La Costituzione fonte di convivenza civile (nn. 7-8/2016)

I «Diritti Inviolabili» dell’uomo, «Principi supremi» che nessun essere umano può e deve rinnegare, sono scritti nei primi 12 articoli della Costituzione della Repubblica Italiana.

Eccezionali i  Padri  costituenti! Hanno elaborato un testo denso di significato e comprensibile al di là di ogni ermeneutica: per capirlo non occorre alcuna esegetica né servono semiologia o semantica. Hanno tracciato un sentiero che nessun essere umano può, o dovrebbe, rinnegare (1).

Tali «Principi supremi» costituiscono la fonte prima della convivenza civile.

Primo fra tutti va ricordato l’articolo 3 che sancisce il principio di uguaglianza:

«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza di- stinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

Se facciamo entrare nella nostra vita come obiettivo, finalità, sentiero ciascuna di queste parole non c’è dubbio che il mondo cambierà ed inizierà finalmente un’era di vera pace.

Allora proviamo a impararli, interiorizzarli, viverli e insegnarli.

Proviamoci con il XXV Congresso Nazionale che UCIIM celebrerà a Roma dal 19 al 22 gennaio 2017.

In Congresso riesamineremo la Carta Costituzionale partendo dal Codice di Camaldoli, rileggeremo la Costituzione quale fonte di legalità, conosceremo la carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, sanciremo i valori necessari e indispensabili per una convivenza  civile,  impareremo come educare alla cittadinanza attiva.

In attesa, ecco alcune linee orientative.

Già in un precedente editoriale avevo sottolineato l’indispensabilità di ripartire dal Codice di Camaldoli (2).

«…Equità, giustizia, amore devono essere l’anima della convivenza, della società civile… La società non si può conservare né sviluppare senza un principio cosciente e volitivo che ne precisi in concreto il fine e vi coordini le attività dei singoli: tale principio è la sovranità che si personifica nello Stato» si dice nel «Codice di Camaldoli», documento alla cui elaborazione contribuì Gesualdo Nosengo e che ispirò la stesura della nostra Costituzione.

Il «Codice» chiarisce le funzioni dello Stato, del Bene Comune, l’indispensabilità di aiutare le persone meno abbienti.

Interessanti, nel Codice di Camaldoli, risultano gli otto principi morali che devono regolare l’attività economica:

  • la dignità della persona umana, la quale esige una bene ordinata libertà del singolo anche in campo economico;
  • l’eguaglianza dei diritti di carattere personale, nonostante le profonde diffe- renze individuali, provenienti dal diverso grado di intelligenza, di abilità, di forze fisiche, ;
  • la solidarietà, cioè il dovere della collaborazione anche nel campo economico per il raggiungimento del fine comune della società;
  • la destinazione primaria dei beni materiali a vantaggio di tutti gli uomini;
  • la possibilità di appropriazione nei diversi modi legittimi fra i quali è preminen- te il lavoro;
  • il libero commercio dei beni nel rispetto della giustizia commutativa;
  • il rispetto delle esigenze della giustizia commutativa nella remunerazione del lavoro;
  • il rispetto dell’esigenza della giustizia distributiva e legale nell’intervento dello

Dignità, eguaglianza, solidarietà, collaborazione, giustizia commutativa e distributiva.

Questi i principi su cui il Codice pone l’accento, queste le linee guida per la poli-tica di ieri, ma anche per i politici di oggi… Ai politici  compete perseguire «l’etica dell’esempio», ridare valori e certezze.

Dice Papa  Francesco: «Un  governante che non ama, non può governare: al massimo potrà disciplinare, mettere un po’ di ordine, ma non governare».

L’altro tema, la Costituzione fonte di legalità, risulta indispensabile per educare alla cittadinanza attiva e responsabile.

La vita sociale è regolata da norme giuridiche, morali, religiose e di costume che co-stituiscono il fondamento per una corretta e costruttiva condotta di tutti i cittadini. La scuola, le famiglie, le comunità educanti, hanno come primo dovere quello di promuovere una coscienza civile educando al rispetto delle regole di convivenza e di legalità.

Urge, quindi, affermare e far radicare nelle coscienze il vivere secondo valori inte-riorizzati, superare il relativismo valoriale, i nuovi idoli negativi, l’utilitarismo, il torna-contismo e l’individualismo esasperato. Urge far comprendere che Stato e Società Civile sono Bene Comune, che la promozione del senso del diritto e dell’etica sono propulsori dell’affermazione dei principi e dei valori costituzionali. Il metodo non può prescindere da una presa di coscienza democratica personale e comunitaria, dall’educazione alla convivenza civile, dallo stimolo alla collaborazione in quanto cittadini attivi e responsabili, cittadini che rispettano pienamente la Costituzione e le leggi.

In merito al tema «la carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea: citta- dinanza e partecipazione», l’UCIIM ha già invitato i suoi soci e lettori a prendere atto del fatto che in Europa «manca una vera e propria Costituzione europea che chiarisca in maniera netta l’assetto politico (3). Non si tratta di scrivere una «Costituzione fede- rale» come quella degli Stati Uniti d’Ameri- ca, non dobbiamo sancire nessuna sovrani- tà, si tratta di mettere ordine in vari testi. Quando nel 2004 a Roma, nella sala degli Orazi e Curiazi, i capi di Stato di 25 paesi e i loro ministri degli esteri firmarono la Co- stituzione europea, l’evento ebbe tale riso- nanza da essere ripreso in eurovisione. Sa- rebbe dovuta seguire la ratifica, o parla- mentare come fu per l’Italia, o tramite re- ferendum. Il no dei referendum di Francia e Paesi Bassi ne ha fermato l’iter… Nella

«Carta dei diritti fondamentali» dell’Unione Europea il preambolo recita: …Consape-vole del suo patrimonio spirituale e morale, l’Unione si fonda sui valori indivisibili e universali della dignità umana, della libertà, dell’uguaglianza e della solidarietà; essa si basa sul principio della democrazia e sul principio dello Stato di diritto. Pone la persona al centro della sua azione istituendo la cittadinanza dell’Unione e creando uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia. L’Unione contribuisce alla salvaguardia e allo sviluppo di questi valori comuni nel rispetto della diversità delle culture e delle tradizioni dei popoli d’Europa, nonché dell’identità nazionale degli Stati membri e dell’ordinamento dei loro pubblici poteri a livello nazionale, regionale e locale…».

Per riflettere su come «Educare alla cittadinanza attiva per una convivenza civile» (4) ci può aiutare quanto scritto dal Presidente Luciano Corradini: «Civilizzare» significa condurre un popolo culturalmente, socialmente ed economicamente arretrato o addirittura primitivo, all’acquisizione dei valori umani universalmente riconosciuti come tali, sì che possa, con adeguati mezzi tecnici, raggiungere il proprio benessere e conservarlo mediante il retto impiego delle leggi.

La civiltà, secondo la nostra interpretazione, non è solo un patrimonio culturale da studiare e da trasmettere, ma anche un complesso di atteggiamenti e comportamenti da viversi con consapevolezza critica, in continuità operosa con una tradizione impegnata a combattere diverse forme di barbarie, di disumanità, di inciviltà. Non è solo patrimonio da trasmettere, ma campo da coltivare e talento da trafficare. Nel Progetto giovani del Ministero il terzo slogan diceva: «star bene con gli altri, nella propria cultura, in dialogo con le altre culture». Dialogo fin che si può, per diventare migliori e per migliorare gli altri, anche con l’educazione reciproca…

L’antica, un poco logorata, ma non sostituibile parola educazione, implica un modo di prendersi cura degli altri, in particolare dei nuovi nati, in vista di una crescita complessiva, tanto importante quanto difficile da capire e da promuovere. Alimentare, allevare, addestrare, informare, insegnare, istruire, socializzare, inculturare, civilizzare, disciplinare, formare sono termini e concetti inclusi in qualche modo in questo problematico educare, che anche rapporti internazionalmente accreditati presentano come obiettivo possibile e come compito irrinunciabile, anche per la scuola. Una scuola che Comenio, vescovo patrono della pedagogia europea, vissuto durante la guerra dei trent’anni, definiva officina di umanità, dove anche i fabbri si lasciano educare… L’espressione «convivenza civile», …si riferisce ad un complesso di dimensioni e di valori che hanno trovato una sintetica e felice formulazione  nella  Costituzione italiana, che al pieno sviluppo della persona e alla partecipazione all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese…

Cittadinanza è parola che gode di notevole prestigio, sul piano nazionale e internazionale: come autonomia, professionalità, competenza. Si tratta di termini che hanno circolazione in ambienti sociali e politici diversi, anche contrapposti: termini che sono sufficientemente «freddi», «laici», «interculturali», e nello stesso tempo confinano con problematiche «calde». Sono come le zone vulcaniche: tutti ci possono camminare sopra, ma sotto c’è magma incandescente.

Cittadinanza è parola che include, che indica appartenenza, diritti, possibilità di partecipare, ma se un poco si va in profondità si vede che presuppone condizioni, che esclude chi non abbia o non sappia procurarsi queste condizioni. L’etimologia della parola aiuta a capire di che cosa si tratta: viene da civis, che vuol dire residente, accasato, che ha stabile dimora in un paese: è sinonimo di incola o inquilinus, abitante, in contrapposizione a peregrinus, nomas, vagus, sine tecto ac sedes: dunque il rapporto stabile col territorio è ciò che costituisce la condizione originaria del cittadino: un bene posizionale, da cui dipendono altri beni, più o meno pregevoli, in rapporto a quanto abbia saputo fare la civitas a beneficio dei suoi abitanti».

Questi i temi congressuali portanti. Ma riteniamo di non doverli dibattere solo con docenti, dirigenti, politici, vogliamo ascoltare anche la voce dei genitori, degli alunni, della Chiesa, delle massime autorità della nostra Repubblica.

Così come non vogliamo entrare nel merito della riforma costituzionale dei nostri giorni, sono questioni squisitamente politiche che riguardano il bicameralismo paritario che regolarmente torna ad affacciarsi e a far discutere. Già nel 1951 Giuseppe Dossetti fece un appello per superare l’eccessivo garantismo di un «bicameralismo integrale », poi nel 1983 nacque una commissione bicamerale per le riforme costituzionali, e ancora va ricordato il progetto di revisione costituzionale del 2005-2006 approvato dal Parlamento ma poi bocciato dal referendum del giugno 2006, le innumerevoli discussioni del 2010 sulla formazione di un’assemblea costituente, il comitato parlamentare per le riforme costituzionali del 2013 svanito nel nulla in seguito a vivaci proteste delle opposizioni, fino ad oggi con l’approvazione della nuova legge elettorale l’Italicum e la riforma costituzionale sfociata nel prossimo referendum confermativo.

Le ragioni per i «SI» o per i «NO» sono legittime entrambi.

Gli Italiani sapranno scegliere il meglio. Comunque gli Italiani decidano, i valori sanciti dalla nostra Costituzione non saranno toccati, rimarranno immutati nel tempo.

Essa, come dice il Presidente Emerito Luciano Corradini, non è un «caput mortuum dell’archeologia della Repubblica, ma una sorta di mappa del tesoro, che consente di comprendere dove abbiamo smarrito la strada della ricostruzione postbellica e dello sviluppo democratico del Paese. Su questa base si potranno trovare ragioni e modi per contrastare, anche sul piano della cultura e della vita scolastica, la povertà di risorse politiche, economiche, sociali, etiche e culturali che da anni affliggono con particolare asprezza la nostra società (5)».

Non possiamo non ricordare ciò che in questi nostri giorni accade nel mondo. Nell’ultimo mese abbiamo assistito ad un crescendo di avvenimenti e sciagure. Quasi un mese fa in Inghilterra il referendum e la conseguente uscita dall’Unione Europea. Negli Stati Uniti d’America l’acuirsi dell’odio razziale: è disumano vedere un poliziotto che spara ad un uomo di colore disarmato oppure uomini di colore che fanno attentati per uccidere quanti più uomini bianchi possibile! E ancora la strage di Nizza in nome della grandezza di un Dio che è matematicamente certo non vuole questa aberrazione né questo massacro.

«Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza» (6).

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 (1) Art. 1 – L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2 – La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3 – Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori al- l’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4 – La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 5 – La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legi-slazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.

Art. 6 – La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

Art. 7 – Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

Art. 8 – Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

Art. 9 – La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Art. 10 – L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente ricono-sciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.

Art. 11 – L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Art. 12 – La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

(2) La Scuola e l’Uomo – Anno 2013 – N. 11-12 editoriale

(3) La Scuola e l’Uomo – Anno 2014 – N. 5-6 editoriale

(4) Luciano Corradini – Educazione alla convivenza civile.

(5) Luciano Corradini – La Costituzione nella scuola Ragioni e proposte (Erickson, Trento 2014).

(6) Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo – articolo 1