31 Dal 1944 al servizio della Scuola Le tesi di Sturzo sono a favore di un decentramento regionale, amministrativo e finanziario e il Comune diventa, con la sua autonomia territoriale, la vera base della vita civile, libero dalle ingerenze dello Stato e gestore delle proprie attività economiche. Fu consigliere provinciale a Catania e dal 1905 prosindaco di Caltagirone fino al 1920, non potendo assumere la carica di sindaco per incompatibilità con il suo ministero. In quegli anni svolse una vivace attività in seno all’A.N.C.I. dove tenne relazioni applaudite anche da amministratori di diversa tendenza. La sua operosità fu intensa nei congressi agrari e forestali; raddoppiò le scuole materne e quelle primarie, creò l’Istituto Tecnico e Geometri (poi soppresso dal fascismo) e incrementò la Scuola agraria. Nel campo dell’edilizia Caltagirone cambiò volto; tutti i posti furono conferiti per concorso, assicurandosi così funzionari ed impiegati validi ed onesti collaboratori. Don Sturzo era ben consapevole che nel campo politico e sociale la Chiesa, dall’unità d’Italia in poi, aveva assunto posizioni che, se fossero stati in continuità, avrebbero risentito anche dell’evolversi dei tempi e della sensibilità dei singoli Pontefici. Aveva conosciuto di persona, a parte Pio IX che morì quando Sturzo era ancora bambino, Leone XIII, Pio X, Benedetto XV, Pio XI e Pio XII sentendosi da alcuni più motivato ed incoraggiato nell’azione sociale, ma sempre e comunque accettando in presenza di una non piena condivisione, il magistero papale in spirito di obbedienza. Sturzo sapeva che con il fallimento del mito neoguelfo e del pensiero di Vincenzo Gioberti si era determinato un atteggiamento di distacco di gran parte dei cattolici nei confronti del processo di unificazione dell’Italia; aveva conosciuto e anche condiviso le posizioni rappresentate dalla corrente chiamata “intransigentismo” dell’astensione dei cattolici in politica “né eletti né elettori”, aveva approfondito le indicazioni provenienti dal “Sillabo” (1864) di Pio IX nei confronti degli “errori del secolo XIX”, documento che stabiliva un varco insuperabile tra la concezione cattolica della vita e quella razionalistica e liberale. Era a conoscenza dell’entrata in crisi della tendenza cattolico-moderata denominata dei “transigenti” il cui motto era “cattolici con il Papa e liberali con lo Stato”. Don Sturzo, nel 1895, creò nella Parrocchia di San Giorgio, a Caltagirone, un comitato per attivare l’Opera dei Congressi, con lusinghieri successi, nonostante le diverse difficoltà, quali una certa apatia dei parroci legati alle tradizioni e restii alle novità e la paura dei contadini e degli operai che temevano i capifazione. La sua predicazione e quella dei sacerdoti che collaboravano con lui, ebbe come obiettivo la vita cristiana del popolo. Promosse scuole di catechismo, corsi di cultura religiosa, esercizi spirituali nella quaresima, la lega contro la bestemmia e quella per il riposo festivo, pellegrinaggi, manifesti contro le pratiche magiche. Dopo la soppressione dell’Opera dei Congressi nel 1904, le reazioni furono diversificate, mentre Don Sturzo continuò ad impegnarsi sempre maggiormente nelle unioni professionali, nelle cooperative e nelle leghe dei lavoratori invocando “senno, maturità, prudenza, visione esatta dell’avvenire”. Così affermò in quel periodo: “E’ necessario che molta acqua passi sotto ai ponti, prima che si parli in Italia di organizzare il partito cattolico…” Egli dimostrò coerenza con la propria vocazione sacerdotale e dette prova del suo senso di disciplina alla gerarchia della Chiesa contro e in opposizione alla quale egli non avrebbe mai fondato il partito nazionale dei cattolici. Don Sturzo collaborò intensamente con Giuseppe Toniolo, economista, uno dei maggiori propulsori della dottrina sociale della Chiesa, mentre con don Romolo Murri, esponente del movimento chiamato “Democrazia cristiana”, ebbe momenti di condivisione, ma anche di aperto dissenso in conseguenza dell’adesione di quest’ultimo al movimento culturale e religioso detto “Modernismo” visto dalla Chiesa come un attacco ai principi basilari della fede religiosa, posta su basi razionali ed una pericolosa forma di relativismo storico che, come già ricordato, con l’Enciclica “Pascendi dominici gregis” (Di pascere il gregge del Signore) papa Pio X condannò aspramente. Allo scoppio della guerra, Don Sturzo, cattolico papale e intransigente, che del risorgimento aveva accettato il risultato, e che aveva approvato l’impresa libica, fu patriota e si adoperò affinché anche l’Unione popolare cattolica formulasse un appello interventista. Difese la sua azione con diversi discorsi
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