LA POLITICA AL SERVIZIO DELLA PERSONA E DELLA COMUNITÀ

50 Dal 1944 al servizio della Scuola realtà odierna, ivi compresa la necessità di comporre un nuovo ordine mondiale perché è sempre ampia la divisione fra Nord e Sud, nel mondo, in Europa e in Italia dove sono in aumento i senza lavoro, gli anziani soli, i giovani che hanno smarrito identità e prospettive di futuro. A voler ben vedere l’attuale governo, presieduto dall’economista Mario Draghi, sembra essere in sintonia con le emergenze sottolineate nelle considerazioni fin qui esposte e che necessitano di essere affrontate e risolte. L’agenda del Governo appare contenere un programma nell’insieme condivisibile là dove si evidenzia la lotta alla pandemia, la centralità della scuola con il ritorno alla frequenza in presenza, la ripresa della crescita economica, la riattivazione della mobilità sociale, la parità di genere, la riforma del fisco, della Pubblica Amministrazione e della giustizia civile, la responsabilità verso l’ambiente, l’assegno unico per le famiglie con figli, la lotta all’evasione e alla corruzione. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) approvato dal governo, dopo una trattativa piuttosto travagliata anche nel rapporto con l’Europa, presenta un coerente e trasparente impiego delle risorse straordinarie di cui possiamo usufruire. In considerazione della partecipazione alla UE e del suo procedere verso una direzione sempre più affine alla originaria intuizione dei suoi fondatori, l’Italia può così vantare la necessaria credibilità per riparare i danni economici e sociali della crisi pandemica e finanziare le riforme indispensabili. Lo spazio che sembra essersi conquistato l’attuale Governo è centrale nel rapporto con gli altri Paesi europei e costringe i partiti fra loro distanti, di centrodestra e centrosinistra che sostengono il governo, ad una competizione inusuale, ma decisiva per il successo della credibilità e della reputazione del Paese come fondatore dell’Unione Europea. Entro questi confini ben delineati non c’è spazio per sovranismo, populismo e simpatia per regimi autoritari. E questo, in assoluto, è un bene. Ecco allora che si ripresenta, con insistenza, una nuova occasione per ulteriori riflessioni sul ruolo del cattolicesimo italiano nel manifestare o meno, la propria responsabilità politica. Dopo la breve ma feconda esperienza del partito popolare sturziano i cattolici impegnati in politica, raccolti intorno alla Democrazia Cristiana, hanno dato il meglio di sé, per la Repubblica e la democrazia in molteplici e fruttuosi modi: da quelli dell’intensa stagione degasperiana a quella dell’impegno per le riforme istituzionali. Ci sollecitano anche in questa direzione i frequenti e illuminanti richiami del Presidente della Repubblica nell’invitarci a … “sentirsi comunità che significa condividere valori, prospettive, diritti e doveri. Significa “pensarsi” dentro un futuro comune, da costruire insieme, essere rispettosi gli uni degli altri, consapevoli degli elementi che ci uniscono e nel battersi per le proprie idee, rifiutare l’astio, l’insulto, l’intolleranza che creano ostilità e timore …”. E ancora “uno dei pilastri su cui si fonda la Repubblica è il valore del pluralismo. La democrazia è libertà, uguaglianza, diritti. È anche un metodo. Un metodo che impone di rispettare le maggioranze e le opinioni altrui. Prescindere dal consenso e dalle opinioni diverse vuol dire negare, alla radice, la volontà popolare, l’essenza della democrazia”. La visione espressa più volte dal Presidente Mattarella con parole chiare e determinate, è quella del personalismo comunitario in cui emerge un’idea dell’Italia permeata da una visione culturale politica, coerente con l’essenza del popolarismo sturziano che ha ispirato la Costituzione repubblicana. Quel mondo cattolico, che ha saputo offrire un contributo decisivo alla costruzione dell’Italia contemporanea, è diventato evanescente, si è forse trasformato in spazi fecondi a beneficio di politici decisi a strumentalizzarlo per rivendicare posizioni in realtà assai distanti dallo spirito del Vangelo? Una considerazione è, comunque, da fare: i cattolici non costituiscono più la maggioranza del Paese, ma possono, comunque, essere presenza e stimolo in una realtà che, dopo la pandemia, avrà bisogno di tutti. Per riprendere la vita anche in forme nuove e più improntate alla giustizia sociale. Questo non presuppone che i cattolici democratici debbano, nel contesto attuale, riunirsi in un solo partito come fecero agli albori della Repubblica con la D.C.. Il tempo della loro unità politica, pur se ancora auspicata da alcuni, è ormai tramontato anche perché, se l’unità in politica è un bene, un mezzo positivo, non può essere un fine. I cattolici italiani in questi ultimi anni, seppur senza partito di riferimento e nel rispetto del legittimo pluralismo delle opinioni, non hanno cessato di alimentare il dialogo, l’incontro fra quanti di loro sono

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