74 Dal 1944 al servizio della Scuola LA POLITICA SCOLASTICA Novembre 1946 In difesa della libertà di tutte le scuole - Articolo di Gesualdo Nosengo «Infatti, dato che anche noi accettiamo il principio che l’istruzione di scuole sia ancora compito dello Stato, società perfetta (quantunque non esclusivo dello Stato), dato che anche noi cattolici ammettiamo il principio di un controllo dello Stato sulle scuole istituite da privati, e il principio della distinzione dei docenti dagli esaminatori deli esami di Stato, per tutte le scuole, statali e non statali, del primo articolo, di caratteristico e proprio, non resta che il proposito di difendere una scuola statale contro qualunque altra scuola (leggi: scuola privata)». Dicembre 1946 La funzione sociale della scuola - Articolo di Gesualdo Nosengo «La scuola non è, non può essere istituita per il godimento, l’ornamento individuale e sterile di quelli che devono fare o di quei beati che la possono frequentare, la sua azione, in una azione, in una concezione socialmente esatta, non si deve arrestare alla finalità individuale. La scuola è una istituzione sociale, avente fine sociale. […] diciamo che formare socialmente lo scolaro significa sviluppare in lui una coscienza sociale, arricchirlo di una vita associata, allenarlo praticamente alla vita associata, prepararlo interiormente e tecnicamente a rendere con dignità, con consapevolezza e perfezione il suo servizio sociale». Febbraio 1951 La scuola, la riforma e la comunità nazionale – Articolo di Gesualdo Nosengo «La scuola è uno degli strumenti creati per la conservazione e il progresso della civiltà ed è per questo che chi si interessa della civiltà di un popolo finisce sempre, se ha la giusta nozione delle cause, col rivolgere e a quella particolare che si imparte nelle istituzioni scolastiche. Se il suo interesse lo porta ad approfondire la natura delle due realtà, della civiltà, cioè, e della scuola, egli vedrà, con la guida ed il confronto di molti pedagogisti, che esse sono strettamente collegate e circolarmente interdipendenti l’una dall’altra. Infatti, la civiltà consiste in un patrimonio spirituale, artistico, scientifico, ecc. ammassato da molte generazioni che la scuola prende in consegna per passarne (tradere) la parte migliore ed eterna alle generazioni successive; la scuola colla vivificazione delle intelligenze e colla trasmissione dei depositi, prepara uomini capaci di vivere il meglio di quella civiltà, non solo, ma anche di rinnovarla, di farla progredire. Appare chiaro, dalla natura delle cose e dai cenni fatti, che la scuola, per il posto che le è assegnato in una comunità nazionale e per le funzioni che le spettano, deve assolvere ai due compiti, che sono complementari e che solo da spiriti superficiali possono pensarsi in opposizione: conservare e rinnovare, consegnare ai giovani un patrimonio passato e stimolarli al progresso. […] infatti, un progresso che non tenesse giusto conto di quanto è stato già acquisito e dimostrato valido e prendesse le mosse da una totale distruzione del lavoro precedentemente fatto (come sta avvenendo da parte di certi movimenti che si chiamano progressivi); dall’altra parte una conservazione che non ammettesse come naturale e necessario un processo vitale, sarebbe arresto di vita, mummificazione anche in quello che è vivo nella tradizione e perciò morte sociale e spirituale».
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