LA POLITICA AL SERVIZIO DELLA PERSONA E DELLA COMUNITÀ

7 Dal 1944 al servizio della Scuola GENESI DELLA RICERCA Rosaria Picozzi Si è partiti dalla considerazione che sarebbe bene ricordare ai nostri parlamentari quale è lo scopo autentico del fare politica. Come diceva Paolo VI essa è "la più alta forma di carità" perché dovrebbe essere sempre orientata al miglioramento delle condizioni morali e materiali di un popolo, al servizio di tutta la società onesta. Nel suo esercizio, la politica, non dovrebbe essere condizionata da interessi particolari, o peggio ancora da brame di singoli individui, andando così a danneggiare la comunità ma dovrebbe possedere quella lungimiranza per poter incanalare tutta la sua forza al fine di tutelare il bene più grande: ovvero, il bene comune. Riteniamo l’esercizio della politica nel senso aristotelico del termine, e quindi come partecipazione attiva, responsabile, alla vita della polis/città, il mezzo per il pieno sviluppo della persona e della comunità in cui vive. Spesso assistiamo ad esempi indecenti in politica e tra questi esempi vivono i nostri giovani, nostro orizzonte e nostro futuro spesso senza avere gli strumenti per comprendere ciò che avviene intorno a loro. Relativamente ad essi abbiamo considerato, tra le altre cose, il verificarsi di una serie di situazioni quali: 1) probabile abbassamento della data per essere cittadini attivi: il voto si eserciterà a 16 anni. Sono/saranno essi preparati ad affrontare questo momento? Quali strumenti avranno per assumere decisioni, responsabilità? 2) Si sta diffondendo l’idea che” uno vale uno”: e le competenze ed il curricolo? 3) I giovani e forse anche gli adulti, sembrano sempre più lontani dalla comprensione che il raggiungimento del cosiddetto bene comune impegna tutti i membri della società e che nessuno è esentato dal collaborare, a seconda delle proprie capacità, al suo raggiungimento e al suo sviluppo. 4) La vita trascorsa prevalentemente sui social poi non aiuta nessuno di noi, giovani o adulti anche, a costruirsi, ad avere quegli strumenti che dovrebbero maggiormente essere utili per distinguere, per discernere, per avere o affinare spirito critico utile a capire quale è il principio del bene comune che deriva dalla dignità, unità e uguaglianza di tutte le persone. 5) L’avvento dei social media, anzi, ha influenzato in particolare la comunicazione politica, attraverso un cambiamento delle forme di comunicazione e di linguaggio che è ancora in divenire. Essi sono diventati invece terreno fertile per sperimentare una comunicazione più diretta con l’elettorato, attraverso linguaggi più colloquiali, più rassicuranti. 6) E la comunicazione politica che dovrebbe aiutare ad avvicinare alle istituzioni che vanno rispettate, attualizzate o anche criticamente modificate, è sempre più orientata, invece, alla ricerca del consenso e della persuasione anche attraverso mistificazione del linguaggio. Di qui il progetto che sarà portato avanti da Elena Fazi, da Maria Luisa Lagani, da Pierangelo Coltelli, da Giacomo Timpanaro con la guida della nostra presidente Rosalba Candela, di creare una sorta di manualetto che possa presentare, in maniera sintetica ma chiara, per lo meno alcune idee fondanti dell’organizzazione politica della nostra società italiana, anche dal punto di vista storico. Diciamo ciò che non sarà l’opuscolo: non un testo di Storia in formato ridotto, non di Ed civica, non un trattato di sociologia o di politica ma spunto di riflessione, sorta di vademecum per cominciare con chiarezza a ripercorrere i significati delle forme del vivere in una società che si organizza attraverso vari organismi.

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