Dalla_selva_del_peccato_alla_visione_di_Cristo_La_presenza_d
5 “ Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io fossimo presi per incantamento e messi in un vasel, ch’ad ogni vento per mare andasse al voler vostro e mio; sì che fortuna od altro tempo rio non ci potesse dare impedimento, anzi, vivendo sempre in un talento, di stare insieme crescesse ’l disio. E monna Vanna e monna Lagia poi con quella ch’è sul numer de le trenta con noi ponesse il buono incantatore (il mago Merlino): e quivi ragionar sempre d’amore, e ciascuna di lor fosse contenta, sì come i’ credo che saremmo noi ”. (Dante Rime LII) e lo ha avvicinato al pensiero di Averroè e ad una visione materialistica della vita. Se c’è un’eternità per l’a- mico Guido Cavalcanti essa appartiene solo alla poesia che porta l’anima distrutta dalla morte alla donna amata per adorarne la bellezza e rimanere sempre con lei: “ Tu senti, ballatetta, che la morte mi stringe sì, che vita m’abbandona; e senti come ’l cor si sbatte forte per quel che ciascun spirito ragiona. Tanto è distrutta già la mia persona, ch’i’ non posso soffrire: se tu mi vuoi servire, mena l’anima teco (molto di ciò ti preco) quando uscirà del core. Deh, ballatetta, a la tu’ amistate (compiacenza) quest’anima che trema raccomando: menala teco, nella sua pietate, a quella bella donna a cu’ ti mando. Deh, ballatetta, dille sospirando, quando le se’ presente: «Questa vostra servente vien per istar con voi, partita da colui
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