22 Dal 1944 al servizio della Scuola IN ITALIA: LE IDEOLOGIE VERSUS I PARTITI Il Socialismo attecchì ben presto anche in Italia, e già nel 1892 ci fu la nascita del Partito Socialista Italiano, fondato per dare voce alle masse popolari. Era d’ispirazione marxista e teorizzò la necessità della lotta politica per la conquista dei pubblici poteri. Alla fine del secolo a guidare il partito fu l’ala riformista guidata dal giovane avvocato milanese Filippo Turati, convinto della possibilità di una instaurazione pacifica e graduale del socialismo, nel quadro di un generale progresso economico dell’Italia. Il Liberalismo. Nel 1901 i liberali si unirono nel Partito Liberale italiano. A loro volta, i cattolici aderirono nel 1919 al Partito Liberale italiano, che diventerà Democrazia Cristiana. Il Comunismo. Nel 1921 si costituì il Partito Comunista italiano. I partiti di massa si sono formatiper coordinare il voto dei lavoratori. Essi erano tutti caratterizzati da: - un’ideologia; - una struttura gerarchica rigida; - un elevato numero di iscritti e una larga diffusione territoriale. Il Fascismo. L’ideologia che stava dietro al fascismo è molto particolare: rispetto agli altri totalitarismi, non ha un libro di riferimento, né c’è un programma politico chiaro a cui fare riferimento. Il programma diciannovista non viene per niente rispettato nel fascismo. È un’ideologia non geometrica, né logica: il fascismo è un’ideologia con una parte emozionale, rifiuta il modello logico razionalista; è composta da un sistema di idee, miti e sentimenti e si pone come un rifiuto al razionalismo. Il fascismo descrive sé stesso come una terza via alternativa a capitalismo liberale e comunismo marxista, basata su una visione interclassista, corporativista e totalitaria dello Stato, contraria alla democrazia di massa. Radicalmente e violentemente contrapposto al comunismo pur riconoscendo la proprietà privata, il fascismo rifiuta infatti anche i principi della democrazia liberale. Appare inoltre come un movimento tradizionalista e spiritualista da una parte, ma che allo stesso tempo ha una forte origine positivistica e persino post-giacobina. La teoria ideologica del fascismo, oltre che da Mussolini, fu elaborata dal filosofo idealista Giovanni Gentile. Benito Mussolini, il 19 agosto 1921 nel Diario della Volontà scriveva: “Il Fascismo è una grande mobilitazione di forze materiali e morali. Che cosa si propone? Lo diciamo senza false modestie: governare la Nazione. Con quale programma? Col programma necessario ad assicurare la grandezza morale e materiale del popolo italiano. Parliamo schietto: non importa se il nostro programma concreto, non è antitetico ed è piuttosto convergente con quello dei socialisti, per tutto ciò che riguarda la riorganizzazione tecnica, amministrativa e politica del nostro Paese. Noi agitiamo dei valori morali e tradizionali che il socialismo trascura o disprezza, ma soprattutto lo spirito fascista rifugge da tutto ciò che è ipoteca arbitraria sul misterioso futuro». Tali ideologie assunsero in Italia le forme dei partiti politici, alcuni ancora vigenti.
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