corso dell’UCIIM si propone come un laboratorio di bene comune, dove educare significa costruire insieme una società più giusta, consapevole, inclusiva. Il nuovo corso è cominciato. I nuovi O.O.N.N. avranno la responsabilità di renderlo concreto. Perché la scuola non è solo un’istituzione: è il luogo dove prende forma il futuro. E l’UCIIM, oggi più che mai, vuole essere parte attiva e proattiva di questo futuro. Area: 11 Esito riconoscimento scientificità: riconosciuta Motivazione: La rivista è di interesse per la comunità scientifica dell’area 11 in quanto la maggioranza dei suoi autori è costituita da studiosi strutturati presso università o Enti di ricerca italiani o esteri, provenienti da una pluralità di istituzioni (art. 16). Inoltre, i volumi presentati, i contributi e le tematiche da esse trattati sono caratterizzati dall’utilizzo corretto degli strumenti metodologici, dall’analisi critica e dall’accuratezza della informazione bibliografica previsti del dettato ministeriale (art. 17). Per questi motivi, si ritiene di valutare positivamente la richiesta di scientificità per l’area 11. Settore: 11/D1 Settore: 11/D2 Esito riconoscimento classe A: riconosciuta Di questa grande conquista dobbiamo dare atto all’impegno dei co-direttori editoriali della rivista Ciambrone e Porcarelli, che ringrazio sinceramente, per l’impegno che abbiamo condiviso nel trovare autori e testi e nello scrivere in prima persona. In modo particolare il nostro ringraziamento va a Raffaele Ciambrone che ha curato l’editing dei testi e tutta la parte burocratica. Abbiamo ottenuto più di quello che speravamo! Grazie! Reimmaginare i nostri futuri Abbiamo compiuto da poco 80 anni di vita, in tutto questo lungo periodo la nostra associazione ha saputo coniugare i valori della tradizione con la visione di un’educazione sempre attenta alla persona. Oggi, mentre la società in generale e il mondo scolastico in particolare affrontano sfide sempre più complesse – dalla transizione digitale alla crisi del senso educativo – l’UCIIM dovrà presentarsi dopo il Congresso Straordinario rinnovata, determinata ad aprire un nuovo corso capace di intercettare i bisogni reali della società e della scuola italiana. Il nuovo corso dell’UCIIM non sarà solo una svolta organizzativa: sarà, almeno così ci Editoriale
5 Spiritualità LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2025 Molti docenti cattolici hanno partecipato al giubileo del mondo educativo svoltosi a Roma dal 30 ottobre al 2 novembre. È stata un’esperienza ecclesiale molto incisiva, soprattutto per la catechesi di Papa Leone XIV. Le sue parole, la sua competenza nel campo dell’insegnamento, hanno dato agli insegnanti fiducia e speranza. Ecco un breve riassunto personale della sua catechesi del 31 ottobre e della sua omelia nella S. Messa del 1° novembre, con la proclamazione di San Paul Henry Newman a Dottore della Chiesa e co-patrono con San Tomaso d’Aquino delle scuole e dei docenti. Catechesi di Papa Leone nell’udienza del 31 ottobre 2025 Papa Leone XIV ha tenuto il 31 ottobre 2025 in Piazza San Pietro a oltre 15.000 insegnanti in occasione dell’Udienza Generale del Giubileo del Mondo Educativo, la sua catechesi: essa è un forte richiamo alla missione cristiana dell’insegnamento nell’attuale contesto di crisi e di sfide. Papa Leone XIV si è ispirato in particolare a Sant’Agostino ed al suo metodo di insegnamento ed ha definito gli educatori come coloro che incarnano il volto della Chiesa, Madre e Maestra; a loro è affidata la responsabilità di contrastare la crisi della speranza presente nella società attuale con la trasmissione del sapere. Il compito della scuola infatti rimane sempre quello della formazione integrale della persona in tutte le sue componenti fisiche, spirituali, sociali. Ha esortato, seguendo il pensiero agostiniano, tutti gli insegnanti a essere maestri di interiorità, di unità, di amore e di gioia. L’interiorità prima di tutto: il vero Maestro abita nel cuore della persona e l’educatore, consapevole di questo, parla col suo cuore al cuore del discepolo, superando tutti gli schermi ed i filtri tecnologici; egli può penetrare con le sue parole e la sua testimonianza nella profondità del cuore, inteso come sintesi dei valori del corpo e dello spirito di ogni persona, perché questa possa aprirsi all’incontro con il vero Maestro. Nell’interiorità della persona abita la Verità. Ma la verità non è solo un possesso, è anche un cammino: se la cerchi, la trovi, e se la trovi desideri avvicinarti sempre più ad essa. Il secondo principio è l’unità, perché nell’educazione non si procede mai da soli. Il Papa ripropone il suo motto: In illo Uno unum: in Cristo soltanto possiamo costruire l’unità. La scuola deve essere un luogo di incontro e riconoscimento reciproco, dove tutte le componenti camminano insieme per avvicinarsi alla verità, superando isolamenti e competizioni. Il terzo atteggiamento è l’amore: l’insegnamento non può mai essere separato da esso. Viene ricordata una frase di Sant’Agostino: «L’amore di Dio è il primo che viene comandato, l’amore del prossimo è il primo che si deve praticare». Condividere la conoscenza non è sufficiente per insegnare: serve amore. Questo si traduce in un impegno concreto per intercettare le necessità urgenti degli studenti più fragili e per costruire ponti di dialogo e di pace: compito importante per ogni insegnante che deve essere valorizzato dalla società per il contributo che egli dà alla speranza di un avvenire migliore; danneggiare il ruolo sociale e culturale degli educatori è ipotecare il proprio futuro. Una crisi della trasmissione del sapere porta con sé una crisi della speranza in un mondo già lacerato da conflitti e paure. Il quarto valore proposto è la gioia. È un invito a vivere la missione educativa con il sorriso, come antidoto contro la tristezza e la disperazione che possono paralizzare l’anima, richiamando la forza della Risurrezione. Il ruolo degli educatori, a differenza dell’intelligenza artificiale, utile ma fredda e possibile fonte di isolamento, è un impegno umano, e la gioia stessa del processo educativo è tutta umana, una «fiamma che fonde insieme le anime e di molte ne fa una sola». GIUBILEO DEL MONDO EDUCATIVO Padre Giuseppe Oddone, Consulente ecclesiastico nazionale UCIIM
6 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2025 ha affidato ad altri, una vocazione e una missione particolare: «Dio – scriveva – mi ha creato per rendergli un servizio preciso. Mi ha affidato un compito che non ha affidato ad altri. Ho una missione: forse non la conoscerò in questa vita, ma mi sarà rivelata nella prossima» (Meditations and Devotions, III, I, 2). In queste parole troviamo espresso in modo splendido il mistero della dignità di ogni persona umana e anche quello della varietà dei doni distribuiti da Dio. Sete di verità! Newman è inoltre presentato come un modello per le nuove generazioni dal cuore assetato d’infinito perché percorrano un cammino di ricerca e di conoscenza, perché diano delle basi razionali alla loro fede e compiano un viaggio che fa passare per aspera ad astra, attraverso alle difficoltà fino alla luce della verità, fino alla scoperta di Cristo e della Chiesa, fino alla pienezza della sapienza e della pace. Appello alla santità! La vita di Newman inoltre costituisce per tutti un forte appello alla santità: egli la ritenne il suo impegno più serio e lo scopo della sua vita. Questo dovrebbe essere per ogni educatore ed ogni educando. La santità è proposta a tutti. Dio rivela se stesso come persona e domanda una risposta personale. Un solo Maestro! Un’ultima sottolineatura del Papa è l’amore di Newman per Sant’Agostino: come Agostino San Paul Henry Newman era passato dopo una lunga riflessione a convertirsi alla fede cattolica; come lui aveva cercato appassionatamente per tutta la vita la verità, come lui aveva riflettuto sui misteri e sui dogmi della fede, come lui ebbe un solo Maestro, il Cristo. Papa Leone sintetizza l’insegnamento di Newman con una affermazione di Sant’Agostino: «Noi siamo compagni di studio che hanno un solo Maestro, la cui scuola è sulla terra e la cui cattedra è in cielo». La proclamazione di San Paul Henry Newman a dottore della Chiesa è infine un invito indiretto per tutti gli insegnanti cattolici ad accostarsi al pensiero di questo santo, attraverso la lettura delle sue opere, in particolare dell’Apologia pro vita sua e dei suoi Sermoni. Egli è stato definito da alcuni studiosi come l’ultimo dei Padri della Chiesa, «Pater futuri saeculi», cioè Padre spirituale, ispiratore del mondo cristiano che verrà. Il Papa conclude il suo intervento, inserendo il lavoro degli educatori nella prospettiva del Vangelo, ricordando le parole di Gesù: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25, 40). Proclamazione a Dottore della Chiesa di San John Henry Newman. Omelia 1° Novembre 2025 La S. Messa della festa dei Santi in Piazza San Pietro rientrava nel contesto del Giubileo del mondo educativo ed è stata anche l’occasione per la proclamazione a dottore della Chiesa di San John Henry Newman, dichiarato co-patrono con S. Tommaso d’Aquino di tutti coloro che operano nel campo educativo e scolastico. Nella sua omelia Papa Leone ha toccato vari temi, invitando gli educatori ad essere come astri nel mondo, costruttori nelle scuole e nelle università di laboratori di speranza, ad affermare la dignità di ogni persona, specialmente delle persone più deboli e vulnerabili, nello spirito delle beatitudini evangeliche. Ha proiettato le sue riflessioni sullo schermo della imponente figura di Newman, che ha arricchito la Chiesa con il suo pensiero geniale. Essere luce! Egli infatti con le sue opere invita gli educatori a liberare l’umanità dall’oscurità che la circonda, dall’assenza di speranza, dalle ombre particolarmente pericolose del nichilismo e della paura. Così dice testualmente il Papa, invitando gli educatori ad offrire ai giovani la Luce gentile che emana da Cristo: «Il riferimento all’oscurità che ci circonda ci richiama uno dei testi più noti di San John Henry, l’inno Lead, kindly light («Guidami, luce gentile»). In quella bellissima preghiera, ci accorgiamo di essere lontani da casa, di avere i piedi vacillanti, di non riuscire a decifrare con chiarezza l’orizzonte. Ma niente di tutto questo ci blocca, perché abbiamo trovato la Guida: «Guidami Tu, Luce gentile, attraverso il buio che mi circonda, sii Tu a condurmi! – Lead, kindly Light. The night is dark and I am far from home. Lead Thou me on!». Ho una missione! Un’altra idea forte del pensiero di Newman è che ogni persona ha nella sua vita e nella storia, un compito ben preciso, che Dio non Spiritualità
7 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2025 Carissima Presidente Elena Fazi, a tutti voi, partecipanti, docenti, dirigenti, educatori e formatori, un caloroso buongiorno. È per me un onore e un piacere portare anche il saluto istituzionale del Presidente della SAFI, prof. Giuseppe Bertagna, in questo importante momento associativo. Desidero prima di tutto esprimere la mia profonda stima per il vostro incessante impegno a favore di una scuola vista come laboratorio di umanità e motore di coesione sociale. Il titolo che avete scelto per il vostro XXVII Congresso Nazionale, «Progettare il nostro futuro insieme: in cammino per un patto educativo comune», è straordinariamente attuale e risonante. Oggi più che mai, in un’epoca di profonde e rapide trasformazioni sociali e culturali, la chiamata a un «patto educativo comune» è un invito anche alla responsabilità condivisa del formare, un principio cardine che la SAFI riconosce e supporta con convinzione. Non si tratta solo di rispondere alle sfide, ma di interpretarle in una visione sistemica dell’educazione e della formazione, in cui scuola, famiglie, istituzioni e associazioni professionali devono collaborare in modo sinergico per «progettare il futuro». Per progettare il futuro della scuola in modo efficace bisogna investire sulla formazione continua del personale scolastico, che è il cuore pulsante dell’attività del Ministero tramite la SAFI nella sua azione di indirizzo e coordinamento. Solo attraverso una corresponsabilità formativa diffusa e un dialogo costante tra tutti gli attori del sistema scolastico è possibile costruire un sapere condiviso e orientare la scuola e tutto il personale scolastico verso una missione autenticamente umana, inclusiva e innovativa. In questa prospettiva di progettazione del futuro della scuola, la SAFI intende iniziare a svolgere la sua azione affiancando l’intero sistema formativo, per potenziare la capacità delle scuole e del personale scolastico di affrontare con competenza e consapevolezza le sfide del cambiamento. E in questo ambito le associazioni professionali hanno un ruolo propulsivo e di primo piano per la vostra capacità unica di fare rete, di dare apporti significativi su temi importanti e di avere sempre orizzonti aperti. Voi riuscite a fornire opportunità di aggiornamento sempre al passo con le nuove metodologie e i cambiaINTERVENTO DI SALUTO Antonietta D’Amato, Direttore generale Segreteria Tecnica SAFI
8 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2025 suo costante supporto e per aver fornito un contributo prezioso e innovativo. Inoltre, in ragione dell’importanza che attribuiamo al lavoro condiviso e del valore che diamo anche al protagonismo delle scuole, sarà avviata da parte della SAFI un’esperienza operativa dei Quadri di riferimento delle competenze professionali del personale scolastico nelle istituzioni scolastiche interessate. Ciò al fine di avere un riscontro diretto sui punti di forza e di debolezza dello strumento, dei suoi possibili scenari d’uso, al fine di adattarlo e migliorarlo con le scuole e al fianco delle scuole. Vi ringrazieremo se parteciperete con le vostre scuole. In questo vostro impegno per una scuola capace di formare cittadini consapevoli e responsabili, al fine di promuovere lo sviluppo armonico e integrale della persona, delle sue potenzialità e dei suoi talenti, vi comunico che a breve partirà il Piano nazionale di formazione sullo sviluppo delle competenze non cognitive e trasversali per tutto il personale docente con la relativa sperimentazione come prevista dalla legge n. 22/2025. Osservando il programma, noto con grande interesse i temi che animeranno questi tre giorni. Ringrazio la Presidente Fazi e tutti gli organizzatori per aver saputo mettere in moto questo importante processo di riflessione. A tutti i presenti, ai candidati che si preparano a guidare l’Associazione nel prossimo quadriennio, e a quanti parteciperanno ai lavori dei tavoli tematici, auguro un Congresso proficuo e stimolante. Che questi giorni segnino una tappa importante e feconda per la vostra associazione per un sempre maggiore contributo alla crescita della scuola italiana. In bocca al lupo e buon lavoro a tutti! menti nel sistema educativo e a garantire la più ampia condivisione di competenze e idee, creando ambienti di crescita condivisa e fornendo supporto grazie a un approccio che valorizza le dinamiche sociali e l’apprendimento reciproco e migliorano l’efficacia dell’insegnamento. Noi guardiamo con particolare attenzione alle possibili sinergie con le realtà professionali, culturali e pedagogiche che, come l’UCIIM, condividono la visione di una scuola centrata sulla persona e sul valore della comunità educante. Siamo convinti che solo un’azione coordinata tra istituzioni e professionisti dell’educazione possa generare innovazione autentica e duratura e una crescita professionale adeguata del personale scolastico. Come ben sapete, la SAFI fin nelle sue prime azioni ha assicurato il diretto coinvolgimento delle associazioni professionali. Sono stati infatti costituiti gruppi di lavoro composti da esperti del mondo accademico, delle scuole, da rappresentanti di associazioni professionali e dei sindacati, per elaborare i Quadri di riferimento delle competenze professionali del personale scolastico. Essi si pongono come strumenti di autoriflessione per valorizzare e sviluppare la professionalità di tutto il personale scolastico, quale riferimento concreto per la progettazione della formazione e per lo sviluppo continuo della comunità scolastica al fine di garantire percorsi coerenti con i reali bisogni professionali del personale scolastico. E in questo importante processo di elaborazione per una cultura professionale condivisa, orientata alla collaborazione, alla responsabilità e all’eccellenza educativa non è mancato il vostro coinvolgimento, che è stato proficuo e intenso. Di questo colgo l’occasione per ringraziare nuovamente la Presidente Fazi per il
9 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2025 Questione salariale del personale docente: una necessità Buongiorno a tutte e tutti, il sottofinanziamento del sistema educativo statale in Italia, e la conseguente crisi retributiva del corpo docente, ha raggiunto un punto di criticità tale da stimolare un dibattito sulla ricerca di soluzioni non convenzionali. Oggi vorrei portarvi dentro un percorso di riflessione che intreccia educazione, riconoscimento sociale e modelli innovativi di finanziamento. Un percorso che parte da una domanda semplice: come possiamo restituire prestigio e valore economico alla professione docente, riconoscendone il ruolo centrale nella costruzione del futuro? Viviamo in un tempo in cui il prestigio sociale dell’insegnante ha subito un lento e costante declino. Eppure, è proprio dalla qualità della formazione che dipende la tenuta culturale, economica e democratica di un paese. Per questo, è necessario immaginare un circuito virtuoso, in cui il miglioramento della prestazione professionale del docente generi fiducia, e la fiducia si traduca in risorse. Poiché c’è interrelazione tra il lavoro e la ricompensa, la dimensione della seconda insiste sulle competenze e gli esiti del primo. La ricompensa non è soltanto di natura economica. In essa concorrono altri fattori come il ruolo riconosciuto al docente nella gerarchia sociale, la collocazione dell’istituzione nella struttura politico-amministrativa della nazione, la sua funzione nella dinamica dello sviluppo culturale, tecnico-scientifico, organizzativo del corpo sociale. Per corrispondere a queste esigenze è prioritario un forte investimento sull’aspetto retributivo del personale della scuola, la cui funzione deve diventare economicamente più attraente anche per effetto di un corrispettivo retributivo adeguato al ruolo e alla funzione. Come fare per rilanciare la funzione docente anche con nuove politiche retributive? Un’ipotesi percorribile potrebbe essere l’adozione di un meccanismo che coinvolga direttamente i soggetti del mondo dell’impresa, del sistema delle fondazioni bancarie, del mondo sociale, del 5 per mille, finalizzato a contribuire con finanziamenti volontari alla crescita degli investimenti sulla scuola. Un innovativo accordo territoriale, nell’ambito di un programma nazionale congiunto, di sostegno alla condizione retributiva del personale e alla crescita dell’attrattività nella scuola di giovani laureati. Un grande progetto per il rilancio della scuola e del paese che sappia raccogliere tutte le energie per mettersi in una strada diversa, con larghezza di vedute, pensando in grande, non temendo i traguardi ambiziosi che spesso, più che un incremento di spesa, richiedono approfondita conoscenza delle cose. Solo operando insieme si crea un futuro basato anche su una condivisione della spesa. Fondo Sperimentale patrimoniale Più il docente è percepito come figura autorevole e competente, più i cittadini sono disposti a destinare parte del proprio reddito a un fondo patrimoniale destinato all’incremento degli stipendi dei docenti e del personale scolastico. Questo fondo patrimoniale, gestito dalla Casa Depositi e Prestiti, con una governance multilivello che preveda la partecipazione dei Ministri dell’Istruzione, dell’Economia, nonché da rappresentanti delle OOSS e delle principali «DAL PRESTIGIO ALLA RETRIBUZIONE: EDUCAZIONE, IMPATTO SOCIALE E NUOVI MODELLI DI FINANZIAMENTO» Alfonso Rubinacci, Direttore scientifico «Tuttoscuola»
10 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2025 pone anche questioni non solo di carattere giuridico ed economico. Il suo carattere più significativo è quello di essere una proposta di apertura di un cantiere sul tema, di stimolo ad attivare un’iniziativa concreta per promuovere un’alleanza tra tutti coloro che possano dare un contributo, a sostegno di un settore strategico per la crescita culturale, economica e civile del Paese. Di fronte alle ripetute analisi, anche internazionali, sui bassi livelli retributivi dei docenti italiani, alle limitate risorse economiche destinate al settore istruzione, a contratti che giungono in ritardo e insoddisfacenti dal punto di vista economico, non si può restare inerti. Il meccanismo ipotizzato può essere un’opportunità di finanziamento del livello retributivo della professione docente, certamente rivoluzionario, che aprirebbe scenari strategici in settori delicati come quello della scuola e del lavoro. È un’ipotesi che per essere valutata correttamente ha la necessità di escludere ogni approccio ideologico, senza dunque alcun ricorso a slogan preconcetti, come sulla privatizzazione e aziendalizzazione della scuola pubblica, e di incentivare piuttosto il più libero confronto e l’ampia partecipazione. Questa proposta non è un progetto economico, ma una visione culturale: restituire dignità, valore e centralità alla figura del docente, trasformando l’educazione in un bene comune sostenuto dalla collettività. Un ponte tra formazione e impresa sociale, tra fiducia e futuro. Lo Stato ha il dovere di garantire stipendi dignitosi, ma i cittadini hanno il diritto di rafforzare ciò che ritengono fondamentale. Questo progetto non sostituisce lo Stato: lo affianca, lo stimola, lo richiama alle sue responsabilità. È un atto di corresponsabilità democratica, un modello innovativo di partenariato pubblico-privato per la scuola . Il rispetto nasce anche dal riconoscimento economico e simbolico. Se la comunità investe negli insegnanti, manda un messaggio chiaro: educare è un mestiere prezioso. Il cambiamento culturale non è immediato, ma ogni gesto conta. E questo potrebbe essere un gesto potente. associazioni professionali del settore scolastico, alimentato dalla fiducia collettiva, diventa lo strumento attraverso cui lo Stato può finanziare gli aumenti retributivi. In altre parole, il prestigio genera fiducia, la fiducia genera risorse, e le risorse tornano al docente sotto forma di riconoscimento economico. Questo circuito configura una vera e propria valutazione sociale del servizio formativo. Ci invita a riflettere su un principio fondamentale: l’educazione non è solo un dovere dello Stato, ma un bene comune che può essere sostenuto, valutato e premiato dalla collettività. Negli Stati Uniti, da anni esistono modelli imprenditoriali che coniugano profitto e impatto sociale. Mi riferisco alle Benefit Corporation o B Corp: imprese che operano con capitale privato, ma perseguono finalità ambientali e sociali accanto al profitto. Queste aziende, per statuto, sono tenute a: • considerare l’impatto sociale e ambientale delle loro decisioni; • perseguire obiettivi di sostenibilità e giustizia; • pubblicare annualmente un report sull’impatto generato, valutato da enti indipendenti. Le attività di queste imprese spaziano dalle donazioni a comunità svantaggiate agli investimenti in progetti educativi, sanitari e ambientali, fino all’inclusione lavorativa di persone vulnerabili e alla produzione etica. Così come le Benefit Corporation si impegnano a migliorare la società attraverso l’impresa, il docente si impegna a migliorare la società attraverso la formazione. E proprio come le imprese sociali ricevono sostegno in base alla loro trasparenza e impatto, anche il docente può essere sostenuto — economicamente e simbolicamente — in base alla qualità del suo servizio. In questo scenario i vari soggetti coinvolti non sono più spettatori, ma co-finanziatori del futuro. L’educazione diventa un investimento condiviso, valutato e premiato dalla società. Un nuovo scenario che presuppone di «non andare dove porta un sentiero, ma invece dove non c’è sentiero e apri una strada» (Ralph Wald). L’idea ha ovviamente molte suggestioni ma
11 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2025 Vi ringrazio per l’invito e sono davvero onorato che mi abbiate affidato il compito di introdurre questo importante Congresso. Il mio intervento si colloca in piena sintonia con quello di chi mi ha preceduto. Il mio contributo – ed il ruolo dell’INVALSI, in generale – parte da un’analisi rigorosa dei dati disponibili, che ci consentono di andare al di là dei luoghi comuni. Un primo esempio può essere l’opinione ricorrente per cui il nostro Paese investe poco in istruzione. L’Italia investe una significativa percentuale del proprio PIL in istruzione e scuola, mentre è relativamente bassa la quantità di investimenti da parte delle imprese private: in Italia contribuiscono per lo 0,1% del PIL, mentre la media OCSE è dello 0,4-0,5 %. È vero che altri Paesi hanno un sistema di formazione professionale più significativo del nostro, però resta interessante il dato sullo scarso contributo dei privati all’educazione e istruzione. Un’altra variabile significativa da prendere in considerazione è quella della struttura demografica del nostro Paese: se in una famiglia i figli sono 10 e in un’altra sono 2 ed entrambe spendessero la stessa cifra (in assoluto), in realtà l’investimento pro-capite sarebbe molto differente. Paradossalmente il calo demografico (evento in sé non positivo per la buona salute di una società) ha un effetto indirettamente positivo sulla quota di investimenti in istruzione e scuola. La stessa considerazione sociale della professione dell’insegnante è ben diversa da quanto avveniva trent’anni fa, quando la popolazione con alta istruzione non era la maggioranza, di questo si è occupata la provocatoria relazione di chi mi ha preceduto e probabilmente il tema sarà presente anche nel vostro Congresso. Stando ai dati che abbiamo raccolto la dispersione scolastica è sensibilmente in calo, ma il dato va letto anche considerando il più alto numero di studenti che oggi vengono scolarizzati. Ricordiamo che circa 25 anni fa il tasso di abbandono scolastico era molto alto (attorno al 26%), ma in questo momento gli studenti che hanno difficoltà a seguire sono quelli più dotati e – potenzialmente – più bravi… il che signiLE PRIORITÀ FUTURE DELLA SCUOLA ITALIANA UN’IPOTESI DI LETTURA Roberto Ricci, Presidente INVALSI Dell’intervento del dott. Roberto Ricci, presidente dell’INVALSI, riportiamo una breve sintesi, rimandando alla lettura del suo Power Point per una dettagliata conoscenza e comprensione.
12 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2025 e del profitto delle ragazze è già ampiamente raggiunto. Tornando al cuore del mondo della scuola è al centro dell’attenzione il tema della fragilità educativa che rischia di tradursi in fragilità scolastica. L’introduzione dell’uso delle tecnologie per l’apprendimento della matematica ha portato a risultati interessanti, ma soprattutto coloro che avevano già strumenti concettuali adeguati, con l’effetto (non previsto e non voluto) di aumentare la distanza tra i risultati di apprendimento dei diversi allievi. Un perso considerevole ha anche la condizione socioeconomica degli studenti. Parimenti si può dire che un uso accorto delle tecnologie e dell’Intelligenza artificiale potrebbero contribuire ad aumentare l’efficienza del sistema scolastico, a parità di risorse investite. Vi è poi la questione della valorizzazione professionale degli insegnanti, anche da un punto di vista economico, che però dovrebbe aprire le porte anche a qualche forma di valutazione, proprio a maggiore tutela della professionalità di chi è più professionale. Come in ogni tempo di difficoltà è necessario saper adottare soluzioni coraggiose, e questo può essere uno dei compiti di un’Associazione professionale come la vostra. fica che si è anche abbassato il livello culturale medio a cui portiamo i nostri studenti. I nostri titoli di studio hanno valore legale, in Italia e in altri Paesi, però il loro valore reale è in calo, e questo ha degli effetti anche sul prestigio sociale degli insegnanti. Oggi assistiamo ad un fenomeno per cui molte delle esigenze espresse dalla società vengono di fatto scaricate sulla scuola e questo comporta la necessità di elevare la competenza scientifica, metodologica e professionale dei docenti. Per farsi carico di molte di tali istanze sarebbe necessaria una diversa organizzazione della scuola, un diverso modello organizzativo che richiederebbe un aumento del numero degli insegnanti di almeno il 50%. In parte l’uso delle tecnologie ci può aiutare, in vista di una maggiore personalizzazione dell’insegnamento, di cui si parla da molto tempo, ma che ancora stenta ad essere attuata. Personalmente ho tratto beneficio da un uso oculato dell’Intelligenza Artificiale, di cui – nella scuola – sarebbe necessario servirsi con modalità che non pregiudichino l’acquisizione di un pensiero critico. Tra i temi di discussione su cui è possibile ragionare con il supporto di dati precisi vi è quello che riguarda l’accesso delle ragazze alle discipline scientifiche: il target del numero
13 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2025 Conosco l’UCIIM da tempo immemore, essendo molto avanzato negli anni, conosco i grandi meriti storici che questa Associazione ha portato a termine nel nostro Paese nel corso del tempo.(1) Mi è stato chiesto di svolgere una riflessione sulla novità di questo nostro tempo, l’ingresso anche nell’ambito della scuola, più in generale educativo, delle nuove tecnologie hi-tech e in particolare dell’intelligenza artificiale generativa. Poi, come ci è stato annunciato, fra qualche anno arriverà l’intelligenza artificiale generale che renderà obsoleto quello che abbiamo imparato finora su questo fronte e dovremo attrezzarci chi potrà farlo, chi vorrà farlo. La data che è stata indicata è il 2035. Dalla California è arrivato questo messaggio che saranno pronti nel 2035 ad arrivare all’intelligenza artificiale generale. Voi sapete che il termine intelligenza artificiale è stato coniato nel 1952 da un giovane studioso che si accingeva a scrivere la tesi di dottorato di ricerca che si chiamava John Minsky e quindi appare questo termine «intelligenza artificiale» per la prima volta in una tesi di dottorato. Qualche anno dopo, precisamente nel 1956, come voi sapete McCarthy lo riprenderà e lo estenderà ad altri. Questo per dire che il termine che oggi è più in voga non è recentissimo, 1952 vuole dire oltre 70 anni fa e soprattutto che è un termine nato quasi per caso, dalla mente di un giovane studioso, non certamente da laboratori di ricerca di un tipo o dell’altro. Alan Turing ha posto il problema da cui la ricerca successiva ha preso spunto, ma non ha coniato la parola o l’espressione intelligenza artificiale. Detto questo c’è un parallelo con quanto avvenne tanto tempo fa nell’antica Grecia quando sorse la diatriba se (1) Testo sbobinato senza l’autorizzazione dell’Autore era opportuno insegnare ai bambini a leggere e scrivere. Si formarono subito due gruppi, da un lato coloro i quali sostenevano che non era un bene perché i bambini avrebbero perso l’uso della memoria con la scrittura e la lettura, altri dicevano l’opposto. Non riuscendo a trovare l’accordo si rivolgono a Platone. Platone tira fuori la storia dell’egiziano, il cui senso è questo, la lettura e la scrittura sono un pharmakon, parola greca che ha due significati: medicina e veleno. È responsabilità dei maestri fare in modo che la scrittura e la lettura siano una medicina e non il veleno. Ebbene oggi a distanza di più di due millenni si ripropone lo stesso problema con l’intelligenza artificiale, che può essere una medicina oppure può essere un veleno e questo evidentemente dipende da tutti noi, ma anche e in modo particolare da coloro i quali si dedicano alla scuola come siete voi e coloro che la praticano, che la studiano, la pensano ecc... Ovviamente non da soli, ci sono ben altri soggetti che pure portano sulle spalle una tale responsabilità, però non possiamo tenere fuori campo, fuori gioco coloro i quali si dedicano per scelta e per missione o direi meglio ancora per vocazione a compito educativo. Allora la domanda che mi pongo è «quali sono i veleni da cui guardarsi per evitare che, come ho appena detto, l’intelligenza artificiale diventi un veleno?» Ne indico cinque, non perché siano gli unici, ma quelli che maggiormente interessano il mondo al quale noi apparteniamo, perché io stesso sono insegnante, insegno all’Università pur essendo in pensione e quindi appartengo al medesimo genus. Il primo è, come dire, veleno, a che vedere con il seguente paradosso. Paradoxa in inglese vuol dire meraviglia, sorpresa, qualcosa che non ci aspetta, che più aumenta l’efficienza legata all’uso delle nuove tecnologie, in particolare PERCHÉ PENSARE AL PENSIERO PENSANTE NELL’ERA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE Stefano Zamagni, prof. ordinario di Economia Politica Università di Bologna (1)
14 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXXII - Numero 11-12 - Novembre-Dicembre 2025 le abilità cognitive dalle abilità del carattere. Le abilità cognitive, tutti subito capiscono, è quello che uno ha dentro la testa, le materie di insegnamento. La conclusione che nessuno si aspettava, perché la sua è stata un’indagine di tipo empirico, non solo teoretico, è che oggi il mondo delle organizzazioni e delle imprese privilegia le abilità di carattere rispetto a quelle cognitive, mentre fino a pochi decenni fa era vero il contrario. Che vuol dire? Che oggi il mondo del lavoro in senso molto ampio privilegia persone che hanno un carattere formato e voi sapete cosa vuol dire il carattere cioè pratica delle virtù, piuttosto che le competenze perché ormai non servono più a niente in quanto diventano obsolete. Quando sarà pronta l’intelligenza artificiale generale, quello che abbiamo acquisito fino ad ora verrà superato e quindi dovremo di nuovo impegnarci. Se allora puntiamo tutto sulle competenze, il rischio è di preparare delle persone che una volta entrate nell’età adulta, dopo un po’ vengono messe in disparte dal mondo del lavoro. Il dramma attuale è che, persone di 4045 anni, ad un certo punto vengono messe, perché non sono più in grado di intercettare il nuovo. Ecco allora il punto e la conclusione di Heckman e dei suoi collaboratori è che bisogna che il mondo dell’università e della scuola capisca questo e riveda radicalmente la formazione. È inutile perfezionare le tecniche per trasportare le competenze da un ambito nell’altro perché questo diventerà, non vuol dire che non ci vogliono, ci mancherebbe altro, è un problema di sottolineature. Bisogna piuttosto puntare sulla pratica delle virtù. Pensate una virtù come l’ingegno, la creatività, la resilienza, la temperanza e via discorrendo che sono le virtù aristoteliche. L’etica delle virtù l’ha inventata Aristotele e non era uno sciocco perché aveva capito che se io addestro un giovane alla pratica delle virtù, poi le abilità cognitive, quel giovane se le va a prendere, se le trova da solo, o con l’aiuto anche di altri, ma non è questo il punto. E qui per chiudere su questo mi avvalgo di una famosa frase di Platone che scrive non si riempie la testa di una persona se prima non si apre il cuore. Cosa vuol dire aprire il cuore? Se vuoi che uno impari, gli devi aprire il cuore che è inteso come luogo dei sentimenti morali e via discorrendo. Questa frase di Platone codell’intelligenza artificiale e più diminuisce la capacità della persona di operare e soprattutto di pensare. Questo paradosso è stato portato alla luce circa 12 o 13 anni fa, quando il volo Air France 447 scoppiò in aria, provocando la morte di oltre 300 persone. Cos’era successo? Che era un guasto minimale che un artigiano col cacciavite e le pinze avrebbe potuto risolvere, mentre il pilota e il copilota non furono in grado di aggiustarlo. Ed erano piloti, copiloti di aerei transcontinentali. Erano bravissimi nell’usare le nuove tecnologie, però messi di fronte ad una difficoltà minimale, probabilmente una vite si era un po’ svitata e non furono capaci di aggiustarlo. Questo è un paradosso che va preso in seria considerazione perché riguarda anche lo studio. Facciamo subito l’esempio, oggi i nostri giovani non sanno utilizzare le biblioteche. Ricordo quando ero giovane all’Università mi insegnarono a fare uso di ricercare i libri in una biblioteca. Oggi tutto questo non è sparito perché ovviamente ci si rivolge alla macchina, al personal computer. Il secondo veleno ha un’altra caratteristica cioè che l’intelligenza artificiale non possiede l’ars dubitandi, cioè non possiede il pensiero critico. Voi sapete benissimo che l’arte del dubbio impone di mettersi sempre in gioco e dubitare che ci possa essere un altro risvolto. Ora, se voi fate caso, l’intelligenza artificiale non ha questa capacità e quindi è chiaro che siamo di fronte ad una fase in cui sta scomparendo il pensiero critico. Uso il termine pensiero critico in senso proprio, cioè la capacità di dubitare e quindi di argomentare con chi è portatore di un’altra conoscenza per stabilire per via dialogica alla fine chi ha ragione. Quindi la perdita dell’ars dubitandi è un problema molto serio per coloro i quali si dedicano all’attività educativa. Terzo veleno. Negli Stati Uniti, tre anni fa, è uscito un volume di una importanza straordinaria, curato da James Heckman, il quale è un economista americano premio Nobel dell’economia, uno studioso di fama mondiale. Con una équipe di studiosi per circa tre anni negli Stati Uniti fece una ricerca del seguente tipo: il mondo in generale delle organizzazioni e in particolare delle imprese, di che tipo di abilità ha bisogno e privilegia? Lui distingue le cognitive skills dalle character skills, che vuol dire
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