LA POLITICA AL SERVIZIO DELLA PERSONA E DELLA COMUNITÀ

41 Dal 1944 al servizio della Scuola le elezioni contestandone quindi i risultati. Matteotti, nel giorno del suo omicidio, avrebbe dovuto presentare un nuovo discorso alla Camera, dopo quello sui brogli elettorali, in cui avrebbe rivelato le sue scoperte riguardanti uno scandalo finanziario che coinvolgeva un famigliare di Mussolini. Anche Don Sturzo iniziò a ricevere numerose minacce personali e dal giugno al settembre del 1924 visse in stato di semiclandestinità. Persino nel monastero a Montecassino, dove aveva trovato rifugio, fu raggiunto da alcuni uomini in divisa fascista che avevano l’ordine di “infliggere una lezione al prete”. L’autorità ecclesiastica, rappresentata dal Segretario di Stato Pietro Gasparri, che non voleva un martire, si preoccupò facendo pressioni sul fratello Mario, vescovo, e si mostrò severa con Don Sturzo chiedendogli di lasciare l’Italia: questa era una delle condizioni che Mussolini aveva posto per siglare un patto concordatario con la Chiesa. E Sturzo, come sempre, ubbidì alla Chiesa. Il 25 ottobre 1924 partì, andando in esilio a Londra. Il partito popolare, però, nonostante le palesi difficoltà e costrizioni alla sua libertà, continuò l’impegno politico e, segno evidente, ne fu il V ed ultimo Congresso che si tenne a Roma nel giugno del 1925. Nella sua relazione Alcide De Gasperi attaccò il fascismo, ma lasciò trasparire anche quanto l’abbandono da parte della Chiesa avesse nuociuto al Partito: “Durante la campagna elettorale si sfruttava la lettera del Card. Gasparri sull’astensione del clero dalle lotte politiche per ricavarne una condanna contro il Partito Popolare e, a diritto e a rovescio, si diffondevano fin nei più remoti villaggi presunte parole di uomini di Chiesa contro di noi e si menava gran vanto delle centocinquanta personalità cattoliche che avevano pubblicato un appello in favore del blocco elettorale (fascista)…”. Il P.P. rimase all’opposizione fino al suo forzato scioglimento, che subì, come tutti gli altri partiti, nel novembre del 1926 da parte del neonato regime. Molti dei suoi maggiori esponenti furono costretti all'esilio o a ritirarsi dalla vita politica e sociale. Il lungo esilio di don Sturzo e le sue profetiche intuizioni per una nuova Europa Don Sturzo a Londra, dove rimase 14 anni, nella sua condizione di esule, libero dai vincoli tattici della lotta politica, poté continuare la propria attività politica elaborando il suo pensiero sul piano politico e sociale. Per sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi del regime mussoliniano, coltivò le frequentazioni con personaggi politici ed intellettuali di diversi Paesi e con esuli italiani, in particolar modo esponenti popolari. Partecipò a conferenze pubbliche, scrisse le sue più note monografie, numerose furono le testate londinesi di ampia diffusione, quali ad esempio il “The Time,” che ospitarono i suoi interventi. Iniziò, fra tanti altri giornali, un’assidua collaborazione con “L’Aubé” quotidiano francese, animato da cattolici democratici, che si batteva contro gli insorgenti movimenti fascisti europei, il “El Mati” di Barcellona e “Le Libre Belgique” di Bruxelles. Particolarmente con il libro Italy and Fascismo pubblicato a Londra nel 1926 e tradotto in poco tempo anche in tedesco, francese e spagnolo, ma non in italiano, tracciò una ricostruzione storica dell’origine, dell’ascesa al potere e dello sviluppo del partito fascista, soffermandosi su una interpretazione ideologica della dittatura mussoliniana e sulle condizioni sociali, economiche, spirituali che ne avevano permesso la sua affermazione. In occasione del settimo anniversario della fondazione del Partito Popolare, indirizzò agli amici uno dei suoi messaggi politici più belli: “La posizione di antitesi tra fascismo e popolarismo oltre che derivare dai principi, deriva dalla ragione stessa del Regime, dalla sua esigenza totalitaria, dalla sua negazione di ogni diritto di esistenza dei partiti di opposizione, dall’annullamento della Costituzione e dalla impossibilità di esercitare liberamente i diritti civili e politici. Per questa ragione coloro che ancora cercano dei punti di contatto, sul terreno politico e parlamentare, col fascismo, fanno opera vana e rinnegano di fatto i principi di libertà, sui quali è fondato e solo può vivere il popolarismo. Se ancora vi sono di questi illusi, è bene che il partito li lasci cadere, foglie secche di un albero ancora verde, che passa il suo inverno, per preparare la sua primavera. Oggi, dunque, è l’inverno politico del P.P.I., ma “sotto la neve il pane” dice il proverbio…”.

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