58 Dal 1944 al servizio della Scuola Indipendentemente dall’opinione che se ne ha, è innegabile il fatto che la cultura politica che ha avuto la sua fonte in formazioni come il Psi e il Pci sia stata un’importante protagonista della storia italiana. In sinergia con la cultura politica cattolico-democratica ha portato al grande compromesso della Costituzione repubblicana del 1948. Ha consentito, con la cooptazione al governo del Psi a fianco della Democrazia Cristiana, l’avanzamento dell’economia pubblica, dei servizi essenziali, della dialettica politica interforze nel contesto di “bipolarismo imperfetto” che, pur precludendo al Pci la via del potere nazionale gli permetteva di esercitare un enorme peso culturale e di portare la sua cultura politica a dialogare con le coalizioni maggioritarie nel Paese. Una dialettica a tutto campo che ebbe nello Statuto dei Lavoratori del 1970 e nell’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale nel 1978 il suo punto più alto. Dagli Anni Ottanta e Novanta, tuttavia, ci troviamo di fronte a un mondo profondamente turbato. A partire cioè da quella “mutazione genetica” che ha fatto perdere alla sinistra italiana diversi punti di riferimento che, condivisi o meno che fossero dal grande pubblico, le garantivano coerenza interna e organicità: la difesa dei diritti del lavoro, un sostanziale processo di accettazione della Costituzione materiale, un’attenzione non solo politica ma anche culturale e pedagogica” alle fasce più svantaggiate della popolazione. La svolta portò con sé la focalizzazione su temi come l’ambientalismo, il pacifismo, i diritti civili al posto della spinta sui diritti sociali. La sinistra di popolo si fece individualista, e anche il suo spirito riformista si perse gradualmente. L’elettorato tradizionale iniziò a liquefarsi, a garantire il proprio consenso agli avversari tradizionali della sinistra, e spesso gli esponenti di quest’ultima non hanno saputo rispondere in maniera diversa dalle solite semplificazioni sul populismo e sulla presunta “ignoranza” di chi ne ha abbandonato le schiere. Ne tenta una spiegazione Luciano Canfora: nella sinistra italiana “c’è stata una sorta di mutazione antropica”: dal popolo alle élite, dall’inclusione allo spirito di casta, dalle classi dirigenti diestrazione eterogenea ai ceti di partito che riproducono sé stessi. “Cassate tutte le altre prospettive ideali, è rimasto solo l’europeismo, che nel migliore dei casi è un autoinganno, nel peggiore una grave scorrettezza”. Gli eterni problemi della sinistra italiana La sostanziale estinzione della sinistra italiana, che ai tempi del Pci prendeva il voto di quasi un terzo degli elettori, è un fenomeno sociologico epocale che prima o poi dovrà diventare oggetto di analisi. Si segnalano almeno quattro fattori importanti. 1. Il primo in ordine di importanza (ma forse ultimo in ordine temporale) è il tentativo di inseguire consenso elettorale spostandosi verso il centro. La conversione del Pci nel Pds e la successiva fusione di questo con la Margherita nel Pd è motivata da un banale quanto erroneo calcolo elettorale: se il partito di sinistra si sposta verso il centro mantiene i voti dell’elettorato di sinistra, che non può votare altro, e ne acquista dal centro. Calcolo errato perché molti elettori di sinistra hanno abbandonato il partito diventato di centro e autore di politiche di stampo conservatore; magari votando per partiti come la Lega o il M5s, entrambi molto lontani dalla cultura che fu del vecchio PCI. 2. Il secondo fattore, concomitante col precedente, è l’inaridimento culturale. L’analisi sociopolitica marxista, nella sua versione gramsciana, ha prodotto in Italia grandissimi contributi culturali, ma ha anche raggiunto i suoi limiti, lucidamente analizzati da Pier Paolo Pasolini, uno degli ultimi grandi intellettuali della sinistra. Purtroppo, la sinistra non ha saputo perseguire le linee di indagine da lui indicate e lo ha anzi rifiutato. Pasolini aveva capito che le classi sociali disagiate non sono automaticamente di sinistra. La constatazione che un’opera di propaganda e di illustrazione delle proposte politiche alla classe operaia è necessaria, è eretica rispetto all’idea marxista che la collocazione politica segua e sia causata da quella di classe e avrebbe richiesto una profonda rielaborazione teorica, che non c’è mai stata.
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