70 Dal 1944 al servizio della Scuola LA POLITICA Maggio 1955 Valori comunitari – Articolo di Gesualdo Nosengo «L’economia è per l’uomo, non l’uomo per l’economia; estendendo il senso di tale, si può dire che l’economia ha il compito di servire l’educazione dell’uomo, infatti, nella vita futura resterà solo il suo grado di sviluppo spirituale e non altro. La formazione degli uomini lanciati nella vita, la conservazione e l’accrescendo della civiltà morale conseguita da un popolo, sono attività che devono costruire il massimo impegno di una comunità, perché l’uomo formato rappresenta il massimo valore anche sulla terra. […] Se l’economia si pone a servizio dell’uomo, l’uomo formato, fatto morale, laborioso, tecnicamente provetto, servirà a sua volta l’economia sviluppandola e potenziandola. È miope chi pensa che siano produttivi solo capitali investiti in macchine o in bonifiche. La storia dimostra esattamente il contrario. Gli uomini operosi, morali ed esperti hanno sempre costituito il capitale più produttivo e l’elemento più decisivo di ogni progresso. Le grandi ricchezze senza valori morali e culturali hanno sempre portato a decadimento e rovina. […] La scuola è un grande valore, essa è l’ispiratrice della più avanzata civiltà di domani, è il sostegno della democrazia, è il mezzo per preparare i solchi al fiorire anche della vita morale e religiosa. Essa lotta per vincere indifferenze, incomprensioni, e ostilità. Essa deve vincere: vincendo essa vincono tutti, Governo e popolo. E nessuno è sconfitto. Se fosse sconfitta ed umiliata la Scuola, sarebbe la comunità intera a riceverne i dannosi riflessi». Novembre 1955 Un capitale da conservare – Articolo di Gesualdo Nosengo «La cultura non è astrazione, essa, per essere cosa viva e reale, deve presentarsi come cultura di uomini, e per divenire “scuola” deve diventare cultura vissuta e insegnata da maestri. Il “nozionismo” non è cultura, come non lo è nemmeno “l’educativismo” senza il possesso meditato e vissuto degli autentici valori del pensiero, dell’arte, della tecnica, della morale e della fede religiosa. […] Il capitale rappresentato dalla comunità dei proprio docenti è fra i massimi valori che una comunità nazionale possa avere. Perciò questa, attraverso, i suoi dirigenti, ha il dovere di porre la massima cura per conservarlo, per affinarlo, per accrescerlo. La società civile respira, si nutre e vive dell’apporto educativo della scuola, non certo di quello eccitante ma infetto che le viene dai “rotocalchi” della vanità cinematografica, dalle risse sportive o dai vergognosi, dettagliati e libidinosi reportages che alcuni grandi quotidiani si compiacciono, per ragioni di cassetta di pubblicare, sui più ignobili delitti. L’educatore è l’alimentatore della civiltà comunitaria mediante i valori vissuti, proposti e fatti rivivere dai giovani. […] Il fervore per gli studi scientifici e per le ricerche didattiche è di pochi, di una minoranza. Le famiglie hanno una concezione utilitaria della scuola, della cultura, degli esami e dei diplomi. Lo stesso Governo nel dare la scuola obbligatoria e gratuita ai preadolescenti pare abbia fatto esclusivamente questione di minore costo e non si sia sottratto a considerazioni e valutazioni elettoralistiche. Si ha l’impressione che continui anche oggi un conflitto tra la scuola e lo Stato o più precisamente fra il mondo autentico della scuola militante e gli organi burocratici creati da una vecchia concezione dello Stato pseudo liberale, che dura da cento anni almeno».
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