{"id":726,"date":"2025-02-10T12:16:51","date_gmt":"2025-02-10T11:16:51","guid":{"rendered":"https:\/\/uciim.it\/lombardia\/?p=726"},"modified":"2025-02-12T12:28:45","modified_gmt":"2025-02-12T11:28:45","slug":"una-riforma-di-respiro-europeo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/uciim.it\/lombardia\/2025\/02\/10\/una-riforma-di-respiro-europeo\/","title":{"rendered":"UNA RIFORMA DI RESPIRO EUROPEO"},"content":{"rendered":"\n<p>di <strong>Giancarlo Sacchi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Introduzione<\/h2>\n\n\n\n<p><em>Siamo nel pieno del secondo anno di sperimentazione della riforma dell\u2019Istruzione tecnica e professionale, un intervento che introduce importanti novit\u00e0, tra cui la nuova articolazione del percorso in <strong>2+2+1<\/strong> e l\u2019ingresso di docenti provenienti direttamente dalle aziende interessate a collaborare con le scuole. L\u2019obiettivo dichiarato \u00e8 quello di creare un sistema formativo pi\u00f9 aderente alle esigenze del mondo del lavoro di livello europeo, garantendo agli studenti una preparazione concreta e mirata.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Come ogni cambiamento di rilievo, anche questa riforma sta suscitando opinioni divergenti: c\u2019\u00e8 chi la considera un passo avanti significativo e chi, al contrario, ne evidenzia le criticit\u00e0. Ma qual \u00e8 il punto di vista dei soci <strong>UCIIM<\/strong>? Invitiamo i nostri lettori a condividere le proprie riflessioni scrivendo a <strong><a>newsletter@uciim.it<\/a><\/strong>. I contributi ricevuti saranno preziosi per la redazione di un documento che rappresenti il pensiero della nostra associazione su questa importante trasformazione del sistema scolastico.<\/em><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n\n\n\n<p>Al via il secondo anno di sperimentazione della riforma dell\u2019istruzione tecnica e professionale, un\u2019iniziativa che viene da lontano e che l\u2019attuale governo \u00e8 impegnato a portarla in porto, sotto l\u2019egida del PNRR. Si tratta di un intervento di cui si sentiva la necessit\u00e0 dalla fine del secolo scorso quando il comparto barcollava tra la licealizzazione degli istituti tecnici e la regionalizzazione dei professionali; compromessi politici e sindacali che hanno fatto rinunciare alla riorganizzazione di<br>un settore strategico, che nel dopoguerra ha fornito le necessarie competenze al rilancio soprattutto delle piccole e medie imprese e che oggi \u00e8 diventata indispensabile per la internazionalizzazione delle stesse e le richieste di un mondo del lavoro condizionato dallo sviluppo tecnologico.<br>La riforma del Titolo Quinto della Costituzione poteva essere un\u2019occasione, per l\u2019introduzione dell\u2019istruzione e formazione professionale, sfumata per questioni di governo dei due versanti: le convergenze parallele, sembrava che tutti volessero realizzare un\u2019integrazione tra i due sistemi, ma poi le varie lobby interne ed esterne al sistema scolastico e formativo contribuivano a mantenere ben distinti, provocando disorientamento nell\u2019utenza, spesso portatrice di notevoli criticit\u00e0, nelle aziende che vedevano la scuola lontana dai loro bisogni formativi e la formazione professionale regionale insufficiente specialmente in quelle realt\u00e0 di maggiore sviluppo produttivo.<br>La spinta europea ha smosso il pachiderma della scuola italiana, conferendo una maggiore dinamicit\u00e0 alla richiesta di competenze anche attraverso il riconoscimento delle qualifiche tra i diversi stati. Il PNRR \u00e8 partito da questi presupposti e l\u2019Italia, come al solito quando si tratta di riforme scolastiche, ha dovuto porsi all\u2019inseguimento di un percorso che non ammetteva dispute ideologiche, alle quali noi siamo purtroppo abituati, ma richiedeva di costruire la nostra tessera in un mosaico pi\u00f9 grande a sostegno dell\u2019economia europea e quindi anche italiana.<br>L\u2019attuale sperimentazione si inserisce perci\u00f2 nei binari del PNRR e la filiera tecnologico-professionale cos\u00ec elaborata ha bisogno di consolidarsi al pi\u00f9 presto, facendo attenzione ad evitare agguati parlamentari che potranno compromettere la riorganizzazione dell\u2019intero settore, come \u00e8 necessario, rimanendo in preda ad una legislazione colabrodo alla continua ricerca di provvedimenti tampone per ancorare le due parti tra di loro. Le indicazioni ministeriali per la sperimentazione compiono un deciso passo in avanti, ma nell\u2019approvazione definitiva occorre con coraggio superare quelle rigidit\u00e0 che ancora condizionano soprattutto la governance.<br>Gi\u00e0 la nuova denominazione non permette di aggrapparsi a vecchie strutture e quindi occorre vedere la nuova realt\u00e0, come indicato, in un\u2019ottica di rete in cui la flessibilit\u00e0 sia il filo conduttore delle varie componenti del sistema. Si va verso il \u201cdoppio canale\u201d all\u2019italiana in modo pi\u00f9 strutturato, uscendo dalla seconda opportunit\u00e0 in cui \u00e8 rimasta per troppo tempo confinata<br>l\u2019istruzione tecnica e professionale, attribuendo ad essa pari dignit\u00e0 con i licei, in quanto legata alla cultura del lavoro ed al suo sviluppo non solo tecnologico e organizzativo, ma anche sociale e di ricerca.<\/p>\n\n\n\n<p>La nuova proposta va fondata sul principio dell\u2019integrazione, che era gi\u00e0 comparso alla fine del secolo scorso e realizzato in alcune regioni, tra l\u2019obbligo scolastico e l\u2019obbligo formativo, che poi per\u00f2 non ha funzionato perch\u00e9 gli istituti statali hanno difeso il loro personale ed i corsi regionali la miriade di enti formativi, in accordo con le regioni ed il ministero del lavoro.<br>Il primo livello di integrazione riguarda il ciclo di studi tra istruzione secondaria e terziaria: due bienni per la formazione di base e orientativa, che pongono la nostra scuola pi\u00f9 in sintonia con diversi paesi europei e aderiscono al carattere anticipatorio di una formazione pi\u00f9 adatta ai giovani molto capaci di vita sociale e stimolati dallo sviluppo tecnologico, in continuit\u00e0 con l\u2019ultimo<br>biennio appartenente alla formazione superiore variabile in base alle esigenze del territorio, che non solo accorcia le distanze con le esigenze delle imprese, ma si pone come segmento di formazione ricorrente.<br>La seconda integrazione intende raccordare gli istituti statali con i centri regionali, nell\u2019ottica di un rafforzamento reciproco: le scuole hanno bisogno di una maggiore flessibilit\u00e0 nel curricolo, per dare pi\u00f9 spazio alla individualizzazione del progetto educativo ed alla esperienza laboratoriale, anche per migliorare l\u2019orientamento che solo \u00e8 in grado di diminuire i fallimenti e la dispersione, cos\u00ec come i centri devono aumentare la loro capacit\u00e0 di formazione generale.<br>La terza integrazione ha bisogno di un nuovo rapporto tra cultura generale e professionale. Le due culture non hanno pi\u00f9 un rapporto gerarchico tra di loro, ma sono due facce della stessa medaglia che devono procedere insieme, in una visione di complessit\u00e0 che richiede la capacit\u00e0 di raccogliere dal lavoro e dalla produzione quelle competenze di carattere generale che devono sostenere il giovane intanto che sviluppa quelle professionali. Si deve andare oltre ad una impostazione prettamente disciplinarista per interessarsi delle competenze trasversali, organizzative, digitali, relazionali e sociali, che sono indicate anche dall\u2019UE.<br>La quarta integrazione \u00e8 quella tra scuola e azienda, aperta ad una reciproca frequentazione, che va dalla progettazione del curricolo alla valutazione degli apprendimenti. Occorre superare decisamente i vincoli dell\u2019alternanza e dei PCTO, per andare in mare aperto, anche con contratti di apprendistato, con una buona presenza di personale docente proveniente dalle aziende, come nei CTS academy con i quali ci si dovr\u00e0 raccordare per un\u2019azione di coprogettazione a pi\u00f9 soggetti ed una programmazione dei percorsi didattici sul territorio, in relazione ai distretti industriali ed ai laboratori di occupabilit\u00e0. E\u2019 su questi temi che si gioca il regionalismo differenziato nel campo dell\u2019istruzione, anche per dar vita a progetti multiregionali e multisettoriali. Qui occorre un accenno alle tematiche della valutazione, per uscire da anacronistici intenti punitivi fine a se stessi,<br>ed impegnarsi sul piano della qualit\u00e0 degli apprendimenti, di nuovi ambienti di apprendimento, di acquisizione di crediti da spendere in presa diretta con il lavoro oppure in ulteriori percorsi di formazione.<br>L\u2019ultimo aspetto dell\u2019integrazione \u00e8 da considerare nell\u2019ottica della ricerca e dell\u2019innovazione. Va valorizzata l\u2019autonomia di ricerca e sviluppo, perch\u00e9 se da un lato le aziende chiedono competenze adatte ad entrare nel mondo del lavoro al presente, alla scuola compete di intervenire anche nelle professioni che non ci sono ancora ma che ci saranno in un futuro pi\u00f9 o meno lontano, oltre al perseguimento di quella forma mentis che si faccia carico del cambiamento. <\/p>\n\n\n\n<p>Le reti devono avere perci\u00f2 uno sguardo verso la ricerca e l\u2019innovazione con universit\u00e0 e agenzie specializzate.<br>Su questi pilastri, che peraltro gi\u00e0 compaiono nelle linee guida per la sperimentazione, potr\u00e0 poggiare una riforma di sicura rilevanza per il nostro Paese e la sua internazionalizzazione, soprattutto verso i Paesi europei. Due canali, uno verso l\u2019analisi della cultura e l\u2019altro verso l\u2019analisi del lavoro, di pari dignit\u00e0, perch\u00e9 sostenuti da competenze di alto profilo e collegati con percorsi superiori, che consentono inserimenti occupazionali a diversi livelli e capaci anche di promuovere un\u2019adeguata sensibilit\u00e0 nei confronti del made in Italy.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giancarlo Sacchi Introduzione Siamo nel pieno del secondo anno di sperimentazione della riforma dell\u2019Istruzione tecnica e professionale, un intervento che introduce importanti novit\u00e0, tra cui la nuova articolazione del percorso in 2+2+1 e l\u2019ingresso di docenti provenienti direttamente dalle aziende interessate a collaborare con le scuole. 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