Convegno RIPENSARE INSIEME IL FUTURO DELLA “SCUOLA MEDIA”

Verso la scuola di domani

La scuola media come terra di mezzo.

La storia ci dice che la scuola media è sempre stata, già dalla sua istituzione e ben più degli altri ordini di scuola, oggetto delle indecisioni culturali e politiche del nostro paese.

La legge sulla scuola media unica e obbligatoria viene approvata il 31 dicembre 1961, dopo un lungo e articolato dibattito culturale e politico che vede l’UCIIM protagonista.

Siamo nel periodo del boom dopoguerra, e la scuola media, facendo decollare la scuola di massa, risponde alle esigenze di ricostruzione del paese e dello sviluppo industriale.

Il programma televisivo “Non è mai troppo tardi” (1960-1968), condotto dal maestro Alberto Manzi, è un esempio di come fosse urgente farsi carico del gravissimo problema dell’alfabetizzazione di massa.

La scuola secondaria di primo grado è un’istituzione che presenta particolari difficoltà, sia perché è schiacciata dalla scuola primaria, che lavora soprattutto per progetti ed ha adottato un nuovo metodo di valutazione, e dalla scuola secondaria disciplinarista, sia perché ragazzi che la frequentano attraversano una delicata fase di crescita.

Non sempre, inoltre, le disposizioni amministrative hanno trovato rispondenza nel tessuto concreto e hanno finito per burocratizzarsi allontanando i docenti da un’auspicabile crescita comune e condivisa.

Il tempo attuale, colpito dalla pandemia di Covid-19, ha reso più evidenti i profondi cambiamenti della nostra epoca, la graduale perdita del senso profondo dell’educazione, dei valori da trasmettere, della cura e della responsabilità verso le nostre alunne e i nostri alunni sempre più disorientati e isolati. 

In questo panorama, il compito della scuola si complica e si approfondisce per i ragazzi, per i genitori e la società.

Rapporto scuola media 2021

Il ‘Rapporto scuola media 2021’ frutto dell’indagine condotta dalla Fondazione Agnelli ci presenta un quadro desolante e molto preoccupante della situazione.

Noi insegnanti, che viviamo nell’emergenza, lo tocchiamo con mano tutti i giorni. E guardiamo con ammirazione il modello offerto da don Milani, appassionato educatore al servizio della crescita culturale e personale dei suoi ragazzi, ma sempre più spesso usciamo dalle nostre classi rassegnati.

Quante sfide ci troviamo ad affrontare! L’inserimento in corso d’anno degli alunni stranieri, il cambiamento della situazione adolescenziale e del ruolo genitoriale, il passaggio dalla famiglia normativa a quella affettiva, la crisi del ruolo paterno e dei valori che simboleggia, il tema dell’orientamento. Per non parlare della Dad affrontata senza formazione, la scoperta di nuove modalità di insegnamento/ apprendimento online. Talora abbiamo risolto con il fai da te i problemi di connessione, inadeguatezza degli strumenti e le difficoltà tecniche La pandemia ha fatto affiorare nei preadolescenti e negli adolescenti situazioni di malessere psicologico che hanno trovato impreparati i genitori e gli insegnanti. E la tanto denigrata “scuola” si è trovata ad affrontare il disorientamento dei ragazzi e a intrecciare relazioni virtuali indispensabili per la loro vita. 

Il paradigma della complessità

La scuola media deve tener conto del nuovo paradigma della complessità, una vera rivoluzione copernicana che investe tutti i settori: siamo alla quarta rivoluzione industriale.

Cultura, saperi, scuola, economia, finanza, politica sono investite da questo tsunami.  Gli alunni apprendono in modo diverso, servono nuovi saperi, nuove strategie di insegnamento e di apprendimento. 

Quarta rivoluzione industriale significa che negli ultimi vent’anni le economie dei Paesi europei sono passate da sistemi basati essenzialmente sull’industria a una “società della conoscenza”. Siamo assistendo a radicali trasformazioni nel concetto e nelle prassi dell’educazione. “I Saperi– come afferma E.Morin- non sono più  posizionati gerarchicamente in una piramide, non sono compartimenti a tenuta stagna, ma sono nodi di una rete interconnessa dove, quando termina la comprensione di una disciplina, inizia la comprensione di un’altra”. Abbiamo a che fare, quindi, con saperi complessi che diventano nodi di una rete.  L’interconnessione permette un aumento dei punti di vista, una diversità integrata che consente risposte flessibili, permette prontezza nel cogliere l’attimo e consente di cambiare strada se necessario.

 La globalizzazione come cambiamento sociologico, culturale, economico investe la società italiana ed ha profonde ricadute nel percorso educativo e formativo della scuola. Questo comporta la necessità di allargare gli orizzonti educativi per valorizzare l’identità umana e la sua appartenenza al pianeta Terra.  Diventare sostenibili, essere educati alla sostenibilità vuol dire prendere in considerazione la dipendenza di ogni competenza dal contesto: prendersi cura di sé e dell’altro.

La scuola non è più un ascensore sociale.

I documenti ministeriali, i pedagogisti parlano di inclusione, ma sappiamo che la scuola non è più equa e non permette di risolvere il problema della diseguaglianza sociale. ‘ Ciò che sembra avere un’incidenza maggiore sono le scelte iniziali: i figli tendono a ripercorrere le strade dei genitori nella scelta dell’indirizzo scolastico e degli anni da dedicare allo studio, facendo quindi apparire la scuola come uno strumento inefficace di mobilità […]

Affinché anche i figli delle famiglie meno istruite e con vincoli di liquidità stringenti possano accedere a titoli di studio superiori è necessario mettere in atto interventi veramente incisivi sulle disparità economiche, offrendo così agli individui ‘capaci e meritevoli’ ma ‘privi di mezzi’ le risorse necessarie a raggiungere un livello di istruzione almeno adeguato. Vi è quindi l’esigenza di politiche che garantiscano l’accesso all’università a tutti gli studenti riducendo le tasse d’iscrizione o calibrandole sulla base del reddito. Quella spinta ‘strutturale’ derivante dalla crescita economica e dai mutamenti occupazionali che ha caratterizzato il secondo dopoguerra sembra oggi essersi affievolita per quei soggetti nati tra la fine degli anni Sessanta e gli inizi degli anni Ottanta.’ (Irene Brumetti in Sinappsi 2021).

Una scuola che non riesce ad arginare il fenomeno della dispersione scolastica e che garantisce un’istruzione di qualità alle famiglie più benestanti.

Permane la disparità dei risultati tra nord e sud, questione spinosa e mai risolta.

Il peggioramento delle opportunità di istruzione e la mancanza di mobilità sociale avranno gravi conseguenze etiche, culturali e politiche. 

Chiediamo di cambiare il passo

Per andare ‘verso la scuola di domani’ dobbiamo e chiediamo di cambiare passo. 

Abbiamo bisogno di una nuova policy scolastica in grado rendere effettiva l’innovazione da costruire con gli insegnanti.

Bisogna avviare un sistema che si faccia carico, con le Associazioni professionali, le Istituzioni scolastiche e con nuovi strumenti, di motivare e formare continuamente docenti appassionati, efficaci, che abbiano un impatto reale sull’apprendimento degli studenti, che siano messi in grado di lavorare in équipe, che siano stimolati al dialogo con i genitori e il territorio. Docenti che si sentano accompagnati, supportati, stimati.

Una buona scuola come afferma Thomas Sergiovanni deve configurarsi come una comunità, dove ognuno opera collegialmente per il bene degli studenti. “Nel creare una comunità, ciò che conta di più sono le cose che la comunità condivide insieme, le cose in cui crede insieme e le cose che vuole realizzare insieme. È questa struttura di idee condivise, questa comunità di pensiero che diventa la fonte primaria di autorità per ciò che le persone fanno. Insieme i dirigenti e gli insegnanti accettano facendo proprio il sogno e s’impegnano a trasformarlo in realtà. In questo senso la leadership non è niente più che un mezzo per far sì che le cose si realizzino … i dirigenti e gli insegnanti devono condividere equamente l’obbligo di guidare la scuola.” 

É vero che i dirigenti scolastici sono sempre più sono sempre più imbrigliati nella burocrazia, ma sappiamo che il miglioramento della collaborazione comunitaria ed una migliore organizzazione scolastica permettono la costruzione di una cultura condivisa del successo scolastico.

 Occorre far leva sulla capacità progettuale e di formazione di un gruppo di docenti in grado di promuovere lo sviluppo delle competenze dei colleghi e di incentivare riflessioni sui processi di insegnamento e di valutazione. Accompagnare e sostenere il cambiamento attraverso occasioni di pratiche collaborative, rafforzando la competenza di ricerca e promuovendo il miglioramento della progettazione e delle strategie di insegnamento in aula.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.