32 Dal 1944 al servizio della Scuola politici e, pur non essendo tra i tremila sacerdoti in qualità di cappellani, non rimase inerte e svolse una assidua attività patriottica difendendo le ragioni dell’Intesa e dell’Italia che avevano preso parte al conflitto per difendere, contro la Germania, la libertà, la giustizia e la civiltà. A Catania e a Milano, subito dopo l’armistizio, tenne due importanti discorsi, affermando che i cattolici erano pronti a contribuire in ogni campo al rinnovamento dello Stato italiano e, alla luce dei principi sociali cristiani, illustrò i tempi dello Stato moderno ed indicò le fondamentali e necessarie riconquiste di libertà, per potere agire efficacemente sulla società moderna, che sorgeva dalla stessa guerra. A Roma in diciotto amici si riunirono nelle sere del 23 e 24 novembre 1918, nella sede dell’Unione romana di via dell’Umiltà dando vita a una piccola costituente. Il 16 e 17 dicembre, si ritrovarono, dopo altri incontri, in quaranta rappresentanti di tutte le regioni d’Italia e strinsero il primo patto di fratellanza per la difesa delle libertà cristiane (LIBERI) mettendo al centro il significato più alto e nobile di persona, in tutte le sue dimensioni, come singolo individuo, con i suoi bisogni materiali e spirituali, come cittadino, ma anche come lavoratore, nella difesa dei propri diritti di appartenente ad una comunità e per lo sforzo ricostruttivo (FORTI) che richiedeva in quel momento l’Italia, con persone decise ad assumersi le proprie responsabilità. Contemporaneamente Don Sturzo si incontrò più volte con il Cardinale Andrea Carlo Ferrari di Milano, che incarnava il pensiero filosofico e sociale di Leone XIII, e con il Segretario di Stato Pietro Gasparri per discutere sull’abolizione del Non expedit che si realizzò nel 1919 con Papa Benedetto XV, estimatore del sacerdote calatino. Nel frattempo, si tennero tra i dirigenti dell’Azione cattolica molte riunioni nelle quali si giunse alla convinzione dell’opportunità della creazione di un partito con programma sociale cristiano e con responsabilità autonome. Furono, così, favorite le condizioni per la nascita di un Partito Popolare laico, democratico e costituzionale di ispirazione cristiana che “Consacrò- come scriveva Sturzo- la grande missione civilizzatrice dell’Italia”. Il nuovo Partito nella mente di Sturzo doveva essere un completamento del Risorgimento, perché l‘Italia, con l’apporto politico aperto e dichiarato delle forze cattoliche, fosse più salda e più forte, in un clima di libertà politica e civile. Un partito interclassista, rivolto a tutte le componenti sociali per condividere le attese di agricoltori, artigiani, ferrovieri, tessili, insegnanti, impiegati, studenti: partito di ceti medi e del mondo rurale, mentre più arduo sarebbe stato rappresentare le istanze degli operai, dove erano più radicate le idee socialiste. Il Partito Popolare Italiano: dal Congresso di Bologna alla marcia su Roma. “Nel gennaio del 1919 fa la sua comparsa- come scrive lo storico F. Chabod- il Partito Popolare Italiano (…) per certi aspetti esso costituisce un fatto di estrema importanza, l’avvenimento più notevole della storia italiana del XX secolo, specie in rapporto al precedente: il ritorno ufficiale, massiccio dei Cattolici nella vita politica italiana”. Il 18 gennaio 1919, infatti, la Commissione provvisoria del P.P.I. presieduta dal Segretario politico Luigi Sturzo, dall’albergo Santa Chiara in Roma, diffondeva il suo celebre Appello rivolgendosi a quanti, “Uomini moralmente liberi e socialmente evoluti erano disposti ad impegnarsi a sostenere un progetto politico e sociale per l’Italia all’indomani della Prima guerra mondiale perché uniti insieme propugnino nella loro interezza ideali di giustizia e di libertà …”. In quel momento stava per nascere il nuovo partito che avrebbe tenuto il suo primo Congresso nel giugno di quell’anno a Bologna; in quell’occasione vennero analizzate le linee ideologiche e programmatiche del Partito che sancì, sotto la guida di Sturzo, la difficile transizione dei cattolici italiani dall’opposizione allo Stato liberale, all’impegno nelle sue Istituzioni, divenendo difensore del sistema democratico. L'appello rappresentava una pietra miliare della storia del cristianesimo Democratico italiano. Fino ad allora, infatti, come precedentemente detto, a seguito del non expedit, ai cattolici italiani era vietata qualsiasi forma di partecipazione alla vita pubblica del neonato Regno: "né eletti, né elettori".
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