LA POLITICA AL SERVIZIO DELLA PERSONA E DELLA COMUNITÀ

30 Dal 1944 al servizio della Scuola Mario, dell’eredità dei titoli nobiliari e del patrimonio, entrò in seminario, prima a Caltagirone, poi ad Acireale e infine a Noto, dove, sotto la guida del Vescovo Giovanni Blandini, sostenitore del “risveglio municipalista cattolico” il giovane seminarista sentì per la prima volta non il linguaggio di una protesta vaga e inconcludente, ma quello convinto e costruttivo per l’elevazione del popolo lavoratore. Il 19 maggio 1894 fu ordinato sacerdote a Caltagirone da Monsignor Saverio Gerbino nella Chiesa del SS Salvatore, dove ora riposano le sue spoglie mortali. Da allora visse tutta la sua vita sacerdotale come un’autentica testimonianza. Così egli evidenziò la missione pastorale e la spiritualità del sacerdote “classe privilegiata” che occupa nel mondo “il primo grado di dignità”. Non erano certamente il suo modello una buona parte dei preti, formatisi alla scuola del regalismo borbonico, appiattiti sulle persone dei ricchi e dei padroni, piuttosto inattivi, formalisti, sensibili agli onori e alle rendite, alquanto restii alla sottomissione diocesana. La loro predicazione risentiva di parole altisonanti, mentre il popolo avrebbe dovuto essere aiutato a capire la verità di Dio, a vivere una vita cristiana fondata sulla pratica sacramentale, non sulla commiserazione e una falsa pietà. Sturzo volle essere il prete nuovo, impegnato, inedito, richiesto dai tempi. Nel 1896 a Roma conseguì il diploma in Filosofia, poi la laurea in Teologia presso l’Università Gregoriana e quella di Filosofia alla Sapienza che iniziò ad insegnare con fervore di impegno e genialità di esposizione. Con la filosofia fece sua la sociologia in cui si mostrò un antesignano nella formazione dei sacerdoti, preparandoli anche a leggere e interpretare i bisogni del popolo. C’è da chiedersi quali furono le motivazioni che spinsero Don Luigi a seguire la sua vocazione spendendosi nei confronti del popolo per operare un reale cambiamento. Certamente i conflitti sanguinosi, repressi violentemente nei moti dei Fasci siciliani del 1893-1894 sotto il Governo del siciliano Crispi che non li comprese, determinarono le rivolte dei contadini e degli operai delle zolfare siciliane. I fatti accaduti fecero meditare il giovane sacerdote che già, con l’uscita dell’Enciclica “Rerum Novarum”, aveva manifestato posizioni entusiastiche per l’impegno con cui il Pontefice intendeva affrontare la questione sociale. Inoltre, lo spettacolo delle miserie del popolo nei quartieri periferici di Roma che, nella Pasqua del 1895, don Sturzo ebbe modo di vedere durante la benedizione delle case, influirono sul suo modo di testimoniare il Vangelo, maturando, così, la convinzione di diventare l’apostolo dei poveri e dei diseredati. La politica fu da lui concepita come una forma alta ed esigente di carità; interpretò il suo ministero sacerdotale come una missione da introdurre nella vita pubblica in cui la carità cristiana non poteva essere dissociata dalla ricerca della giustizia, intesa come atto d’amore verso il prossimo. Rifiutò di rimanere a Roma per frequentare l’Accademia dei nobili ecclesiastici destinati alla carriera diplomatica e rinunciò alla cattedra di Filosofia e sociologia nei seminari. La politica, dunque, come dovere morale non solo annunciato, ma soprattutto messo in pratica. Occorreva rompere l’incantesimo della passività per sospingere sacerdoti e laici fuori dalle sacrestie, dove gli anticlericali e i massoni li volevano relegati. Bisognava andare in mezzo alla società con organizzazioni vitali, capaci di diffondere tra le masse apatiche il pensiero potente del cattolicesimo, per questo animava e coinvolgeva il clero con consigli e direttive. Don Sturzo maturò così, un’evoluzione sociale che lo portò in pochi anni a fondare nella sua Sicilia comitati cattolici e opere economiche come Casse rurali, Cooperative di lavoro e di consumo, Società di mutuo soccorso e assistenziali. Il settimanale “La Croce di Costantino” da lui fondato nel marzo del 1897, divenne l’organo di vita delle fiorenti Associazioni cattoliche e la tribuna da cui il sacerdote e politico manifestava le sue idee. Gli articoli da lui pubblicati, la sua partecipazione alla vita amministrativa, l’impegno per la soluzione di scottanti problemi sociali in Sicilia, la sua attività negli organismi e consessi locali, regionali e nazionali ci danno un quadro completo delle tendenze e delle idee del futuro fondatore del P.P.I. I consensi ottenuti dal giornale suscitarono odio e ira da parte dei Massoni anticlericali che ispirarono il tentativo di distruggerne la sede, bruciando nella pubblica piazza, considerevoli copie del giornale.

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