Educare crescendo...nella ricerca della verità

IN COLLABORAZIONE CON L’UNESU - CEI (UFFICIO NAZIONALE PER L'EDUCAZIONE, LA SCUOLA E L’UNIVERSITÀ) EDUCARE CRESCENDO…. NELLA RICERCA DELLA VERITÀ I – INTRODUZIONE Sembra opportuno, all’apertura di questa iniziativa formativa, esprimere le motivazioni che ci hanno suggerito la tematica generale. “EDUCARE” è compito precipuo del docente e finalità del dirigente di ogni istituzione scolastica. L’etimologia classica del termine ( ex-ducere , cioè trarre fuori) indica l’intenzionalità e l’azione atta a far venire alla luce e a far germogliare inclinazioni, interessi, potenzialità. Attenzione a non omologare il termine con “istruire” che è ben altra cosa, in-struere vuol dire mettere dentro, riversare informazioni, nozioni, con un atteggiamento anche passivo da parte del ricevente. L’ educazione viceversa richiede una relazione e un ascolto da entrambi i soggetti, poiché il vero educatore parla prima al cuore che all’intelligenza. Mettere in atto questo tipo di approccio comporta un “CRESCENDO” anche per l’educatore che affina aspetti della sua professionalità, mentre insieme si curano il cuore, la mente, la volontà, l’ingegno, il gusto del bello, si afferma la libertà “NELLA RICERCA DELLA VERITA’”. La verità: cos’è oggi la verità? È la stessa domanda di Pilato prima di lavarsi le mani per indicare la sua assoluta indifferenza. Ed è l’indifferenza che ancora oggi sminuisce la storia, distrugge le radici, ci rende sordi all’annuncio che Cristo è venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità. Nel corso dei secoli, anche in filosofia, il concetto di verità è divenuto ambiguo e il termine stesso nella quotidianità stenta a sopravvivere, poiché sembra che tutto si equivalga e nel web esistono solo “verità di massa”. Nel pensiero moderno, di stampo positivista, tutto ciò che non può essere dimostrato logicamente o verificato sperimentalmente è da escludere. Non mancano però assertori di un pensiero diverso: ad es. Kurt Gödel, matematico-filosofo moravo del secolo scorso, evidenzia la distinzione tra concetto di verità intuitiva e risultato di una dimostrazione formale, e quindi afferma l’irriducibilità della nozione di "verità" a quella di “dimostrabilità”. Benedetto XVI ha parlato molte volte di relativismo, della tendenza a ritenere che non ci sia nulla di definitivo e della propensione a pensare che la verità venga data dal consenso o da quello che noi vogliamo. Secondo Papa Francesco, bisogna raccontare la Verità e l'“eroicità ignorata del quotidiano” per ricucire le “tante lacerazioni dell’oggi”, “dire a noi stessi la Verità che viene dal cuore”. “Il linguaggio 3

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