46 Dal 1944 al servizio della Scuola imprese, delle comunità, dell’impegno civico, del volontariato, allora contro lo Stato etico, oggi come garanzia di superamento della società degli individui. È la fiducia dei corpi intermedi. 5. È significativo come l’attenzione dei redattori dell’Appello ai “liberi e forti” non sia rivolta solo verso l’interno, ma nella sua prima parte collochi con decisione il futuro dell’Italia in un ordine internazionale imperniato sulla Società delle Nazioni. Un secolo dopo il quadro di attori internazionali si è certamente arricchito, ma il nocciolo della questione non si è molto modificato: immaginare il futuro italiano richiede di definire le modalità di relazione con il contesto internazionale. Parliamo spesso dell’Unione Europea, sostenendo che non è un’unione politica, né un’unione federale in senso stretto, ma piuttosto una comunità di valori. Capi di Governo europei possono esplicitare e condividere valori comuni come la democrazia, i diritti umani, lo stato di diritto, la solidarietà e, mai come in questo momento, la tutela della salute dei cittadini. Tuttavia il contenuto di questi princìpi, come ad esempio il concetto di “diritti umani” danno luogo a discussioni di diversa interpretazione che si prestano, da parte di alcuni governi, a grande ambiguità. Stiamo attraversando un periodo di enorme difficoltà, aggravato dal diffondersi della pandemia e dalla conseguente emergenza sanitaria e da una profondissima crisi economica che colpiscono l’Europa, non solo l’Occidente, ma il mondo intero. Tutto ciò ci induce ad interrogarci sulla nostra concezione antropologica, su che cosa sia e come sia oggi per noi l’uomo e in che cosa consista la sua umanità. Si tratta di far funzionare meglio le Istituzioni europee e di migliorare sistemi e regole già esistenti perché - come era nelle intuizioni di Luigi Sturzo – l’Europa dei popoli possa ispirare quella dei Governi, invertendo un modo di pensare e di comportarsi. L’Europa deve essere la nostra àncora di salvezza e potrà salvarci nella ricostruzione di un’Italia che sappia guardare ad un’Unione europea dove l’ispirazione etica, la solidarietà e la fraternità divengano il fulcro del nostro modo di interagire. Proprio come la Società delle Nazioni nel 1919, anche per noi italiani, quindi, oggi l’Europa resta una scelta, ma ciò non significa arrendersi ad un’Europa qualunque, bensì costruire un’Europa “libera e forte”, capace di articolare autorevolmente unità e rispetto delle differenze in cui non prevalgano il diritto di veto, la mancanza di solidarietà reciproca e internazionale. (Estrapolato da B. Sorge–C. Tintori Perché l’Europa ci salverà Milano 2020). 6. Motivo di riflessione sono le tesi sturziane sulla guerra e sulla pace per capire quanto esse siano attuali e profetiche. Dai suoi numerosi scritti dall’esilio statunitense in Sturzo affiora il chiaro ed inequivocabile pensiero pacifista. Dopo aver superato la posizione classica della “neutralità” che la Chiesa ha mantenuto nel XX secolo, egli approda alla tesi della necessità della mediazione dei conflitti attraverso la tutela di Organismi internazionali, fino a giungere alla condivisione di eliminare la guerra dal diritto internazionale. In questo modo viene anche superato il concetto di “guerra giusta” e della conseguente “pace giusta”. Il pensiero politico di Sturzo è teso a dimostrare che la guerra è eliminabile dagli Istituti sociali e storici se si sviluppa una coscienza pubblica contraria alla guerra e favorevole alla mediazione e al dialogo. La sua concezione di pace è dunque ancorata al diritto e alla maturazione socio-politica delle popolazioni, le quali vengono coinvolte nella realizzazione del processo di pace che ha inizio, prima di tutto, entro ciascun individuo e nella vita quotidiana. La guerra va rifiutata come mezzo, come fine, sempre e in ogni caso. Per Sturzo, occorre ripensare all’ONU perché possa fare di più e meglio per la pace nel ruolo che gli è stato affidato dalla comunità internazionale, di quanto poté fare la Società delle Nazioni. Si ripresenta pertanto la necessità di creare - come suggeriva Don Sturzo – una comunità internazionale fondandola non tanto
RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=