42 Dal 1944 al servizio della Scuola Alla questione dei rapporti tra Stato e Chiesa, dopo la firma dei trattati tra Italia e Santa Sede nel 1929, dedicò un’ampia riflessione attraverso diverse pubblicazioni che prendevano in esame anche gli aspetti sociologici e antropologici riguardanti l’analisi degli Stati autoritari, i rapporti internazionali, il diritto di guerra, il rapporto tra politica e morale e l’agire politico, concepito come “partecipazione al governo di un paese per il raggiungimento del bene comune”. Di fronte allo scenario europeo sempre più dominato dalle spinte che avevano consentito l’avvento del regime fascista e di quello sovietico, fondati su “quello che deve chiamarsi il -metodo della forza o il metodo della dittatura-”, Gran Bretagna e Stati Uniti che si radicavano invece nel- metodo della libertà- , avrebbero dovuto, a parere di Sturzo, “contribuire validamente per arrivare ad un sistema confederale o associato fra i vari Stati di Europa, da poterne determinare una nuova società pacifica”. Proprio la questione della pace e della guerra era destinata inevitabilmente a occupare sempre più spazio nel pensiero sturziano. Espresse la convinzione, quindi, che, il progresso della civiltà, sul piano storico, potesse portare ad un’epoca in cui la guerra avrebbe finito per essere considerata superata, inammissibile, inutile, esattamente come era accaduto per altri istituti giuridici ritenuti un tempo non solo utili, ma legittimi come ad esempio: “la vendetta famigliare, la giustizia privata, il giudizio di Dio, il duello, la servitù della gleba.” Muovendosi su questo piano, Sturzo poteva così ipotizzare una via per giungere al definitivo superamento della guerra come strumento della politica internazionale, prospettando una sua futura messa al bando, come già capitato per la schiavitù. Uno sguardo prospettico, ma anche molto concreto, che si spingeva fino a disegnare i contorni di una possibile Unione europea: “Gli Stati Uniti d’Europa-scriveva in quegli stessi anni-non sono un’utopia, ma soltanto un ideale a lunga scadenza, con varie tappe e con molte difficoltà. Occorre innanzitutto il risanamento finanziario attraverso la sistemazione definitiva di tutti i debiti di guerra, ed il risanamento delle diverse monete. Procedere quindi ad una revisione doganale che prepari una unione doganale, con graduale sviluppo fino a poter sopprimere le barriere interne. Il resto verrà in seguito”. La sua permanenza a Londra permise a Sturzo di elaborare un progetto sull’internazionalismo popolare. L’idea di fondo di tale progetto era l’istituzione di una struttura federata dei partiti politici dell’area popolare per condividere politiche comuni a partire dalla medesima matrice culturale. Fondamentale per lui era l’esigenza di formare una classe politica popolare europea, ovvero dei “democratici cristiani non ancora organizzati”, tale da determinare una riserva di personale politico di matrice cattolica che potesse continuare l’opera nel tempo. Riuscì a costituire, così, nel 1936, il gruppo People and Freedom con l’intenzione di riproporre l’eredità del Partito popolare all’estero e: “allacciare e rendere vivi e attivi i rapporti con i cattolici di sentimenti liberi e democratici di altri paesi”. Da questo progetto uscì nel 39 il volume For Democrazy, scritto da più autori e coordinato da Sturzo. Il lavoro è tuttora una delle più compiute analisi della concezione cristiana sull’idea di democrazia e può essere ritenuto il nucleo teorico della scienza politica del popolarismo in chiave europea. A causa della Seconda guerra mondiale, che vide l’Italia schierata contro la Gran Bretagna, don Sturzo fu costretto a trasferirsi negli Stati Uniti arrivando a New York il 4 ottobre del 1940 all’età di 69 anni, con una salute malferma e per poi tornare in Italia solo nel settembre 1946. Dopo una breve permanenza a Brooklyn si spostò, nel dicembre, a Jacksonville, località della Florida, con un clima più congeniale alla sua salute trattenendovisi fino al 1944. Rientrò poi a New York, sempre a Brooklyn, in cui riprese a svolgere un ruolo di primo piano nei rapporti con l’amministrazione americana e nelle relazioni con il governo italiano. Durante l’esperienza americana riprese subito i contatti, già avviati nella capitale inglese, per ricostituire l’eredità del popolarismo, tramite una rete di gruppi sul territorio, simili al People and Freedom londinese, che da New York si diffusero in altre località ed ebbero molto successo nelle comunità degli italo americani, permettendo la diffusione del pensiero sturziano. Allacciò relazioni con il mondo accademico cattolico americano, che riconosceva in lui un’importante espressione del pensiero democratico europeo, tramite la Notre Dame University e la Catholic University di Washington. Stabilì importanti contatti con un gruppo di docenti, alcuni dei quali provenivano dall’Europa, disponibili alla
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