17 Dal 1944 al servizio della Scuola politico in grado di eliminareo almeno ridurre le disuguaglianze sociali attraverso la socializzazione dei mezzi di produzione e unadistribuzione delle risorse economiche meno sbilanciata. Per raggiungere questo obiettivo qualcuno pensava servisse un’insurrezione per il rovesciamento dell’ordine costituito e la successiva conquista del potere politico. Ma a dare a tutto il movimento un riconoscimento intellettuale e politico sarebbero presto arrivati Karl Marx e l’economista tedesco Friedrich Engels con i loro scritti come L'evoluzione del socialismo dall'utopia alla scienza e Lavoro salariato e capitale. Fu così che il Socialismo si avviò alla piena maturità politica con la nascita del Partito socialdemocratico tedesco, la Comune di Parigi e la Prima Internazionale. Dal socialismo classico al comunismo di Marx Ben presto l’ideologia del Socialismo non fu più solo questione economica, ma di organizzazione sociale. Oramai, infatti, nell’era dell’industrializzazione, il problema da porsi non era più quello di trovare la migliore forma di governo, bensì quello del miglior sistema di organizzazione sociale. Ecco che le ideologie diventavano, come dire, attuazione pratica nelle varie forme di governo, nel mondo! Comunismo Questa ideologia, trasformatasi nel tempo in Partito Comunista nelle varie parti del mondo, nacque dalle tesi di C. Marx e F. Engel Per Marx era necessario realizzare la democrazia vera sia nella sfera politica che economica nell'ottica di uno stato etico da farsi. Ma vero punto di partenza del materialismo storico, alla base del pensiero di Marx, è l'idea che l'economia (struttura) sia dominante sulla società e istituzioni (sovrastruttura) per cui l'emancipazione umana la si potrebbe ottenere solo scardinando il vigente assetto capitalista (struttura). Il pensiero rivoluzionario si fonderebbe sull'idea che ogni assetto economico nella storia sviluppa delle contraddizioni interne che ne determinano l'implosione. In questo caso, in regime capitalista, la classe subalterna (operaia) avrebbe teso a conquistare il potere in quanto classe formata da uomini e perciò naturalmente tendenti all'emancipazione. La questione della formazione storica della coscienza di classe sarebbe dunque data da un processo naturale, ma questa idea non fu condivisa da altri pensatori pure marxisti come Rosa Luxemburg e Lenin, convinti della necessità di una avanguardia cosciente. Riguardo alla religione, Marx la vide come l'"oppio dei popoli", essa infatti determinerebbe l'inerzia delle classi meno abbienti, fiduciose in un premio nell'al di là. Riguardo l'economia l'opera di Marx fu notevole, come nel primo libro de "Il Capitale" (unico dei tre pubblicato in vita), nel quale descrisse la teoria del "plusvalore" profitto economico dell'imprenditore che sarebbe dato dall'unica merce in grado di produrre più ricchezza di quella che consuma: il lavoro subordinato. Egli comunque ben poco ebbe a che fare con l'economia pianificata che caratterizzerà i regimi autoproclamatosi marxisti o comunque comunisti. Egli ritenne quindi che la rivoluzione fosse inevitabile, ma ammise pure che essa si sarebbe potuta presentare sia in maniera rivoluzionaria che riformistica legale. Vi furono pure delle voci discordanti al suo pensiero come Bakunin il quale fu contrario all'idea di uno stato comunista, inquadrando lo stato di per sé come il nemico da abbattere, dunque non conquistabile nemmeno da una forza proletaria rivoluzionaria, mentre per Marx e Engels e poi Lenin, lo stato borghese avrebbe dovuto essere spezzato ma non eliminato, nell'ottica di un processo di trasformazione a un regime simile a quella che fu la comune di Parigi (ritenuta da Marx il primo esempio di regime comunista). L'utopia Marxista terminava con l'idea che con la scomparsa delle classi, a seguito dell'ascesa proletaria, vi sarebbe stato sempre meno Stato fino alla sua scomparsa. Marx prevedeva due fasi nel processo di rivoluzione sociale. La prima fase, individuata come
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