72 Dal 1944 al servizio della Scuola Luglio 1960 I giovani non sono senza ideali – Articolo di Gesualdo Nosengo «Dall’ultima guerra ad oggi, qualcosa è avvenuto se non di gravissimo almeno di inizialmente grave e sintomatico. Sembra che si cominci ad affondare lentamente e contemporaneamente nell’edonismo e nella conseguente apatia per le grandi realtà dello Spirito. Non siamo mai stati e non siamo pessimisti. Siamo semplicemente realisti. L’ottimismo sta nel non chiudere gli occhi, ma nella speranza di volgere in bene le situazioni. Questo ottimismo però richiede impegno. Impegno significa esame della situazione e delle cause, lotta contro le causanti nocive, impostazioni di piani buoni, diponibilità a dare la propria cooperazione alla attuazione di quei piani. Bisogna presente ai giovani degli ideali grandi, degni, attraenti. […] Bisogna avere fiducia. I giovani non sono senza ideali. Se si incontra un giovane senza ideali bisogna pensare che c’è stato qualcuno, o qualche ambente che ha provveduto a spegnere luce ed entusiasmi. Ai giovani che vengono “nuovi” nel nostro mondo, è gradito sentirsi chiamati a cose in concreto se ne innamorino e si propongano di riviverli. Però, ai giovani, questi valori, i cosiddetti grandi valori tradizionali, si possono presentare, con speranza di suscitare interesse ed attrazione, soltanto attraverso le persone, che quei valori hanno incarnato in sé stessi ed esprimono con la loro condotta. […] Vivere personalmente e integralmente i valori in cui crediamo affinché essi, conoscendoli non solo in astratto, ma vedendoli vivi e concreti se ne innamorino e si propongano di riviverli». Agosto-Settembre 1960 Necessità dell’Europa – Articolo di Gesualdo Nosengo «L’Europa, però, se pure si è così ripetutamente, e, per secoli, solitamente e inutilmente dissanguata, non si è ancora totalmente uccisa. Essa, anzi, è viva e ancora pienamente ricca delle sue forze morali. Ciò che si fa ora sentire è che il dissanguamento cessi e che le nazioni europee prendano coscienza realistica oggettiva della loro unità, della necessità della cooperazione e dei loro compiti di fronte all’umanità. […] Sul piano teorico, meditando su valori comuni a tutte le nazioni, sullo sforzo compiuto dalle medesime per viverli nelle loro civiltà e diffonderli nel mondo, sulle aspirazioni e sui tentativi degli uomini migliori, si coglieva, nella parte più intrinseca dello sviluppo storico europeo come una tensione e una necessità dinamica tendente alla superiore unità. Sul piano della filosofia e della teologia della storia si sentiva come emergere chiarissima la vocazione unitaria dell’Europa, depositaria dei più sublimi valori umani e di una Rivelazione divina, a svolgere, con la ricchezza e le varie caratteristiche delle nazioni che la compongono, non più lacerate fra di loro, ma unite, il compito apostolico di illuminare il mondo e di arricchire gli uomini. […] Su questa linea si è compreso che promuovere l’unità di Europa non significa promuovere il sorgere di un nuovo nazionalismo europeo di gruppo o, peggio ancora, una nuova forma di colonialismo, ma significa piuttosto promuovere un nuovo orientamento di riflessioni storiche, un nuovo senso di responsabilità sociale e comunitaria negli europei, uno spirito di servizio universale e, per i docenti in particolare, uno specifico impegno professionale di fronte ai giovani ad alla scuola».
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