27 Dal 1944 al servizio della Scuola condannava lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, veniva richiesta l’autonomia degli organi amministrativi locali. Toniolo, professore di Economia all’Università di Pisa, da parte sua, elaborò un programma dei cattolici noto come Programma di Milano, che costituì la base di tutte le successive proposte programmatiche dei cattolici. In questa elaborazione si faceva riferimento all’imposta progressiva sui redditi, ad una legislazione sociale avanzata, alla creazione di sindacati e cooperative di operai e di contadini. Il cristianesimo sociale fu fiorente anche in campo operativo, come appare evidente confrontando anche solo i dati forniti nel 1891 dal Congresso Cattolico di Vicenza con quelli che ci vengono dal Congresso di Milano appena sei anni dopo. Nel 1891 esistevano in Italia 284 Società Operaie Cattoliche, con un totale di 73.769 soci; nel 1897 le Società erano ben 921, più 705 Casse Rurali. Su questo fiorire di forze cattoliche si abbatté nel ‘ 98, dopo i fatti di Milano, la repressione della polizia che considerò tali forze stesse alla stregua di quelle socialiste, cioè come sovversive nei confronti dello Stato. La repressione del Ministero Di Rudinì fu particolarmente dura: vennero colpiti i comitati parrocchiali e diocesani, circoli ed associazioni giovanili, casse rurali. Vennero altresì soppressi e sospesi molti giornali cattolici. Don Albertario fu imprigionato e condannato per “correità ideale”. Durante il Pontificato di Leone XIII, inoltre, in seno al movimento cattolico sorse una nuova corrente denominata Democrazia Cristiana. Ne facevano parte giovani che avevano assimilato sotto quel Pontefice, le nuove idee sociali senza sentire l’influsso dell’intransigentismo temporalista. La loro formula, espressa da Filippo Meda, era “Preparazione nella astensione” in quanto per essi il “non expedit” era considerato contingente, non definitivo. Figure di rilievo di quel movimento furono Don Luigi Sturzo, G. Toniolo e F. Meda, ma l’esponente principale di tale indirizzo è considerato Don Romolo Murri, fondatore della Federazione Universitaria dei Cattolici Italiani. Il sacerdote marchigiano, propugnatore di riforme avanzate, fu il teorico e il più fervente propagandista di tale corrente che mirava a conquistare la maggioranza in seno all’Opera dei Congressi per poi inserirsi nella vita politica italiana come partito indipendente dalla Santa Sede e propugnatore di avanzate riforme. Al riguardo va detto che l’atteggiamento piuttosto polemico di Murri e soprattutto l’ostilità dei conservatori, fecero fallire molti tentativi sorti un po’ dovunque in tal senso. L’elezione al soglio pontificio di Pio X, (1903–1914)) ex patriarca di Venezia di tendenze conservatrici, fu determinante per le sorti del nuovo indirizzo. Già sotto il Pontificato di Leone XIII con l’enciclica “Graves de Communi Re” si era riaffermato il dovere dei cattolici di svolgere azione sociale, ma non intendendola in senso politico bensì in senso ecclesiastico, come azione popolare cristiana. I giovani della corrente democratico - cristiana, si erano opposti fin dall’inizio, all’orientamento clerico moderato favorito dalla Santa Sede. Il loro ispiratore, Murri, aveva fondato fin dal 1905 a Bologna la Lega Democratica Nazionale. Gli aderenti alla Lega miravano ad una presenza dei cattolici nel mondo proletario, esprimendo, per lo svolgimento di tale azione, l’esigenza di autonomia politica e di distinzione tra autorità religiosa e civile. Era palese il contrasto di intenti con l’autorità ecclesiastica che stava avviando proprio allora i cattolici ad una collaborazione con le correnti moderate del liberalismo. Uno dei primi atti del pontificato di Pio X, piuttosto incerto sull’attualità del Non expedit, fu lo scioglimento dell’Opera dei Congressi, ritenuta ormai di impaccio per la nuova linea di condotta della Santa Sede nei confronti dello Stato italiano. Ciò fa comprendere come permettesse che i cattolici, sollecitati in tal senso dai liberali, appoggiassero le elezioni del 1904 indette da Giovanni Giolitti, e come nel 1905 con l’enciclica “ Il fermo proposito” fissasse le norme per la partecipazione dei cattolici alle elezioni, ottenendo così un triplice risultato: a) mantenere fermo il principio su cui era fondato il Non expedit, b) consentire una crescente partecipazione dei cattolici alle elezioni, c) evitare una partecipazione massiccia ed organizzata degli stessi alla vita pubblica. La Lega Democratica venne perciò sconfessata ufficialmente nel 1906 con l’enciclica Pieni l’animo, l’anno seguente alla sua costituzione, ma si protrasse ancora nel tempo, nonostante le numerose defezioni e la crisi personale del suo fondatore. Don Romolo Murri finì infatti per aderire a quel vasto movimento
RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=