Diritti Umani, Educazione Cristiana, Valorizzazione Retributiva, Professionalità docente (nn. 3-4/2026)

Continuiamo d impegnarci per i nostri valori e ideali

Elena Fazi, Presidente nazionale UCIIM

A Firenze, in Fiera Didacta, l’11 marzo 2026 si sono realizzati tre eventi significativi per la nostra Unione. Siamo tutti molto contenti di condividerli con voi.

La mattina di martedì 11 nella Sala della Volta a Fiera Didacta Italia è stato siglato un accordo che guarda al futuro delle nuove generazioni: il Protocollo d’Intesa tra UCIIM (Unione Cattolica Italiana Insegnanti, Dirigenti, Educatori, Formatori) e la Fondazione Robert F. Kennedy Human Rights Italia. Che cosa unisce queste due associazioni? Il desiderio di lavorare insieme per promuovere nelle scuole, e di conseguenza nella società, una cultura basata sul riconoscimento e la tutela dei diritti umani, sulla legalità e sulla formazione integrale della persona.  Tutte e due, infatti, si pongono il fine di coinvolgere, appassionare e ispirare le coscienze individuali sulle problematiche della difesa dei diritti umani, della protezione dell’ambiente e del sostegno della legalità contro ogni forma di criminalità organizzata, diffondendo, insegnando e realizzando ideali in contrasto a ogni forma di ingiustizia e di discriminazione. Nell’attuale momento storico così complesso, educare alla cittadinanza attiva e consapevole non è più un’opzione, ma un dovere per i docenti e un diritto per i ragazzi. 

Il protocollo prevede lo sviluppo di diverse attività congiunte. Tra queste, percorsi formativi innovativi rivolti a docenti e dirigenti scolastici, progetti didattici destinati agli studenti con particolare attenzione all’impegno civico e alla responsabilità sociale, oltre all’organizzazione di eventi e seminari per diffondere i valori comuni ispirati alla figura di Robert F. Kennedy e alla missione educativa promossa dall’UCIIM. Questo comune impegno si realizzerà concretamente attraverso progetti che consentano a ogni individuo di partecipare in prima persona alle attività e, con la propria azione, fare la differenza a scuola, in famiglia, nelle aziende e nelle comunità.

Alla gradita presenza del consigliere emerito Coltelli, della presidente Regionale Paggetti, della consigliera nazionale Bonac-corsi e della presidenze sezione Firenze, Guida, con grande emozione, consapevole di rappresentare i valori della nostra Unione, convintamente ho firmato il protocollo d’intesa che punta a creare nuove opportunità di crescita culturale e civile all’interno delle scuole, favorendo una formazione che metta al centro non solo le competenze, ma anche i valori democratici e il rispetto dei diritti fondamentali.

Il futuro dei nostri giovani va costruito prima da noi educatori e poi da loro stessi con scelte attive, istruzione e impegno. Questo protocollo rappresenta un appello alla responsabilità individuale e collettiva per superare sfide e creare il proprio destino. Un principio che diventa oggi un impegno condiviso per costruire, attraverso l’educazione, una società più consapevole e responsabile. Questo intendeva Robert F. Kennedy con la sua celebre frase «il futuro non è un regalo, è una conquista». Noi educatori ucimini siamo consapevoli della necessità di costruire il futuro pietra su pietra, ma anche della necessità di costruirlo non solo per noi stessi bensì per il nostro paese e per il mondo, come ci invitava a fare John F. Kennedy con la celeberrima esortazione «Non chiedete cosa può fare il vostro paese per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro paese» sollecitandoci anch’egli all’impegno civile e alla responsabilità di cittadini e di persone.

Sarebbe auspicabile che le nostre sezioni e regioni si impegnassero in questo lavoro e realizzassero attività locali con la RFK Foundation per la tutela dei diritti umani, facendo riferimento a questo Protocollo nazionale.

Per questa bellissima iniziativa dobbiamo ringraziare la consigliera nazionale Caterina Spezzano, la vicepresidente nazionale vicaria Chiara Di Prima e l’ucimina doc D.S. Adriana Grispo per il lavoro certosino profuso perché si realizzasse.

Nel pomeriggio dello stesso giorno c’è stato il Seminario nazionale online sulla Lettera apostolica di papa Leone XIV «Disegnare nuove mappe di speranza». Come si può vedere dalla locandina il parterre degli interventi è stato di grande spessore e la conduzione degli stessi, gestita dalla vicepresidente  nazionale Giovanna Venturino, attenta, stimolante ed empatica. Del resto, la proposta di questo seminario è partita da lei e l’abbiamo sostenuta convintamente.

Don Pietro Pratolongo ci ha coinvolto subito con la profondità delle sue parole. Ha esplicitato il senso della lettera apostolica suggerendoci di disarmare le parole, alzare lo sguardo, custodire la parola; ha chiarito la sfida del papa a richiamare l’interiorità spiegando il senso di queste parole. Quando l’educazione incontra la persona deve riscoprire la mitezza disarmata che può far breccia nei cuori e nelle menti e renderci operatori di pace. Tuttavia, occorre rilanciare il valore del percorso educativo prendendo atto che ogni alunno ha una storia, un vissuto che sta a noi conoscere e valorizzare. Quando il papa ci chiede di alzare lo sguardo, ci spinge a guardare al futuro che ci viene incontro e che può essere costruito insieme rispettando il desiderio del ragazzo. Infine, ci ha ricordato il senso della parola che va cercata prima di tutto in interiore hominis, il ragazzo ha desiderio di verità e deve essere accompagnato a ricercarla prima di tutto nella sua anima. Il rapporto tra educatore e alunno delineato da Don Pietro è complesso ed esaltante, perché fa dei docenti all’interno del rapporto coi ragazzi dei costruttori e co-costruttori di relazioni umane aperte e profonde prima e invece di esecutori di «programmi scolastici».

Sergio Cicatelli riparte dalla Gravissimum educationis di papa Paolo VI nel 1965, nella quale facendo riferimento al Concilio Vaticano II (1962-1966), ha ribadito la necessità che la Chiesa conduca il suo ministero in tutti i campi dell’educazione con convinzione e competenza. «L’educazione non è attività accessoria, ma forma la trama stessa dell’evangelizzazione»; le comunità educanti, si legge nella Lettera, allora come oggi illuminate dalla parola di Cristo, non si ritirano da questo compito, ma si rilanciano, costruendo ponti, con creatività cercando ed esplorando nuove vie per la trasmissione della conoscenza e del senso. Nella Lettera apostolica papa Leone XIV sottolinea l’importanza fondamentale dell’educazione come atto di speranza e via per la rigenerazione del tessuto sociale, culturale e spirituale del mondo contemporaneo e come la definizione di scuola del documento del ’65 sia ancora attuale: la scuola deve favorire e sostenere la formazione intellettuale, la dimensione socializzante del proprio impegno e, attraverso la vocazione dei docenti, accogliere tutti, non temendo di uscire nella società, incarnando la pedagogia cristiana. Il mondo ha bisogno della carità cristiana, che si esprime nell’educazione, vera forma di speranza. Il legame tra i due documenti permette di trovare nella Lettera apostolica la declinazione educativa della sensibilità espressa nella prima esortazione apostolica di Leone XIV. Una visione dell’uomo come «immagine di Dio, chiamata alla verità e al bene» e ciascun carisma adatto ai bisogni della propria epoca. Cicatelli conclude ricordando che educare è sempre una atto d’amore verso la persona nella sua integralità che si manifesta in una relazione intellettualmente aperta ed emotivamente coinvolgente.

Pierpaolo Triani nella scelta del titolo del suo intervento porta all’attenzione uno dei punti cardine della lettera, «opera corale: nessuno educa da solo». La comunità educante è un «NOI» che coinvolge una pluralità di soggetti: il docente, lo studente, la famiglia, il personale amministrativo e di servizio. È una pluralità che sempre rinnova e si rinnova. L’educazione nasce dal NOI e tende al NOI, pensata nella logica della collaborazione culturale e del lavorare insieme. Solo il NOI garantisce la generatività dell’educazione e impedisce il ripiegamento sterile su se stessi. Bisogna, tuttavia, essere consapevoli delle difficoltà del NOI: difficoltà pratiche e organizzative, psicologiche (impegna fortemente le relazioni) e spirituali (azione di contrasto dell’egoismo e dell’individualismo). Anche il Santo Padre è consapevole di queste difficoltà umane e ci indica una possibile via affermando che va recuperata una dimensione empatica e affettiva della conoscenza, una dimensione aperta, che esca dalla contrapposizione illuministica tra fides e ratio e sia capace di valorizzare il dialogo profondo e l’ascolto che riconosce l’altro come un bene e non come una minaccia.

Triani esplicita questa via indicata suggerendo di continuare a cercare di fare alleanze, fare alleanze con le singole famiglie supportandole se necessario, lavorare facendo sentire i ragazzi parte del NOI (ascolto), interagire sempre più tra docenti e infine trasformare in laboratorio del NOI la vita di tutta la scuola cercando così di essere il lievito di una nuova società.

Molto illuminanti e di livello gli interventi degli altri relatori, che hanno offerto moltissimi spunti di riflessione e di operatività. Per ragioni di spazio vi rimandiamo al link con la registrazione del Seminario. https://youtu.be/nzAbwpaD3W4?is=5Z5dDRKFJeNPtu5Y

Nell’aula E5 della Fortezza da Basso il 13 marzo Tuttoscuola ha realizzato un seminario, nato da un’idea di Alfonso Rubinacci, già Capo Dipartimento del Ministero PI, dedicata all’ipotesi di un Fondo Patrimoniale Nazionale per la valorizzazione retributiva della professionalità docente. «L’idea/provocazione di Rubinacci è basata su una emergenza: la retribuzione degli insegnanti. In questa fase storica rafforzerei l’impegno istituzionale, considerando anche i contributi dei privati la cui ricchezza, se redistribuita, può contribuire al bene di tutti». Questa idea è stata presentata in nuce nel congresso nazionale straordinario UCIIM 2025. In questa sede è stata ampliata e discussa dall’ex ministro del MIUR Patrizio Bianchi, dalla Segretaria nazionale della CISL, Ivana Barbacci, e da Elena Fazi per l’UCIIM. L’intervento di quest’ultima è partito dal ricordo del congresso, quando Alfonso Rubinacci ha proposto questo tema avvertendo che era un argomento divisivo. In questa sede Fazi ha affermato che l’UCIIM nella sua lunga storia, quando era convinta della bontà di un’idea, non ha mai temuto le sfide. Altrimenti non si sarebbe battuta dagli anni ’60 per l’inserimento nel percorso scolastico dell’Educazione civica come disciplina, per l’istituzione della Scuola media unica, per l’introduzione dell’Autonomia Scolastica. 

In concreto, un FPN può incidere su almeno tre elementi di valore significativo: 

  1. riconoscimento pubblico e reputazionale della figura e dell’attività del docente (certamente stabilendo trasparenza dei criteri e comunicazione chiara del «patto nazionale»); 
  2. prospettiva di carriera e sviluppo professionale, dando la possibilità a chi è interessato di sostenere percorsi certificati (formazione continua, mentoring, comunità di pratica); 
  3. stabilità e continuità, perché un intervento anche selettivo nelle aree più difficili può ridurre il turnover e la inevitabile conseguente discontinuità didattica. 

Non si può transigere sulla presenza di  paletti, indispensabili per evitare una pressione valutativa impropria; questi sono cruciali e non negoziabili perché sono rivolti alla salvezza dell’autonomia e dell’indipendenza didattica

  1. niente incentivi legati direttamente agli esiti degli studenti o a classifiche individuali; 
  2. preferenza per criteri di contesto (indicatori di fragilità socioeconomica, dispersione, marginalità territoriale) e per requisiti «professionali» non competitivi (partecipazione a percorsi di sviluppo riconosciuti);
  3. divieto esplicito di «aziendalizzazione»: il Fondo può sostenere la professionalità, non misurarla con metriche riduzioniste.

Infine, si concorda con la precisazione della Segretaria Barbacci che per la retribuzione degli insegnanti è sempre il contratto che deve prevalere, anche quello di secondo livello, che premia l’autonomia. Con il CCNL 2025/2027 speriamo che si tratti il tema delle professionalità intermedie, che consentirebbero agli insegnanti di crescere al pari del loro servizio e della loro formazione. Per ulteriori informazioni rimandiamo a pag.  11    all’articolo del consigliere nazionale Fabrizio Zago, che ha attivamente collaborato per la progettazione di questo Fondo.