Ricominciare da una parola

Difficile definire questi ultimi due anni.

Difficile individuare un concetto e un termine che li connotino e ne diano una visione che finalmente squarci il velo di paura, insofferenza, solitudine e disagio, per farci andare verso un orizzonte di luce. Lo spirito, la mente e l’agire umano hanno bisogno di incontro e di condivisione. Se infatti vogliamo uscire dalla pandemia, che è esterna e interna a noi, e riprendere il cammino personale e sociale, è necessario abbassare il tono del chiacchiericcio indistinto, il grido delle manifestazioni scomposte, diradare l’opacità di tante notizie senza una fonte verificabile e allontanare la debolezza dello scoramento.

Ma, qual è il valore più importante, quello che ci ridarà la fiducia nella nostra umanità perduta davanti ai morti anonimi nella triste sequenza dei camion militari?

Che cosa potrà suscitare un consenso forte intorno a sè e ci spronerà ad agire con una nuova fiducia?

LA CURA. Una parola semplice, che però esprime ciò di cui ciascuno ha bisogno, sia come attore (io mi prendo cura degli altri), sia come ricevente (sto meglio, grazie alla cura che viene prestata a me). In entrambe le situazioni, mi ritrovo ad essere davvero persona con le altre persone. Non esisto più soltanto fra i numeri (pur necessari) degli Enti come ISS e OMS. So che, comunque vada, curandoci gli uni degli altri sentiremo ancora la paura, forse soffriremo, ma vivendo con la dignità degli uomini solidali e uniti. Usciremo dalla più grave epidemia dell’ultimo secolo, perché costruiamo la nostra speranza sul valore della vita di ciascuno, alla quale dobbiamo rispetto, tutela e compartecipazione. Senza dare priorità al denaro o al potere.

Da dove viene il concetto di Cura?

Da molto lontano. Ne parlava già, fra il I sec. a. C. e il I sec. d.C., Gaio Giulio Igino, liberto di Augusto e amico di Ovidio, direttore della biblioteca del tempio di Apollo a Roma, poeta e scrittore colto.

Così egli raccontava, rifacendosi ai miti degli antichi

La Cura, avvicinandosi alle rive di un fiume impetuoso, vede del fango fatto di creta. Pensosa, ne prende rapidamente un po’ e incomincia a plasmare una figura d’uomo. Mentre riflette fra sé sulla forma che ha modellato, interviene Giove.
La Cura gli dice: “Giove, tocca a te infondere lo spirito all’uomo poiché tu sei onnipotente”. La Cura pretende poi di imporre il nome alla sua figura, ma Giove glielo proibisce.
Mentre la Cura e Giove discutono sul nome, appare anche la Terra, che vuole imporre all’uomo il suo nome, perché aveva dato il fango, una parte del proprio corpo. Allora, Saturno, chiamato a far da giudice, sentenzia: “Tu, Giove, che hai dato lo spirito, dopo la morte riceverai lo spirito; tu, Terra, che hai dato il corpo, riceverai il corpo. Ma poiché la Cura ha dato per prima forma all’uomo, la Cura lo custodirà finché sarà in vita, e si chiamerà uomo (homo) perché è fatto di terra (humus).

Il rapporto fra Uomo e Cura viene qui indicato come insito nella natura dell’uomo, condizione della sua stessa esistenza. E ben lo sappiamo noi dell’Uciim che crediamo nella Trinità e nell’amore infinito di Dio che con misericordia si cura sempre di ciascuno di noi.

Noi, insegnanti e dirigenti, sappiamo anche che la scelta della professione nasce dal desiderio di curare le generazioni più giovani affinché crescano e sviluppino i loro talenti per il bene comune, diventando cittadini consapevoli e responsabili, contenti di cooperare per un mondo civile ed equo. Pronti ad accettare i turbamenti e le vicende del tempo grazie alla forza della condivisione e della reciprocità. Abbiamo avuto il coraggio di cambiare modo e stile di insegnamento aiutandoci a praticare la Dad e ora siamo pronti non solo a riparare (con facilità) lacune di contenuto, ma soprattutto a riparare (con forte difficoltà) il senso di umanità ferita dentro di noi, ragazzi, docenti e genitori.

Abbiamo maestri ed esempi altissimi. Che cosa aveva scritto don Milani sulla scuola di Barbiana? I CARE! Con tutta la ricchezza polisemica del termine e della lingua inglese. I care vale per la scuola di tutta la terra e anche per noi insegnanti che siamo felici di imparare sempre e di credere nel futuro.

Lasciamoci guidare dall’intelligenza del cuore e prepariamoci ad attendere un SANTO NATALE.

Auguri carissimi a voi e alle vostre famiglie

Vi ricordiamo di rinnovare la tessera associativa (35 euro) per aiutarci a svolgere le attività che vivificano il percorso professionale di insegnanti, dirigenti e formatori.

UCIIM Milano – Conto di accredito: IT 17J08 44101600000000046599

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.