LA POLITICA AL SERVIZIO DELLA PERSONA E DELLA COMUNITÀ

76 Dal 1944 al servizio della Scuola Novembre 1959 Una politica scolastica a livello scientifico – Articolo di Gesualdo Nosengo «Un medesimo discorso, noi crediamo, si potrebbe e si dovrebbe fare anche a proposito della politica scolastica. Esso si potrebbe enunciare brevemente così. Occorre passare da una politica scolastica empirica ad una politica scolastica a livello scientifico e cioè preparata sulla base di chiare idee, di una dottrina della formazione dell’uomo, di dati scientifici esatti desunti dalla attuale situazione, di prospettive scientificamente elaborate e di pani accuratamente graduati in tutti i loro aspetti e verso tutte le componenti del problema scolastico: dall’edilizia, agli insegnanti, ai mezzi didattici, ai contenuti e alle finalità. […] Quando tali problemi sono dibattuti esclusivamente sul piano teorico, pedagogico, psicologico e didattico, implicano solo delle scelte dottrinali, ma quando si passa alla traduzione dei principi elaborati in termini di legge, allora diventano necessarie delle sceltepolitiche. Quando tali scelte sono fatte consapevolmente ed illustrate chiaramente allora i cittadini si trovano di fronte a dei testi che magari possono anche non condividere, ma che, se sono stati attentamente e seriamente elaborati, trovano degni almeno di rispetto e di esame. Quando i progettilegislativi non sono preceduti da tali consapevoli scelte politiche, fatte dagli organi competenti e rappresentativi, essi corrono il rischio di contenere, ugualmente e implicitamente, una scelta politicache forse, non si era voluta e prevista nella sua precisa definizione, che magari non è gradita e che diventa oggetto di discussione e di aggressione sui terreni dottrinale e politico. Allora è immancabile che sorgano contraddizioni e confusioni che nuocciono contemporaneamente alla scuola, ai responsabili politici e al popolo che attende per sé una scuola capace di elevarlo». Dicembre 1960 Una politica della gioventù – Articolo di Gesualdo Nosengo «Una tentazione che talvolta assale i professori è quella di vedere i giovani esclusivamente sotto l’angolo visuale di “consumatori” di matematica, di latino o di scienze. È vero, questi giovani sembrano trovarsi oggi nei banchi esclusivamente come “consumatori”, ma fra non molto essi si troveranno nella vita con impulsi nuovi, con desiderio intenso di evoluzione ponendo istanze e gettandosi dalla parte di coloro che ritengono maggiormente in grado di dare soddisfazione alle attese della loro ribollente giovinezza. Dall’altra parte è oggi abbastanza facile vedere la gioventù sotto questo aspetto, in quanto i giovani sono divenuti protagonisti del rinnovamento e talvolta delle rivoluzioni nazionali e internazionali in molti paesi. […] dall’averla educata e orientata bene all’averla orientata male dipende dalla sua scelta e la sua presa di posizione negli anni immediatamente successivi. Occorre pertanto che il problema dei giovani, mentre diventa oggetto di una “politica”, diventi, prima di tutto, oggetto di una attenzione amorosa e di una preoccupazione che non esito a dire paterna, equilibrata, forte e nello stesso tempo comprensiva. La politica della gioventù, che gli educatori riterranno sempre come la più efficace e da doversi svolgere per pima, sarà sempre la politica educativa».

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