La povertà educativa oggi. Come contrastarla insieme (nn. 3-4/2021)

Rosalba Candela, Presidente nazionale UCIIM, Elena Fazi, Vice Presidente nazionale UCIIM

La nozione di povertà educativa è stata introdotta da alcuni sociologi ed economisti alla fine degli anni ’90 per sottolineare che la povertà è un fenomeno multidimensionale che non può essere ridotto alla sua componente strettamente economica. Z. Bauman (1) ha evidenziato i cambiamenti avvenuti all’interno delle società consumiste contemporanee nei confronti dell’organizzazione economica, del lavoro e della sua etica, e delle loro conseguenze sulla concezione delle povertà. Con gli sviluppi della globalizzazione economica, la perdita di potere degli interventi statali, la deregolamentazione, l’esternalizzazione delle attività produttive e tutte le sue dinamiche al centro degli studi più recenti dell’economia e della sociologia economica, il welfare state ha cominciato a sgretolarsi, venendo a mancare la sua motivazione funzionale. Secondo il sociologo anglo polacco nella nostra società l’etica del lavoro, della società precedente, viene sostituita dall’estetica del consumo, che predica il piacere del consumo e stimola un maggior egoismo, invitandoci a preferire un reddito più alto per consumare e, quindi, sempre meno legato al sistema pubblico delle tasse da pagare per finanziare la rete di protezione sociale. All’interno dell’estetica del consumo i nuovi poveri sono «criminalizzati», divengono i rifiuti che sostengono l’integrazione dei vincenti e dei vincitori e fungono da monito per chi dubita se adattarsi oppure no. Ecco così «le nuove povertà».

Tra le nuove povertà, quella che ci chiama in campo più direttamente è la povertà educativa. Questo tema è stato affrontato tra l’altro in un recente bando ministeriale, Bando per progetti di contrasto alla povertà educativa nelle scuole (prot. 1364) (2), diretto a realizzare una procedura di selezione e di finanziamento in favore delle istituzioni scolastiche, che, come singole unità o in rete con altre scuole e con altri soggetti del territorio, pubblici o privati, mondo del volontariato e del terzo settore, associazioni e forum nazionali e regionali, presentino attività progettuali intese a realizzare le condizioni di contrasto alla povertà educativa.

La povertà educativa è una povertà che nessuno vede, nessuno denuncia, ma che agisce sulla capacità di ciascun ragazzo di scoprirsi e coltivare le proprie inclinazioni e il proprio talento. Le conseguenze sono nell’apprendimento dei ragazzi e nel rischio, quindi, di entrare nel circolo vizioso della povertà (3).

Così come per la dimensione economica della povertà, quando si parla di povertà educativa si fa riferimento a quello che dovrebbe essere l’ideale delle società democratiche ovvero l’uguaglianza di condizioni, vale a dire l’aspirazione che ogni essere umano possa godere di livelli essenziali dei beni primari necessari al suo sviluppo personale e alla sua inclusione sociale. L’uguaglianza sociale richiede di promuovere la libertà individuale, intesa in senso positivo come opportunità di realizzare i propri progetti di vita. Questa opportunità richiede non solo risorse economiche, ma anche le risorse culturali e riflessive necessarie alla realizzazione personale e alla piena cittadinanza. La povertà economica è un fattore che può portare alla povertà educativa e viceversa.

La povertà educativa indica l’impossibilità per i minori di apprendere, sperimentare, sviluppare pienamente capacità, talenti e aspirazioni. Nel nostro Paese la povertà educativa priva milioni di bambini del diritto di crescere e di seguire i propri sogni. A causa di difficili condizioni economiche, infatti, molti bambini e ragazzi non hanno le stesse opportunità dei loro coetanei in situazioni economiche migliori. Non riguarda solo il diritto allo studio, ma la mancanza di opportunità educative a tutto campo: da quelle connesse con la fruizione culturale al diritto al gioco e alle attività sportive. Un minore soggetto a povertà educativa è privato del suo diritto ad apprendere, formarsi, sviluppare capacità e competenze, coltivare le proprie aspirazioni e talenti (vedi rapporto del 2018 Università di Tor Vergata per Save the Children (4), nel 2021 quanto sarà peggiorata la situazione?), del quale riportiamo ampi stralci: 

Qui di seguito si presentano i dati di una ricerca, realizzata con il sostegno del Dipartimento di Economia e Finanza dell’Università di Roma Tor Vergata, che si focalizza, in particolare, sui fattori individuali, scolastici e del contesto socio-economico e culturale, che favoriscono la «resilienza educativa» dei bambini in Italia, elaborando dati statistici provenienti da varie indagini di OCSE, EUROSTAT ed ISTAT.

Viene inoltre riproposto l’Indice di Povertà Educativa (IPE). L’Indice, ideato da Save the Children, ed elaborato a partire dalla metodologia messa a punto dall’ISTAT in via sperimentale per il rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile in Italia del 2015, misura, quest’anno, i progressi delle regioni italiane nell’offerta educativa, a scuola e fuori dalla scuola, essenziale per stimolare processi di resilienza tra i minori provenienti da famiglie maggiormente svantaggiate dal punto di vista socio-economico.

Secondo l’indagine PISA sono più di 100.000 su un totale di quasi mezzo milione, gli alunni di 15 anni in povertà educativa «cognitiva», ovvero che non raggiungono i livelli minimi di competenze in matematica (il 23%) ed in lettura (21%). Questi minori non sono in grado di utilizzare formule matematiche e dati per descrivere e comprendere la realtà che li circonda, o non riescono ad interpretare correttamente il significato di un testo appena letto (5).

Le tabelle che riportiamo non hanno bisogno di commenti, segnaliamo solo nella figura 2 come sia quasi inesistente la percentuale di eccellenze nelle competenze, in matematica 0,79 e in lettura 0,09, nei ragazzi del quartile più svantaggiato. È evidente che la situazione socio-economica-culturale incida in misura determinante anche nei ragazzi personalmente più dotati.

Un’agenda ucimina per il contrasto della povertà educativa

Le ultime ricerche sulla povertà educativa hanno determinato come le disuguaglianze si sviluppino già nei primissimi anni di vita, come sia particolarmente significativo l’effetto del titolo di studio dei genitori (soprattutto della madre (6)) e come sia particolarmente importante la durata della frequenza del nido e dell’infanzia.

Come Associazione, pertanto, in tutte le occasioni istituzionali, nelle quali siamo coinvolti abbiamo raccomandato e raccomandiamo, agli organi competenti nazionali e territoriali di implementare un’agenda italiana per il contrasto della povertà educativa che preveda risorse ed azioni coordinate per eliminare la povertà minorile sin dalla prima infanzia. In particolare abbiamo chiesto e chiediamo di garantire che i servizi educativi per la prima infanzia siano un diritto accessibile per tutti i bambini; di rafforzare la rete dei nidi d’infanzia garantendo un consistente investimento economico, strutturale e formativo, che assicuri l’estensione dell’offerta dei servizi all’intero territorio nazionale; di garantire l’armonizzazione degli investimenti nelle politiche per la prima infanzia e nei servizi di educazione e istruzione con le misure più ampie di welfare, lotta alla povertà e le politiche di conciliazione tra vita privata e lavorativa. 

Ma come Associazione sappiamo, inoltre, che ciascuno deve fare la propria parte e che quindi anche noi dobbiamo impegnarci in merito. Non solo vogliamo aiutare i colleghi del segmento scolastico da 0 a 6 anni ad ampliare e a perfezionare la loro professionalità, proponendo opportunità di formazione qualificate e assicurando il nostro sostegno e accompagnamento nella realizzazione dei progetti da loro realizzati.

Vogliamo anche affiancare i colleghi in modo propositivo con suggerimenti in merito all’importanza del titolo culturale dei genitori e della madre in particolare per la formazione dei bambini e dei ragazzi. Potrebbe essere utile organizzare nelle scuole dei corsi per le mamme oppure circoli di lettura, attività in biblioteca o laboratori di scrittura di fiabe ecc. o corsi di alfabetizzazione alle tecnologie ICT da svolgere forse in mattinata, contemporaneamente a una parte del tempo scolastico dei loro figli o in orari da concordare con loro. Se tutto questo non fosse attuabile sarebbe comunque necessario coinvolgere le famiglie e le mamme (7) il più possibile per elevare il livello culturale degli ambienti di provenienza dei bambini creando contesti culturali-relazionali-creativi che si riverberino in modo efficace sulla loro formazione presente e futura. Si potrebbe iniziare con una piccola sperimentazione di un modello di intervento integrato, replicabile e sostenibile, basato sul coinvolgimento attivo della scuola, del territorio e centrato sul protagonismo delle famiglie. È essenziale, comunque, che anche nelle scuole si promuovano programmi di sostegno alla genitorialità e in particolare si progettino pratiche efficaci per lo sviluppo del bambino, quali la lettura condivisa (8), all’interno delle routine familiari.

Vorremmo fosse possibile incidere anche sulle condizioni economiche delle famiglie, ma questo purtroppo non è possibile. Ecco perché concentriamo il nostro impegno nell’ambito educativo prima di tutto segnalando agli organi competenti l’importanza di investire nei servizi socio educativi per una prima infanzia di qualità. Quest’obiettivo va perseguito aumentando la disponibilità di posti, riducendo i costi a carico delle famiglie, adottando criteri d’accesso che ne consentano la fruizione anche ai bambini con genitori in condizioni particolarmente svantaggiate (ad esempio entrambi disoccupati o indigenti). Siamo certi che molti dei nostri soci abbiano lavorato nelle loro scuole in questa direzione, per questo vi chiediamo di raccontarci le vostre esperienze e siamo disponibili a darne diffusione sulla rivista e sul sito. Aspettiamo con fiducia i vostri suggerimenti e l’esposizione del vostro lavoro, di tutto questo già sin d’ora vi ringraziamo.


(1) Zygmunt Bauman, «Lavoro, consumismo e nuove povertà» Città Aperta, Troina (EN), 2004

(2) https://www.monitor440scuola.it/2020/10/pubblicazione-bando-interventi-finanziari-per-il-contrasto-alla-poverta-educativa-prot-1364-del-14-10-2020/

(3) https://www.savethechildren.it/blog-notizie/articoli/poverta-educativa

(4) https://www.savethechildren.it/sites/default/files/files/uploads/pubblicazioni/nuotare-contro-corrente-poverta-educativa-e-resilienza-italia.pdf

(5) INVALSI Rapporto Nazionale PISA, 2012

(6) A circa quattro anni, i bambini con genitori con licenza elementare o media o nessun titolo di studio conoscono la metà delle lettere e dei numeri dei loro coetanei con genitori con titolo di studio superiore o universitario, le risposte sono meno soddisfacenti anche alle domande inerenti gli ambiti fisico-motorio e socio-emozionale. Il titolo di studio riflette in modo piuttosto accurato, salve le ovvie eccezioni, lo status socio-economico dei genitori.

(7) Qualcosa simile allo Spazio mamme organizzato da Save the Children

(8) Questo sarebbe favorito da circoli di lettura nelle scuole dedicati alle mamme